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Scritto da il giu 3, 2019 in Attualità, Europa e Euro, Primo Piano | 0 commenti

Il capolavoro politico della Lega: ora può giocare su due forni

Il capolavoro politico della Lega: ora può giocare su due forni

Nonostante gli equilibri europei cambino di poco, le elezioni del 27 maggio hanno individuato un vincitore assoluto. Matteo Salvini ora può contare su due bacini di voti formidabili, uniti a quello – enormemente aumentato – della Lega: il centrodestra da un lato e i grillini dall’altro. Ora deve solo scegliere come attuare il proprio programma. 

Il voto europeo del 2019, in Italia, hanno certificato innanzitutto un fatto: Matteo Salvini ha compiuto il proprio capolavoro elettorale.

È il leader della Lega, infatti, il vincitore assoluto e incontrastato delle ultime consultazioni, al di là delle sue stesse e molto oltre la percentuale disegnata dai (pur generosi) numeri usciti dalle urne.

Il Carroccio si è imposto come primo partito, con il 34,8% dei consensi, più che quintuplicando i punti percentuali ottenuti nel 2014. I Cinque stelle hanno perso oltre 4 punti rispetto alle ultime elezioni e hanno dimezzato i consensi rispetto alle politiche dello scorso anno. Forza Italia e Silvio Berlusconi hanno visto precipitare gli elettori disposti ad accordare loro la fiducia, dal 16,81% all’8,8%.

IN EUROPA CAMBIA POCO

A livello europeo va detto che i cambiamenti di portata epocale che venivano annunciati da mesi non si sono, almeno per il momento verificato: è vero che per la prima volta la Grande coalizione di Popolari e socialisti non potrà governare da sola ma il calo di consensi (circa il 4% in meno per ciascuno dei due partiti) e compensato dalla crescita dei liberali e democratici dell’Alde (da 7,9% al 14%) e dei Verdi (dal 6,5% al 9%).

Certo, mettere insieme una coalizione con almeno tre poli non sarà impresa semplice ma tutto sommato le forze euroscettiche e populiste sono ancora ben lontano anche solo dal poter impedire il formarsi di una maggioranza che li escluda, a meno di improbabili alleanze con i Popolari.

L’exploit della Lega, dunque, cambia di poco gli equilibri in Europa. Così non è, però, per l’Italia. E a Matteo Salvini e ai leghisti – nonostante le dichiarazioni di segno opposto rese in campagna elettorale – tutto sommato va bene così. Vediamo perché.

LA COALIZIONE DI GOVERNO TIENE, MA I RAPPORTI DI FORZA SI INVERTONO

Nel complesso, la coalizione giallo-verde di governo sembra tenere. Il 51% dei votanti ha espresso fiducia nella compagine governativa: l’1,4% in più rispetto alle politiche del 2018, quando Lega e M5s ancora non avevano sottoscritto alcun contratto. 

Quest’anno però – ed è questo uno dei dati più significativi – i rapporti di forza all’interno dell’alleanza per Palazzo Chigi si sono rovesciati. Se alle ultime politiche la Lega aveva conquistato il 17,3% dei consensi e i grillini il 32,7%, alle europee i valori si sono ribaltati: il 34% a Salvini e il 17% a Di Maio.

L’elettorato, sollecitato da una campagna elettorale permanente, è quindi assai “mobile”. Per questo diventa molto importante capire come, e dove, si muovono i voti.

LA LEGA CANNIBALIZZA IL M5S 

Secondo l’analisi dei flussi elettorali fornita da YouTrend , la Lega, insieme al Pd e a Fratelli d’Italia, è uno dei partiti con il più alto “tasso di fedeltà” da parte del proprio elettorato. Fra chi aveva già votato Salvini un anno e tre mesi fa, pochissimi hanno deciso di cambiare preferenza. 

Il M5s, invece, perde oltre metà dei propri elettori, proprio come Forza Italia. Segno che da un lato il lavoro successivo alle politiche non si è dimostrato all’altezza delle promesse; dall’altro che l’offerta della “concorrenza” è stata superiore.

Sorvolando per il momento sull’analisi dei motivi del calo di consensi di Forza Italia, che vive un momento di profonda crisi interna e sembra ancorata, per tanti versi, a volti e slogan di vent’anni fa, vale la pena di soffermarsi sulle scelte di chi ha votato M5s nel 2018 ed ora ha deciso di comportarsi diversamente. Dove sono finiti quei voti?

Secondo YouTrend, il partito di Di Maio ha perso molte preferenze a favore della Lega e, in misura minore, a favore del Pd. Una parte consistente degli elettori dell’anno scorso, infine, si è astenuta. 

Al netto del “fattore-Sud” (i grillini sono ancora il primo partito in tutto il Meridione, con percentuali che a Napoli sfiorano il 40%), c’è una slide che forse meglio di ogni altra fotografa le cause dell’emorragia di voti in uscita dal MoVimento. È quella tratta da un’analisi dell’Istituto Cattaneo, che in diverse città italiane studia le dichiarazioni di voto di ex-elettori grillini, ora pentiti. A Brescia quasi il 32% di chi aveva votato M5s ora sceglie la Lega; a Torino questa percentuale sale al 37%. A Firenze, dove effettivamente il Pd ha tenuto, come testimonia anche la conferma del sindaco dem Dario Nardella, la percentuale di ex-pentastellati che scelgono Salvini è quasi di 10 punti superiori rispetto a quelli che hanno votato Pd.

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Altri due segnali che confermano questo trend sono il tracollo (13,2%) del M5s in Piemonte, dove invece dilaga il Carroccio, e i sondaggi d’opinione secondo cui quasi tre quarti dell’elettorato pentastellato sostiene che il MoVimento dovrebbe “andare avanti facendo meno polemiche con Salvini”.

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ORA SALVINI HA DUE FORNI (E LE MANI LIBERE)

A temere di più la caduta del governo dunque sarebbero i grillini, non i leghisti. Un dato che può sorprendere a prima vista ma che non stupisce se si pensa alla posizione di forza che Matteo Salvini ha saputo ritagliarsi (e qui sta il suo capolavoro): ha egemonizzato il dibattito pubblico, cannibalizzando l’elettorato M5s e imponendosi come (quasi) unico protagonista di uno discorso politico polarizzato intorno allo scontro fra salviniani e anti-salviniani.

Appena la cronaca impone un argomento differente, Salvini riporta l’attenzione su se stesso e sulla Lega. Ora può giocare alla “politica dei due forni”, proprio come sognava di fare Di Maio nel 2018. Da un lato la Lega può contare sul un M5s terrorizzato dalla prospettiva di tornare alle urne; dall’altro è conscio che la coalizione di centrodestra con Forza Italia e FdI conta su percentuali che si avvicinano al 50%.

L’agenda d’ora in poi la detterà Salvini. I 5 Stelle, che pure durante l’ultima parte di campagna elettorale avevano adottato una linea molto meno accomodante verso le politiche dell’alleato di governo, sono disorientati e senza una guida efficace. Una guida che molti dei loro elettori sembrano avere trovato in Matteo Salvini. Un sostenitore dei 5 Stelle “duri e puri” come Marco Travaglio aveva profetizzato, a marzo del 2017: “L’alleanza fra Lega e M5s è impossibile. Se questi ultimi la fanno perderanno almeno metà dell’elettorato.” 

Una previsione, la seconda, che a differenza della prima, si è rivelata corretta.

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