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Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il feb 22, 2016 in Attualità, Banche, Europa e Euro, Finanza, Monitoraggio, Primo Piano | 1 comment

Bail in sovrano: l’ultimo trucco europeo per colpire chi ha investito in bond

Bail in sovrano: l’ultimo trucco europeo per colpire chi ha investito in bond

“Capire davvero la crisi” vi aveva già messi in guardia contro i rischi del bail-in. Ora però un consigliere economico di Angela Merkel rivela un piano del governo tedesco dai contorni inquietanti: una sorta di “bail in sovrano” che metterebbe a rischio gli investimenti in titoli di Stato di tutti i cittadini europei: il rischio è quello di colpire i detentori di debito sovrano. A partire da quelli degli Stati euro-deboli. Come l’Italia…

Nell’agosto del 1953 a Londra i rappresentanti di settanta Stati si riunirono per una conferenza che decidesse del debito contratto dalla Germania tra il 1919 e il 1945: vi fu decisa la parziale cancellazione del debito tedesco, con un atto che permise alla nazione che si portava dietro la responsabilità storica del nazismo di ricostruire una solida economia di pace nel giro di pochi anni. Una scelta sicuramente funzionale a fare dell’allora Germania federale una sorta di “punta di diamante” che offrisse una vetrina del capitalismo più ricco proprio nel cuore dell’Europa a guida sovietica, ma comunque un atto di lungimiranza che doveva raccogliere ottimi frutti negli anni a venire.

L’episodio è stato scelto non a caso come tema della fotografia che correda un articolo del quotidiano britannico The Telegraph su un tema poco discusso ma assai inquietante: quello relativo all’ipotesi di una sorta di “bail in sovrano” che potrebbe mettere a rischio la tenuta dei titoli a torto o a ragione considerati più sicuri come i bond di Stato.

Il foglio londinese cita uno dei più stretti consiglieri per l’economia del governo tedesco, il professor Peter Bofinger: uno dei cinque “saggi” del Consiglio germanico per i consulenti economici di Angela Merkel. Che non teme di denunciare i suoi quattro colleghi per svelare una suggestione economica che egli ipotizza ispirata dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble i cui contorni sono tutt’altro che tranquillizzanti: l’idea di imporre haircuts ai detentori di titoli di Stato.

Le banche potrebbero vedersi obbligate a limitare al 25% di patrimonio la quota di titoli di Stato concessa ad ogni istituto. Con le banche costrette a vendere i titoli in eccedenza, è facile immaginare l’innescarsi di una spirale speculativa che colpirebbe soprattutto il valore di quei titoli di Stato dei Paesi euro-deboli come Italia, Portogallo e Spagna.

Del resto era stato lo stesso Mario Draghi, rispondendo a una domanda dell’eurodeputato del Movimento Cinque Stelle Marco Zanni , ad ammettere candidamente che “i titoli di Stato non sono risk-free”, come già era stato ipotizzato in occasione degli stress-test sulle banche.

Come ha scritto anche Maurizio Blondet nel suo blog, si può parlare di un vero e proprio bail-in sovrano: “come il bail-in bancario costringe i correntisti a pagare coi loro depositi il fallimento della banca di cui sono clienti, così gli stati dovranno pagare di tasca loro il proprio aumentato rischio-paese”.

Gli Stati, quindi chi dei titoli di Stato vive. Cittadini ma non solo: anche assicurazioni e fondi pensionistici, tanto per fare un esempio. Va da sé che bisogna mettere in conto una prevedibile corsa a vendere, per evitare il rischio-haircut.

Nel panorama europeo, maggiormente penalizzati sarebbero quei Paesi che una volta erano detti “Pigs” sotto il controllo della Troika, che con ogni probabilità concederebbe loro il proprio aiuto a condizioni che Blondet associa a quelle tipicamente imposte al Terzo mondo: “tagli agli investimenti sociali, risparmiare sulle infrastrutture,   svendere i cespiti nazionali di qualche valore”.

I prestiti concessi per riparare a debiti vecchi serviranno solo a creare debiti nuovi, per cui serviranno nuovi prestiti.

E questo scenario, nelle sue prime fasi, secondo Bofinger si sta già realizzando: il Portogallo – un buon esempio di un Paese dove diversi istituti di credito posseggono titoli di Stato per oltre il 100% del patrimonio – ha visto lo spread dei propri bond con i bund tedeschi schizzare a oltre 460 punti, mentre il debito pubblico veleggia verso il 130% del Pil. Gli esperti interpellati dal Telegraph spiegano che Lisbona è sul punto di perdere l’accesso ai mercati e che grandi investitori Usa stanno valutando se ritirarsi dal Paese.

Il “meccanismo di insolvenza sovrana” richiesto dal Consiglio tedesco per l’economia potrebbe, se applicato, sconvolgere completamente i principi su cui si è retto l’ordine finanzario del Vecchio Continente dal dopoguerra ad oggi: basti pensare che solo in Italia le banche posseggono più di 400 miliardi di titoli del debito pubblico.

La conclusione che ne trae Bonfinger – un uomo, ricordiamo, tra i più vicini ad Angela Merkel – è drammatica: “Il rischio di attacchi speculativi è molto concreto. Se fossi un politico italiano e mi trovassi di fronte a questo rischio di insolvenza vorrei tornare a una divisa nazionale il prima possibile: sarebbe l’unico modo di evitare la bancarotta.”

Purtroppo per noi Bofinger sembra in minoranza. E i mercati sembrano sul punto di diventare una volta per tutti i padroni dei governi.

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1 Commento

  1. Scusate, come può essere? …i maggiori detentori di titoli di stato sono gli stessi azionisti delle banche centrali ! Solo il 10/15 percento va’ ai cittadini ….che si tirano la mazza sui piedi?

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