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Scritto da il ago 4, 2014 in Monitoraggio, Primo Piano | 0 commenti

Cottarelli scopre il bluff politico di Matteo Renzi

Cottarelli scopre il bluff politico di Matteo Renzi

Per il nostro Monitoraggio pubblichiamo quest’ottimo articolo di Gianluigi Paragone pubblicato su Libero Venerdì 1 Agosto. Paragone evidenzia quello che il commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli ha già messo in luce: quello di Renzi è un bluff politico. Anche se continua a negarlo il premier sarà costretto dalla tragica situazione economica del Paese ad una manovra aggiuntiva. Mentre Renzi cerca di distrarre i cittadini con le riforme del Senato e quella elettorale, nel frattempo cercherà di far cassa in ogni maniera possibile, puntando particolarmente sulla svendita degli asset strategici nazionali a fondi stranieri. Renzi non sapendo che pesci pigliare in economia è pronto a svendere l’Italia e a mettere le mani nella tasche dei cittadini, magari col prelievo forzoso nei conti correnti, distraendo questi con il doping degli 80 euro.

Al di là della sostituzione, lo sfogo di mister Spending review Carlo Cottarelli mette ancora più in luce il bluff politico di Matteo Renzi. Il premier continua a negare una manovra correttiva e in un certo senso ha ragione nel senso che la situazione in atto è talmente pesante che occorre non una correzione ma una manovra vera e propria. Una manovra aggiuntiva. Renzi, però, questo non lo dice. Anzi, una siffatta verità la teme perché gli verrebbe giù l’intero castello propagandistico su cui basa la sua road map.

In estrema sintesi, il premier ha puntato l’intera posta su due argomenti (riforma del senato e riforma elettorale) che gli consentono un basso rischio popolare: se è vero che «col Senato non si mangia», è altrettanto vero che con questa riforma in porto si vivacchia giusto il tempo di guardarsi attorno e poi impostare un rilancio. In altre parole, con questa discussione Renzi ha gioco facile a fare l’innovatore (le relazioni pericolose con Verdini e Romani gli fanno un baffo. Per ora…). La burrasca economica invece sarebbe tutta con mare in tempesta e vento contrario. Con la sua denuncia il commissario Cottarelli, dicevamo, mette in luce la partita di giro contabile che Renzi ha in mente. Tuttavia la coperta resta corta. Quindi per quanto possa utilizzare la posta della spending review e puntarla sulla proroga degli 80 euro e la loro estensione a una platea più larga, i conti non tornano. A maggior ragione coi debiti della pubblica amministrazione da pagare. Il ministro Padoan gliel ha detto in tutte le salse, irritandolo. Tant’è che, sostituito Cottarelli con un suo uomo (Gutgeld), il premier prowederà in seconda battuta a «congelare» il suo ministro con un gabinetto tecnico in seno alla presidenza del Consiglio. Un pool ristretto di consiglieri economici che risponda a lui e magari irriti il dalemiano Padoan spingendolo alle dimissioni. L’obiettivo di Renzi è fare cassa in qualunque modo, evitare una manovra pesante (magari col prelievo forzoso nei conti correnti) e poi andare al voto anticipato con la nuova legge elettorale. E sperare nella ripresa globale.

Renzi ha un solo modo per evitare la manovra bis: svendere gli asset strategici del Paese a fondi stranieri. Così facendo, il premier potrebbe andare in giro a raccontare la favola delle privatizzazioni realizzate al fine di avere uno Stato più leggero e di togliere il formaggio ai politici topi. Questa mossa sarebbe popolare nel breve ma deleteria nel medio lungo. Esempio: l’ingresso dei cinesi di State Grid of China in Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) Reti al 35% significa spianare la strada all’industria pesante cinese nelle prossime gare d’appalto. Non solo, significa anche concedere a un colosso cresciuto in condizioni di dumping di mettere il naso in affari italiani e occidentali. Ora, i casi sono due: o Renzi è grullo da pensare solo al suo piccolo orticello elettorale oppure sta lavorando per conto terzi. La cessione del 35% di Cdp Reti ai cinesi potrebbe essere solo la prima di operazioni analoghe. Operazioni che potremmo definire «Saldi Italia». Sarebbe bene che i cittadini cominciassero a capire che al di là delle solite lamentele sui politici ladri c’è un mondo finanziario fatto di squali che, una volta dentro la pancia dell’Italia, è pronto a divorarci. Un breve ripasso dell’errore commesso con l’ingresso senza condizione della Cina nel Wto sarebbe utile. Questo nel grosso. Ma la svendita italiana interessa anche alcuni imprenditori italiani, gli amici degli amici.

C’è infatti un settore su cui il capitalismo italiano si sta concentrando: quello delle ex municipalizzate privatizzate. Si tratta di un tesoretto sicuro, una gallina dalle uova d’oro che non costa particolari investimenti se non quello delle pubbliche relazioni. Il film lo abbiamo già visto con le autostrade: tariffe sempre più care e servizio insufficiente. Si tratta di un settore dove il fatturato è in costante crescita, visto che progressivamente siamo passati da 44 miliardi a 72. Acqua, gas, elettricità, rifiuti costituiscono asset imprescindibili per i cittadini, asset sicuri, ben riparati dal mercato perché protetti. Il giro d’affari attorno a queste multi Utilities è cresciuto del 63% e non è difficile capire il motivo di tale convenienza: basta aumentare le tariffe. Così gli imprenditori all’italiana si riempiono le tasche, non rischiano nulla, anzi scaricano sulle famiglie il costo di tanta felicità.

La partita che sta dunque giocando l’ex sindaco di Firenze è molto pericolosa per i cittadini, ai quali evidentemente basta il rabbocco degli 80 euro per sentirsi rassicurata. Si tratta di un effetto dopante ma per nulla utile a macinare pil. Non solo, proseguendo sulla strada degli 80 euro la riduzione delle tasse non avverrà mai.

Insomma, visto che Renzi non sa come muoversi strutturalmente per far ripartire l’economia italiana, è pronto a scegliere la strada più breve ma anche quella che più in fretta porta al burrone: svendere l’Italia. Tuttavia potrebbe non servire perché gli occhi della troika sono puntati su di noi con la solita ricetta lacrime e sangue. Ecco perché il premier sta distraendo tutti col dibattito su senato e legge elettorale, la lezione è
sempre la stessa: meglio tirare a campare che tirare le cuoia.
Altro che rottamatore…

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