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Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il mar 23, 2019 in Attualità, Banche, Museo degli orrori, Primo Piano | 0 commenti

Il disastro di Etruria e delle altre banche si poteva evitare

Il disastro di Etruria e delle altre banche si poteva evitare

Nel 2015 la Commissione Ue impedì al fondo interbancario di intervenire nel salvataggio degli istituti in difficoltà: una decisione da cui scaturì la valanga di Banca Etruria, CariFe, CariChieti e  Banca Marche. Ora la Corte di Giustizia di Lussemburgo stabilisce che quegli aiuti non erano affatto illegittimi e riabilita gli interventi “esterni”, alternativi al bail-in. Bankitalia e la Commissione si rimpallano le responsabilità, ma chi si prende l’onere di rivolgersi ai risparmiatori ridotti sul lastrico per dire loro “scusate, avevamo solo scherzato, ci siamo sbagliati?” 

A leggere la notizia su due piedi, ci sarebbe da non crederci: il bail-in per Banca Etruria, CariFe, CariChieti e Banca Marche – le quattro banche messe in liquidazione nel 2015  - non era necessario. La scia di devastazioni economiche e umane (fra i risparmiatori colpiti vi fu anche chi si tolse la vita), la feroce polemica politica, quasi tre miliardi di risparmi bruciati: tutto sarebbe stato evitabile.

A certificarlo una sentenza (qui il link) del 19 marzo 2019 della Corte di Giustizia Ue, a cui si può fare ricorso chi dissente da un atto legislativo di un organismo dell’Unione. I giudici di Lussemburgo hanno stabilito che lo stop al ricorso al fondo interbancario di tutela dei depositi per il salvataggio di istituti in difficoltà sarebbe stato lecito e non invece – come sostenne a suo tempo la Commissaria alla Concorrenza Margarethe Vestager, vietato dalla normativa sugli aiuti di Stato.

La storia è lunga, per cui occorre spiegarla per bene. Tutto inizia nel 2013, quando la Banca Popolare di Bari esprime il desiderio di contribuire a risollevare le sorti di un piccolo istituto che naviga in cattive acque, la Cassa di risparmio di Teramo, o TerCas, in amministrazione controllata.

L’operazione però richiede del capitale e per questo nel capoluogo pugliese decidono di accettare l’aiuto del fondo interbancario di tutela dei depositi – un consorzio privato fra banche – che mette a disposizione 300 milioni di euro. 

Tutto sembra procedere per il meglio perché qualcosa di simile è già stato fatto in altri casi in passato ma da Bruxelles interviene la Commissaria alla Concorrenza Vestager, che fa bloccare tutto invocando il rispetto della normativa che vieta gli aiuti di Stato alle banche in difficoltà. 

Il fondo è costretto a riprendersi i soldi, e per TerCas iniziano i problemi.

Popolare di Bari presenta un ricorso che vince anni più tardi ma i problemi che scaturirono da quella vicenda si estesero – e tuttora si estendono – molto più in là dell’asse Bari-Teramo.

L’euro-stop all’utilizzo del fondo interbancario, infatti, ebbe un ruolo fondamentale anche nella decisione del governo Renzi e di Bankitalia di applicare le norme sul bail-in – strumento di per sé innocuo ma da maneggiare con cautela, come avevamo scritto a suo tempo  - ai detentori di obbligazioni subordinate durante le crisi di Etruria, Ferrara, Chieti e Marche. Quattro episodi ugualmente dolorosi per la storia del sistema bancario italiano, per l’economia di altrettante regioni e per migliaia di risparmiatori ridotti sul lastrico da un giorno all’altro.

BRUXELLES TENTA DI GIUSTIFICARSI

Sommersa da una valanga di critiche, all’indomani della sentenza della Corte Ue la Commissaria Vestager (che nel frattempo sognerebbe un avvenire da presidente della Commissione), si difende scaricando le responsabilità su Bankitalia, argomentando che fra la scelta di vietare l’accesso al fondo interbancario e la “catena di eventi” che condusse alla risoluzione delle quattro banche in questione non vi sia mai stato un rapporto di causalità diretta.

BANKITALIA SI DIFENDE, IL GOVERNO ANNUNCIA RICHIESTE DI RISARCIMENTI

Una ricostruzione rispedita al mittente da Bankitalia, che invece sostiene che fu proprio la dura presa di posizione di Bruxelles a rendere obbligatoria, a fine 2015, la soluzione più dolorosa. Quella del bail in.

Dietro via Nazionale si schierano l’Abi, che con il presidente Patuelli chiede le dimissioni della Vestager, e la Federazione autonoma dei bancari. Il Codacons ha annunciato una maxi azione risarcitoria contro la Commissione Ue, a cui potranno aderire tutti i risparmiatori di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Cari Chieti. Il governo Conte ha affidato al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi il compito di annunciare l’eventualità di richieste di risarcimento, che peraltro non sono facilmente quantificabili se si pensa a quanto il clima politico italiano ha risentito in questi anni dal dibattito sul salvataggio delle quattro banche e da tutti gli episodi, più o meno dibattuti (si pensi alla vicenda di Maria Elena Boschi e di suo padre), che ne sono scaturiti.

PADOAN: “LA COMMISSIONE FU SEMPLICISTICAMENTE LIBERISTA”

Molto interessante il commento dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in carica con Matteo Renzi prima e con Paolo Gentiloni poi: “La posizione assunta dalla Commissione alla fine del 2015 ha reso impraticabile l’intervento preventivo di risanamento da parte del Fidt. Le trattative con Bruxelles proseguirono fino all’ultimo per poi naufragare e indurre le autorità italiane ed europee a mandare in risoluzione, il 22 novembre 2015, le 4 banche – ha dichiarato l’esponente  Pd – Sono soddisfatto che questo chiarimento mette a disposizione del governo in carica, quale che sia, strumenti migliori e più flessibili per affrontare problemi in futuro”.

Quindi conclude: “Nel caso Tercas, ha prevalso nella Commissione una lettura della situazione che dobbiamo considerare troppo semplicisticamente liberista: se un’impresa va male – pensavano alla Commissione – la cosa migliore è che chiuda. Un pensiero che tradisce un approccio morale ai problemi. Io invece credo che la soluzione migliore sia sempre quella che minimizza i danni per la comunità interessata. E nel caso di una banca oltre al management e qualche ricco azionista ci sono piccoli risparmiatori e investitori che avevano comprato azioni fino a pochi anni fa considerate assolutamente sicure”.

TUTTE LE DOMANDE CHE RESTANO APERTE

Certo la strada del bail-in fu in qualche modo forzata. Ma quanto fu forzata? Venne giustificata con la volontà di non scaricare sulle spalle di tutti il costo del salvataggio di una banca. E ora quell’intervento doloroso viene giustificato rimpallandosi la colpa fra Roma e Bruxelles.

Ma alcune domande sorgono ora d’obbligo: perché la Vestager ha bloccato il fondo interbancario se già aveva operato in precedenza? Perché il governo Renzi accettò i diktat Ue? Davvero non aveva altra scelta o avrebbe potuto puntare i piedi?

E soprattutto, dietro alla scelta di vietare l’intervento del fondo interbancario, c’era solo un’interpretazione ultra-liberista della normativa, o si celavano altri intenti?

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