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Scritto da il mag 17, 2019 in Attualità, Debito e spesa pubblica, Europa e Euro, Museo degli orrori, Primo Piano | 0 commenti

Deficit/Pil: Tria distrugge le critiche degli austriaci

Deficit/Pil: Tria distrugge le critiche degli austriaci

Il ministro delle Finanze austriache invoca misure punitive contro le politiche economiche dell’Italia ma dimentica che nel Def il rapporto deficit/pil per quest’anno è fissato al 2,4% (all’interno dei parametri di Maastricht) e che negli ultimi 10 anni l’Italia è stata molto più “virtuosa”, da questo punto di vista, di tanti altri Stati. Tria sbotta e lo mette a tacere

Alla fine Giovanni Tria ha alzato la voce. Il ministro dell’Economia del governo Conte, che forse è il meno dell’esecutivo più lontano tanto dalla Lega di Matteo Salvini che dal MoVimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, ha detto basta.

Lo ha fatto senza timore di contraddire apertamente i colleghi europei, a partire dal suo omologo austriaco Hartwig Loeger, che per i conti pubblici dell’Italia prospettava un futuro greco ed è stato invitato senza tante cerimonie a “pensare prima di parlare”.

Il palcoscenico di questo scontro al calor bianco è la riunione dei ministri delle Finanze della zona Euro, incontratisi a Bruxelles il 16 maggio, proprio a ridosso di elezioni europee che promettono di ridisegnare gli assetti politici del Vecchio Continente.

L’UE A UN BIVIO

Lo scontro fra Tria e Loeger può, in parte, essere considerato emblematico dell’opposizione fra due idee di Europa, fra due modi di intendere la politica, l’economia e la rappresentanza, che il prossimo 26 maggio si confronteranno nelle urne. Da un lato l’alleanza di popolari e socialisti che da decenni governa l’Unione, gode dell’appoggio della stragrande maggioranza dell’establishment politico tradizionale e si intesta i meriti (o i demeriti, sta agli elettori deciderlo) di aver costruito l’Europa per come è oggi. Dall’altro la variegata galassia di partiti anti-sistema che da sinistra o (più spesso) da destra propongono ricette radicalmente nuove.

Semplificando un po’, in campo economico si potrebbe parlare di uno scontro fra la linea del rigore di cui sono portabandiera i Paesi del Nord europea e una volontà di mettere in discussione le prerogative dell’Unione come arbitro delle decisioni economiche dei singoli Paesi. 

SALVINI SFIDA LA REGOLA DEL 3%

Nei giorni scorsi Matteo Salvini ha dichiarato – e in parte è stato eletto proprio per questo – che per fare l’interesse del popolo italiano, superare i parametri di Maastricht che dal 1992 fissano il limite massimo del rapporto fra deficit e Pil al 3% e quello del debito pubblico al 60% del Pil, non è solo un diritto ma “un dovere”. Dichiarazioni che, seppure in linea con quanto sostenuto ormai da diversi anni e nella sostanza coerenti anche con la linea di politica economica degli alleati di governo grillini (nel 2017 Di Maio ricordò che la regola del 3% “non è un dogma”), hanno causato turbolenze sui mercati e hanno fatto schizzare lo spread fra titoli di Stato italiani e bund a oltre 290 punti base.

LA FURIA AUSTRIACA

Ma le turbolenze dei mercati, sempre attenti alle dichiarazioni della politica, non sono state le uniche reazioni alle dichiarazioni del vicepremier leghista. Nonostante il picco dello spread sia rientrato nel giro di qualche ora, le parole di Salvini hanno raccolto la reazione furibonda del ministro delle Finanze austriaco Loeger, che peraltro fa parte di un governo formato dai popolari e dai sovranisti di destra dell’FPO.

Loeger si è detto preoccupato che “davanti a governi populisti come in Italia, mi aspetto che l’Ue agisca in maniera uniforme e chiara e metta in chiaro che Roma sta andando nella direzione sbagliata: il comportamento dell’Italia non può essere accettato”, esprimendo il proprio disappunto per una presunta “cedevolezza” di Tria di fronte a Salvini. Il ministro austriaco evidentemente non è molto ben informato sulla situazione politica italiana perché è cosa nota che Tria, non certo vicino alle posizioni della Lega, non ha mai risparmiato critiche a nessuno dei due vicepremier.

TRIA SBOTTA: “L’ITALIA PAGA I PROPRI DEBITI”

Non solo. Tria ha dovuto ricordare a Loeger – e con lui a tutti i critici internazionali dell’Italia – una verità che dovrebbe essere di per sé lapalissiana: che un conto sono le dichiarazioni rese in campagna elettorale. Un conto sono le scelte politiche messe nero su bianco nei documenti ufficiali, a partire dal Def. 

Di qui le parole, durissime, rivolte a Vienna: “Consiglio al ministro austriaco di pensare prima di parlare. Vorrei ricordare che l’Italia non chiede che qualcuno paghi per il proprio debito e che ha pagato abbondantemente per i debiti altrui aiutando altri Paesi europei non avendo mai chiesto un euro. Non credo che l’Austria abbia pagato quanto l’Italia, essendo il terzo contributore, per aiutare gli altri Paesi compresa la Grecia.” E ha invitato tutti a ricordarsi che a fare fede è quanto scritto nel Def, che ha previsto per quest’anno un rapporto deficit/Pil al 2,4%. Ben al di sotto cioè del fatidico 3%.

NONOSTANTE TUTTO, RISPETTIAMO LE REGOLE

Del resto negli ultimi anni il nostro Paese non si è poi comportato così male, nonostante gli strali dei “rigoristi” del Nord Europa. Come già abbiamo ricordato anche su questo sito , ha fatto sforzi titanici per ripagare il debito. Sforzi che hanno affossato la crescita e spesso si sono rivelati inutili. Come dimostrano i dati analizzati da TrueNumbers, fra il 2007 e il 2017 l’Italia ha sforato il parametro “solo” tre volte, contro le 10 della Spagna, le 9 della Francia e le 8 del Portogallo (che ora è additato come un esempio di economia solida e in crescita).

Come ha ben ricordato Tria, per giudicare bisognerebbe aspettare i fatti. Senza dimenticare che nonostante le tante dichiarazioni di politici italiani che nel tempo hanno dichiarato di voler superare il parametro del 3%, negli ultimi anni Roma è stata fra gli scolari più diligenti nel rispettare Maastricht.

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