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Scritto da il dic 19, 2017 in Attualità, Banche, Museo degli orrori, Primo Piano | 0 commenti

Disastro banche: le colpe e i compiti del governo

Disastro banche: le colpe e i compiti del governo

Le indagini sulle banche occupano le prime pagine dei giornali ma con le elezioni e lo scioglimento delle Camere tutto rischia di finire in cavalleria. Per fare il punto della situazione, Capiredavverolacrisi vuole tracciare degli appunti per la prossima legislatura. Per non dimenticare i truffati delle banche

La XVII legislatura era già ormai agli sgoccioli quando il Parlamento si è deciso a formare una commissione d’inchiesta sulle banche. A poche settimane dal voto l’attività di questa commissione occupa – e a buon diritto – le prime pagine dei giornali: si tratta dell’ennesimo mistero italiano, che ha mosso decine di miliardi di euro e che ha stravolto le vite di centinaia di migliaia di italiani.
Dell’argomento si è scritto e si è letto all’infinito ma nella sua opera di monitoraggio dell’attività del governo, questo sito vorrebbe passare in rassegna la gestione che l’attuale esecutivo – e i due precedenti, con cui si pone in immediata continuità – ha scelto di adottare.
Va detto sin da subito che la crisi del sistema creditizio italiano ha origini assai più lontane nel tempo e che ogni responsabilità va comunque ripartita fra un più ampio arco di forze politiche. Ma nel tracciare un bilancio di fine legislatura, è comunque doveroso esaminare, in modo puntuale ma sintetico, l’operato dei governi Letta, Renzi e Gentiloni sul caso banche. Un operato che non si è certo distinto per trasparenza, nè, putroppo per impegno nella tutela dei risparmiatori.

TRE COSE CHE IL GOVERNO NON AVREBBE DOVUTO FARE

 

1) Azzerare i titoli delle banche in “risoluzione”

Con il decreto salvabanche 183 del 2015, il valore dei titoli detenuti dalle quattro banche messe “in risoluzione” – cioè Banca Marche, Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti – lasciando i risparmiatori con un pugno di mosche in mano.
Così facendo i risparmiatori si sono trovati a pagare per gli errori della cattiva amministrazione di quegli stessi quattro istituti da cui erano stati truffati con prodotti finanziari venduti in modo non certo trasparente.

2) Chiudere gli occhi sulle “porte girevoli”

Pierferdinando Casini, presidente della commissione d’inchiesta, ha denunciato l’esistenza di una “rete di complicità fatta di offerte di impiego e consulenze” da parte di professionisti che hanno lavorato sia nelle banche coinvolte nella crisi che in Bankitalia, organismo deputato a vigilare su di esse. E’ inoltre noto che la politica ha spesso nominato i vertici delle banche, come nel caso di Monte dei Paschi di Siena.

3) Fare crescere ulteriormente il debito

Il piano salva-banche, approvato nel febbraio 2017 per decreto, ha stabilito lo stanziamento di 20 miliardi di euro per sostenere il traballante sistema creditizio italiano, gonfiando il patrimonio degli istituti in crisi nel rispetto delle regole Ue in materia.
Il prezzo per questa nuova iniezione di denaro pubblico è, secondo le stime dell’agenzia di rating Fitch, la crescita dell’1,2% nel rapporto fra debito e Pil – che, come tutti sanno, non è proprio uno dei migliori indicatori economici per il nostro Paese.

 

TRE COSE CHE IL GOVERNO POTREBBE FARE

1) Vietare le vendite “interne” di titoli a rischio

In più di un caso è stato provato che agli istituti di credito poi salvati – come anche a Bankitalia erano già note le condizioni di dissesto proprio nel momento in cui sono stati proposti agli investitori prodotti finanziari a tassi da record. E’ il caso, per esempio del bond subordinato “Upper Tier 2″ emesso da Banca Marche. Il governo avrebbe potuto ad esempio vietare alle banche di vendere prodotti a rischio ai propri clienti, ricorrendo obbligatoriamente alla mediazione di un soggetto terzo anziché sfruttare in modo surrettizio il rapporto di fiducia banca-cliente.

2) Pubblicare la lista dei debitori insolventi

Si tratta di un obbligo morale. La commissione parlamentare indugia e temporeggia nella pubblicazione completa delle liste, criticando anzi, sia pur velatamente, le inchieste di stampa che hanno provato a farlo.
I risparmiatori che hanno perso tutti – ma anche tutti gli altri italiani – avrebbero il diritto di conoscere i nomi di quei debitori insolventi a cui hanno pagato i debiti con i propri soldi. L’ultima parola, è vero, non è del governo ma la responsabilità politica di esercitare pressioni in questo senso sì.

3) Difendere i risparmiatori e non le banche

Probabilmente il punto più importante. Interessante il caso di cronaca che arriva da Ferrara, dove un tribunale ha ordinato il risarcimento in toto dell’investimento a un risparmiatore che aveva affidato i propri denari a CariFerrara. L’onere di tale risarcimento spetta all’ente ponte creato per la cessione dell’istituto al Banco popolare dell’Emilia Romagna: se prima questo tipo di soggetti finanziari avevano tentato di evitare di accollarsi i risarcimenti protestando di non essere responsabili dell’azzeramento dei titoli emessi dalle “vecchie” banche, ora c’è un precedente di giurisprudenza che ribalta questa impostazione. Il governo prenda spunto.

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