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Scritto da il gen 23, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

I grandi del mondo (tranne Trump) si inchinano a Greta

I grandi del mondo (tranne Trump) si inchinano a Greta

Il World Economic Forum di Davos in adorazione di Greta Thunberg e di tutti i gretini. Già, la prima giornata della cinquantesima edizione del Forum economico mondiale si è trasformata nel palcoscenico perfetto per incensare la paladina dell’ambientalismo e tutti i suoi seguaci, pasdaran dell’ecologia più estrema.

Nel luogo in cui, ogni anno, i grandi del mondo e le élite globali e finanziarie si radunano a sostegno della globalizzazione e del mondialismo, ecco l’esaltazione del “gretinismo”.

Insomma, ci tocca vedere pure questo, in questo inizio di 2020. Per fortuna, però, il Word Economic Forum, dopo essersi trasformato nel palcoscenico perfetto per la narrazione di Greta Thunberg e di chi le sta dietro, ha dato spazio al presidente Usa Donald Trump. E l’inquilino della Casa Bianca si è preso egregiamente la scena, rispondendo per le rime alle strampalate tesi dell’attivista svedese, e definendo “perenni profeti di sventura” tutti gli ambientalisti con il para-occhi di questi tempi.

Ma procediamo con ordine. La teenager scandinava è stata portata in palmo di naso dagli organizzatori e dai media presenti alla kermesse svizzera. L’organizzazione del Forum, infatti, sostiene che “Greta Thunberg fa parte di una giovane generazione che lotta per cambiare il mondo. Per la prima volta in assoluto, un gruppo di giovani innovatori adolescenti prenderà parte a Davos. Dalla lotta alla violenza armata ai cambiamenti climatici, le loro voci devono essere ascoltate. Il futuro del pianeta è il loro futuro, quindi è più importante che mai offrire loro una piattaforma per ascoltare le loro voci”.

La 17enne ha preso parte a un panel di ragazzi sul clima: si è trattato del gruppo di discussione più giovane nella storia del meeting. E tanti giornali italiani (e non) hanno voluto sottolineare questo “incredibile” primato…

E la voce di Greta è tornata a ripetere come un disco rotto la solita tiritera: “Grazie alla spinta dei giovani di tutto il mondo, finalmente sembra che il clima e l’ambiente siano diventati oggigiorno argomento molto sentito. Allo stesso tempo, però, non è stato realizzato nulla. Infatti, le emissioni globali continuano ad aumentare. Dobbiamo iniziare ad ascoltare la scienza e trattare questa crisi con l’importanza che merita, prima che sia troppo tardi”.

Il clinic, peraltro, si è tenuto una manciata di minuti prima dell’intervento sul palco del presidente degli Stati Uniti d’America. E il tycoon, intervenuto per mezzora, ha sferzato la gremitissima Congress Hall, zittendo gli ambientalisti di ogni coordinata geografica di questo mondo.

Peraltro, The Donald – dopo aver fatto sapere che la sua amministrazione crede davvero nell’ambiente – ha appunto annunciato che la capitale Washington aderirà all’iniziativa per il clima presentata a Davos che prevede di piantare un trilione (un miliardo di miliardi) di alberi. Ecco, gli States daranno un contributo non certo piccolo alla causa, ma chissà se a Greta e ai suoi amici possa bastare…

Dunque, Trump ha tuonato: “Dobbiamo respingere i profeti perenni di sventura e le loro previsioni sull’apocalisse”. Il magnate, infine, ha rivendicato il primato del Paese per la qualità dell’aria e dell’acqua potabile: “L’aria non è mai stata così pulita negli ultimi quarant’anni, perché siamo impegnati a proteggere la maestà del creato e la bellezza naturale del nostro mondo”. Insomma, i gretini se ne facciano una ragione.

P.S. Anche se a tanti media mainstream scoccia troppo ammetterlo – e per questo, infatti, non lo scriveranno mai – Donald Trump è piaciuto e ha convinto la platea. E ha rubato la scena a Greta.

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