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Scritto da il mar 12, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Coronavirus, l’Italia si blinda. Germania, Francia e Spagna no: perché?

Coronavirus, l’Italia si blinda. Germania, Francia e Spagna no: perché?

Da Wuhan, il coronavirus è arrivato anche in Italia. Da settimane il Belpaese è impegnato nella lotta contro il Covid-19. L’incubo tricolore inizia il 30 gennaio, quando una coppia di cinese in vacanza nello Stivale viene ricoverata d’urgenza allo Spallanzani di Roma.

Passano tre settimane e venerdì 21 febbraio scoppia la “bomba”. Un 38enne italiano ricoverato all’ospedale di Codogno a causa di problemi respiratori: a seguito degli esami risulta positivo al coronavirus. La cittadina in provincia di Lodi diventa il primo focolaio d’Italia, seguito a stretto giro da Vo’ Euganeo, in provincia di Padova. L’effetto domino è tanto rapido quanto preoccupante: l’alta viralità del microrganismo non perdona e nel giro di una manciata di giorni contagia tutto il Settentrione. Da Nord a Sud (isole comprese) il passo è breve: attualmente non c’è regione italiana che si sia salvata dall’epidemia, anzi pandemia, da coronavirus.

Tra errori, contrordini, mezze misure e provvedimenti infine più stringenti, il governo blinda il Paese, che è secondo al mondo per numero di infettati: sono oltre 12mila i casi confermati e più di 800 i morti (1000 circa, invece, le persone che si sono ristabilite). Ma i numeri sono in continuo aggiornamento.

In tutto questo, però, “stona” la linea adottata da altri Stati del Vecchio Continente. Germania, Francia e Spagna, per esempio, non hanno (ancora) risposto in modo secco e deciso alla minaccia. Rispetto a quello di Roma, gli esecutivi di Berlino, Parigi e Madrid non hanno adottato misure estreme come quelle italiane.

Perché? Risposte certe non se ne hanno. Possiamo ipotizzare alcuni motivi diversi: tralasciando la possibilità che queste tre nazioni stiano (irresponsabilmente) prendendo sottogamba il coronavirus, una ragione potrebbe essere la loro maggior disponibilità numerica di posti nei reparti di rianimazione e terapia intensiva. Però se le cifre saranno analoghe a quelle italiane, avranno lo stesso molti problemi.

Però, c’è un altro però. I dati, ben chiariti da grafici e curve di andamento, spiegano di fatto che la situazione in terra tedesca, francese e spagnola è pressoché identica a quella italiana, seppur con due settimane di ritardo. Insomma, dal confronto tra l’andamento di crescita del Covid-19 in Italia, Germania, Francia e Spagna dà come risultato l’allineamento del trend dell’epidemia, salvo lo sfasamento temporale (di 15 giorni) dell’inizio dell’emergenza.

Il sospetto, diciamo, è che Angela Merkel, Emmanuel Macron e Pedro Sanchez “alzino le braccia” e – lasciateci passare il termine forse un po’ crudo – lascino fare alla natura.

Da un lato l’inquilino dell’Eliseo sostiene che “il Paese è organizzato” e predica calma – “l’85% di coloro che risulteranno positivi svilupperanno una forma benigna di questo virus” – dall’altro la cancelliera teutonica ha dichiarato che potenzialmente il 60-70% dei tedeschi potrebbe essere contagiato dal coronavirus: “La minaccia è fra noi, non ci sono immunità, vaccini o terapie”. Ciò detto, di contromosse efficaci degne di tale nome non se ne vedono. Idem in Spagna, dove le informazioni sui contagiati e tamponi sono fumose, praticamente riservate – alla pari di Germania e Francia – e il premier si affida alla solidità del sistema sanitario nazionale: “Abbiamo la sicurezza di avere costruito l’unione di tutti i cittadini attorno ad un sistema sanitario pubblico e sottolineo pubblico, perché questo garantisce la protezione della salute di tutti i cittadini, indipendentemente della condizione economica che hanno”. La domanda è: basterà?

Ah, con 2.284, 2.277 e 2.078 contagi (ma anche in questi casi i bilanci sono in continuo aggiornamento), Francia, Spagna e Germania sono rispettivamente il quinto, sesto e settimo Stato del mondo per numero di casi.

Il sospetto è appunto che qualcuno in Europa stia “lasciando fare alla natura”, senza intervenire volutamente a gamba testa sul Covid-19. O, per lo meno, che qualcuno stia sottovalutando – fin troppo e forse anche di proposito – i rischi. Noi ci (e gli) chiediamo solo una cosa: perché?

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