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Scritto da il dic 27, 2018 in Attualità, Monitoraggio, Primo Piano | 0 commenti

Il governo porta a casa la manovra e Di Maio può esultare

Il governo porta a casa la manovra e Di Maio può esultare

Luigi Di Maio viene attaccato per la lista con gli obiettivi di governo raggiunti nella manovra. I suoi critici hanno ragione? Molte delle misure annunciate sono state effettivamente messe in cantiere, anche se non con riforme strutturali. Il fondo per i truffati delle banche, quota 100, il reddito di cittadinanza, il taglio alle pensioni d’oro ci sono. Restano da attendere i decreti attuativi per capire come queste norme verranno applicate concretamente.

Poco più di sei mesi dopo l’insediamento del governo Conte, il vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro Luigi Di Maio  ha pubblicato una sorta di bilancio dell’opera dell’esecutivo da giugno ad oggi.

Lo ha fatto stilando una lista delle misure inserite nel testo della manovra 2019 che ora dovrà passare all’esame del Parlamento. Una lista che, secondo il capo politico del M5s, realizza ampiamente molte delle promesse inserite nel contratto di governo stilato in primavera fra la Lega e i grillini. 

Per Di Maio tutto è stato fatto. Vediamo se e come è così, analizzando sommariamente almeno le voci relative ai progetti politicamente più impegnativi per la coalizione gialloverde.

MANCATO AUMENTO DELL’IVA

In effetti il governo è riuscito a disattivare le clausole di salvaguardia che avrebbero innescato gli aumenti dell’imposta sul valore aggiunto già dal prossimo anno. Il problema – che a onor del vero si trascina sempre più grave da almeno quattro governi – è però solo rimandato. Mentre nel Def si voleva intervenire anche sugli anni precedenti, senza ulteriori correzioni il rischio è che dal 2020 l’Iva salga dall’attuale 22% fino a un pericoloso 26,5% nel 2021: una vera e propria mazzata per i consumi.

Nulla, però, impedisce che l’operazione andata in porto con la Legge di bilancio attualmente all’esame delle Camere riesca anche il prossimo anno: certo non sarà facile, poiché per disinnescare nuovamente le clausole serviranno 23 miliardi nel 2019 e quasi 29 nel 2020.

REDDITO DI CITTADINANZA

Provvedimento-simbolo su cui è stata imperniata la campagna elettorale grillina, il reddito di cittadinanza ha costituito anche un motivo di frizione con le frange leghiste più vicine alla vecchia impostazione bossiana, storicamente allergica a ogni misura che anche solo odorasse da lontano di assistenzialismo.

Per il momento sono state individuate “solo” le misure, restano ancora da scrivere i relativi decreti. I miliardi destinati a finanziare il reddito voluto da Di Maio saranno 7,1: verranno trovati in parte nei fondi del vecchio reddito di inclusione. Il resto sarà finanziato a deficit. Resta da capire quanto ampia sarà la platea di chi ne beneficierà. Gli stessi esponenti del MoVimento 5 Stelle non sono stati chiari sul tema, con stime che oscillano di diverse centinaia di migliaia di unità. Si rimane in attesa della legge che ne fisserà i limiti.

ABOLIZIONE DELLA FORNERO E “QUOTA 100”

Vero e proprio “pallino” di Salvini, che da anni combatte per smantellare la grande riforma delle pensioni voluta nel 2011 dal governo Monti per risistemare il sistema previdenziale italiano. Il governo Conte ha previsto l’adozione della cosiddetta “Quota 100”, con cui si potrà andare in pensione a 62 anni avendone 38 di contributi. Era una delle misure più osteggiate dalla Ue, che ne temeva l’impatto a lungo termine. Per questo è stata adottata come misura a tre anni e non come misura strutturale. Anche in questo caso bisognerà leggere i decreti per capire quante persone riguarderà. Con il fondo dedicato ridotto a 4 miliardi, si prevede una “partenza lenta”, frutto anche della mediazione obbligata con Bruxelles. 

FONDO PER I TRUFFATI DELLE BANCHE

Misura che intende sanare un “vulnus” doloroso degli scorsi anni, prevede il rimborso degli obbligazionisti che detenevano titoli degli istituti di credito affossati dalla crisi. Si parla di un rimborso almeno del 90% dei titoli persi. Il fondo dovrebbe potere contare su 525 milioni di euro, da distribuire in tre anni ai risparmiatori truffati. Questa somma verrà ricavata avocando allo Stato il denaro depositato su conti dormienti da almeno 20 anni.

TAGLIO DELLE PENSIONI D’ORO E AUMENTO DELLE MINIME

Per quanto riguarda il taglio delle super-pensioni per racimolare denaro destinato a finanziare altre voci della manovra, è fatta. Verrà applicato un prelievo di solidarietà del 15% per le pensioni che vanno dai 100mila ai 130 mila euro annui, ma solo sulla parte che eccede questa cifra. L’aliquota sale al 25% per le pensioni fino a 200mila euro annui; al 30% per quelle fino a 350mila euro annui; al 35% per quelle che arrivano fino a 500mila euro annui; al 40% per quelle che superano la soglia di mezzo milione di euro. 

Inoltre è previsto un congelamento, almeno parziale, dell’indicizzazione all’inflazione degli assegni pensionistici superiori di almeno tre volte al minimo (circa 1500 euro netti).

Per quanto riguarda invece le pensioni minime, che il governo gialloverde aveva promesso di innalzare, la promessa pare pronta per essere mantenuta. Sono state portate da 500 a 780 euro al mese. Ora manca il decreto legge che dovrà tradurre anche questa misura in legge e soprattutto fornire i criteri che sveleranno l’ampiezza della platea a cui essa verrà applicata.

E L’EUROPA?

Sulla manovra di quest’anno, effettivamente partorita con un percorso particolarmente lungo e travagliato, si è detto e scritto molto. Le stime iniziali del governo prevedevano un ricorso al deficit che ha preoccupato l’Unione Europea, lesta a ventilare l’apertura di una procedura d’infrazione. Dopo mesi di trattativa, il deficit previsto è stato portato dal 2,4% al 2,04% del Pil. Va detto che se quest’ultima cifra può essere considerata un punto di accordo fra le richieste di Roma e le esigenze di Bruxelles, la Commissione Ue non ha dimostrato la stessa severità con la Francia, che pure intende portare il proprio deficit al 3,4%.

Gli europeisti argomenteranno che le riforme disegnate a Roma hanno l’ambizione di essere strutturali. Per il momento, però, gran parte della manovra italiana non lo è. Senza contare che la Legge di bilancio deve ancora essere approvata dal Parlamento e completata con i decreti attuativi. 

Per il momento Luigi Di Maio può mettere la spunta “fatto” a molti obiettivi annunciati in precedenza. Il ricorso al deficit era previsto e si verificherà. Restano da verificare gli effetti sull’economia reale e – si spera – sulla crescita. L’anno prossimo, c’è da giurarlo, si giocherà una partita ancora più importante: il primo capitolo è scongiurare l’aumento dell’Iva. Altrimenti molto del lavoro fatto sinora rischierebbe di dimostrarsi vano.

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