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Scritto da il giu 15, 2015 in Attualità, Monitoraggio, Primo Piano | 0 commenti

16 giugno, il martedì nero dei contribuenti

16 giugno, il martedì nero dei contribuenti

Martedì 16 giugno è il giorno in cui proprietari e inquilini dovranno versare la prima rata delle tasse sugli immobili (anche quelli utilizzati come abitazione). Il conto sarà piuttosto salato. Ecco l’occasione per dimostrare, numeri alla mano, due recenti evoluzioni del nostro sistema fiscale: primo, dall’inizio della crisi le imposte sugli immobili, nel nostro Paese, sono aumentate molto, mai così tanto da decenni a questa parte; in secondo luogo, è in buona parte grazie al fatto di aver messo le mani nelle tasche di proprietari e inquilini che lo Stato e gli enti locali hanno operato nella direzione del “risanamento” dei conti pubblici.

Il 16 giugno si avvicina. “Black Tuesday”, o “martedì nero”, è il nome con il quale, sui libri di storia americani, si ricorda quel lontano 29 ottobre 1929 in cui la Borsa di New York crollò, dando l’avvio alla crisi Grande crisi. Per i contribuenti italiani che non avessero voglia di dilettarsi con la storia, c’è un “martedì nero” molto più vicino nel tempo, ed è martedì prossimo, il 16 giugno dell’anno di grazia 2015. Tra poche ore, infatti, scatta quello che la stampa e le autorità pubbliche chiamano con un eufemismo “Tax day”, il giorno in cui proprietari e inquilini dovranno versare la prima rata delle tasse dovute sugli immobili utilizzati come abitazione. Il conto da pagare sarà salato pure quest’anno, ovvio. Ma ciò che impressiona ancora di più è l’appesantimento di questo fardello fiscale per milioni di italiani. Usciamo per un attimo dalla confusione dettata dalla cronaca e, prima di andare a compilare quell’odiato bollettino per martedì 16 giugno, tentiamo di fare due conti su quanto sono aumentate le tasse sugli immobili in Italia dall’inizio della crisi.

Anticipiamo subito due conclusioni: innanzitutto, le imposte sugli immobili, nel nostro Paese, sono aumentate molto negli anni della crisi, mai così tanto da decenni a questa parte; in secondo luogo, è in buona parte grazie al fatto di aver messo le mani nelle tasche di proprietari e inquilini che lo Stato e i suoi addentellati locali hanno operato nella direzione del “risanamento” dei conti pubblici.

Qualche numero sugli incassi dello Stato. Un modo piuttosto semplice per capire quanto pesano le tasse sulla casa, è quello di controllare l’andamento del gettito fiscale, cioè degli incassi annuali da parte di Stato e amministrazioni centrali. È esattamente il metodo che abbiamo utilizzato su questo sito per tracciare l’aumento delle accise sulla benzina. Nel caso degli immobili, a dire il vero, il compito è un pochino più difficile del solito, per il semplice fatto che i Governi che si sono succeduti dal 2008 a oggi non hanno fatto altro che cambiare il nome dei balzelli. Ma i conti, eccoli qui di seguito. Fino al 2011, il gettito di quella che allora era chiamata ICI, era di circa 9 miliardi di euro. Nel 2012, il Governo Monti ha reintrodotto l’IMU, anche sulla prima casa, e lo Stato nel 2012 si è dunque trovato 23,8 miliardi di euro in cassaforte. Nel 2013 il gettito è stato di 20,4 miliardi di euro, in lieve flessione dunque, mentre nel 2014 il gettito è stato di 25 miliardi di euro. Per lo scorso anno occorre considerare l’IMU e la nuovissima Tasi, considerato che anche la seconda, nonostante sia stata qualificata ufficialmente come un tributo da pagare per i servizi locali, è di fatto calcolata come una imposta patrimoniale tout court. Ecco l’andamento riassunto in una semplice tabella.

Tasse immobili sintetica

Confedilizia, che ha elaborato questa tabella, riassume così gli andamenti del peso dei tributi sulla casa: “Le imposte locali sugli immobili si sono quasi triplicate rispetto al 2011”. Sono calcoli simili a quelli appena pubblicati nel “Focus Casa” dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, secondo il quale appunto il gettito dell’Imu e della Tasi è passato da 9,8 miliardi di euro nel 2011 a circa 24 miliardi nel 2014, “causando un incremento della pressione fiscale del 143,5% in tre anni” (qui il link allo studio integrale).

È cambiato qualcosa, forse, con il Governo Renzi? Lasciamo rispondere sempre gli analisti di Confedilizia: “Dal 2012, i proprietari versano ai Comuni 15/16 miliardi di euro in più ogni anno (il 50% in più rispetto all’entità dello sgravio degli “80 euro”)”. E poi: “Il carico fiscale sugli immobili del 2014 (Governo Renzi), dato da IMU e TASI, è stato di oltre 1 miliardo superiore rispetto a quello dell’IMU 2012 (Governo Monti)”.

Secondo il pensatoio ImpresaLavoro, poi, il carico fiscale diventa ancora più pesante se consideriamo tutti gli altri balzelli che gravano sugli immobili oltre ai due che fanno la parte del leone (cioè Imu e Tasi, come abbiamo visto). Se si utilizza questo approccio più ampio, tenendo quindi dentro le imposte sulla raccolta dei rifiuti, la possibilità degli immobili di essere tassati ai fini Irpef e Ires, le imposte sul trasferimento degli immobili a titolo oneroso (IVA, imposte di registro e bollo, eccetera), quelle sul trasferimento a titolo gratuito (cioè per successioni e donazioni), allora nel 2014 per la prima volta il gettito fiscale che entra nelle casse dello Stato ha superato quota 50 miliardi di euro. In una tabella, ecco riassunto l’andamento degli ultimi anni (qui lo studio integrale).

Tabella tasse immobili

Gli effetti di una tale oppressione fiscale, sulla nostra economia, non possono che essere negativi. Sommandosi alle conseguenze della lunga crisi e alla caduta dei redditi da lavoro, tutte queste tasse non hanno fatto altro che disincentivare le compravendite di immobili, con annessa perdita di valore degli stessi. Contemporaneamente, secondo gli operatori dell’indotto del settore, sono diminuiti gli interventi per ristrutturazione e arredamento; sono fallite migliaia di piccole imprese nel settore e sono stati persi centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’edilizia. A chi pensasse di poter essere risparmiato da questo ciclo negativo per il solo fatto di vivere in affitto, bisognerebbe ricordare due cose: non soltanto che oramai la Tasi è pagata pure dagli inquilini, ma anche che la crisi delle locazioni e la riduzione dell’offerta hanno risvolti sociali e di prezzo non indifferenti. È sintomatico il fatto che in Italia la fiscalità oramai assimila l’investimento in una seconda casa all’acquisto di un “immobile di lusso”, cioè in uno spreco. In questo modo anche il mercato degli affitti è azzoppato.

Se la godono le burocrazie di ogni livello. Una domanda sorge spontanea. Considerato che questo livello di imposizione fiscale sugli immobili è diventato altamente impopolare, e visto che gli effetti sull’economia reale sono tutt’altro che positivi, per quale motivo lo Stato centrale e i Comuni insistono con questo approccio? Un ultimo sforzo di attenzione. Per ricordare che fra il 2012 e il 2014, la proprietà immobiliare ha versato complessivamente circa 69 miliardi di euro di imposte di natura patrimoniale. E per osservare che se complessivamente nel 2011 le entrate per le casse pubbliche derivanti dall’ICI rappresentavano l’1,3% delle entrate di tutta la Pubblica amministrazione, dopo tre anni l’incidenza di IMU e Tasi sul totale delle entrate della Pa è più che raddoppiata (3%). Ora avrete capito perché Governo e Comuni insistono: la vostra casa è diventata un Bancomat a disposizione di burocrati che si rifiutano di tagliare con forza la spesa pubblica.

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