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Scritto da il ott 7, 2019 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Quel salasso dell’Air Force Renzi

Quel salasso dell’Air Force Renzi

L’Air Force One Renzi fu affittato, dall’allora governo Renzi (appunto), con un leasing i 168 milioni spalmati in otto anni. Peccato però che Ethiad lo avesse comprato per appena 6,4 milioni di euro. Non ci vuole un genio della matematica per capire che qualcosa, anzi più di qualcosa, non torna.

L’esclusiva è del Fatto Quotidiano, che ha dedicato al caso la prima pagina del giornale di mercoledì 2 ottobre: “L’Air Force Renzi ci è costato 26 volte in più”. Già, perché, in sostanza, l’aereo fu valutato più di ventisei volte (dicasi ventisei!) il suo reale valore di mercato. Ecco perché l’inchiesta del quotidiano diretto da Marco Travaglio fa scoppiare una vera e propria grana per l’ex premier e attuale leader di Italia Viva.

L’Airbus A340-500, non da oggi, è un caso associato alla parola “spreco” e al concetto di “sperpero di denaro pubblico”. Ora come ora, il velivolo pagato a peso d’oro sta facendo la muffa in un hangar dell’aeroporto di Fiumicino, a Roma. Insomma, è sostanzialmente abbandonato: non lo vuole più nessuno e il suo valore, peraltro, è crollato vertiginosamente a circa tre milioni di euro. Motivo per il quale adesso l’idea – ammesso che sia fattibile – è quella di venderlo pezzo dopo pezzo per ricavarci fuori qualcosa.

Il Fatto mostra le fatture e parla di due contratti – “uno tra Alitalia ed Etihad; il secondo tra Alitalia da una parte e dall’altra il ministero della Difesa, il Segretariato generale della Difesa e Armaereo” – grazie alle carte messegli a disposizione dal manager aeronautico Gaetano Intrieri, l’uomo che nel 2018 fermò lo strano affare, collaborando per il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di Danilo Toninelli.

Daniele Martini nel suo pezzo d’inchiesta fa tre ipotesi, tutte e tre molto poco rassicuranti. Andiamo con la prima: “Ci sarebbero strani giri di danaro sulle capienti ali dell’Air Force One caparbiamente voluto da Matteo Renzi quando era capo del governo. Qualcuno ad Abu Dhabi, che era il Paese fornitore dell’aereo, o in Italia o in entrambi i luoghi, potrebbe essersi messo in tasca un bel po’ di soldi”.

Dalla prima, passiamo alla seconda: “I quattrini per il pagamento dello stratosferico contratto di leasing rientrerebbero in una specie di scambio di favori tra Alitalia e una delle parti firmatarie del contratto, Etihad, la compagnia dell’Emiro di Abu Dhabi diventata socia della stessa Alitalia grazie soprattutto all’ intervento di Renzi”. Quindi, Il Fatto suppone che la compravendita dell’Airbus “sarebbe stato un modo ‘creativo’ per consentire ad Alitalia di restituire agli arabi il sostegno ricevuto facendolo pagare dai contribuenti italiani. Tanto questi ultimi non si sarebbero accorti del giochetto essendo il contratto dell’Air Force inspiegabilmente classificato come segreto di Stato”.

Avete capito? Se quello che scrive Il Fatto è vero, si tratterebbe di uno scambio di favori a spese delle casse dello Stato e, ovviamente, degli ignari contribuenti italiani, che come troppo spesso è successo – e succede – vengono fregati con sotterfugi.

L’altolà due anni dopo, quando già 50 milioni di euro se ne erano andati (chissà dove) per far partire il contratto di leasing. Intrieri, infatti, scoprì la clamorosa sovrastima di mercato del velivolo e, inoltre, il fatto che – si legge – “era stato sottoposto a una registrazione civile e non militare, al contrario della norma. A quel punto il manager fece capire a tutti che considerava la faccenda un’enorme truffa con l’aggravio dell’aiuto di Stato a favore di Alitalia (così come poi accertato dalla Corte dei Conti)”.

La domanda è una e una sola: quei soldi – decine e decine di milioni di euro – che fine hanno fatto?

L’unica certezza è che sull’affare indaga la Finanza per conto della Procura di Civitavecchia e anche i magistrati contabili della Corte dei Conti: saranno loro a stabilire se ci sono stati danni per l’Erario e chi, in caso, dovrà risarcire l’ingente danno economico.

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