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Scritto da il giu 14, 2018 in Attualità, Debito e spesa pubblica, Europa e Euro, Fisco, Monitoraggio, Primo Piano | 0 commenti

Il governo punta sulla Flat tax e taglia i sogni M5s

Il governo punta sulla Flat tax e taglia i sogni M5s

Mentre gli italiani erano giustamente impegnati a seguire la vicenda della nave “Aquarius”, il governo Conte ridefiniva la propria linea economica. Intervistato dal Corriere , il ministro dell’Economia Tria faceva capire che il governo si sarebbe concentrato sulla flat tax, ridimensionando gli interventi sulla riforma Fornero e senza indicare le coperture per il reddito di cittadinanza. Nei giorni seguenti anche l’euroscettico Savona negava ogni intenzione di uscire dalla moneta unica e con le nomine dei sottosegretari venivano esclusi dal governo i teorici più arditi di costruzioni monetarie alternative. Un bagno di realismo a cui forse non è estraneo il pessimo risultato dei Cinque Stelle alle amministrative. 

Nei giorni in cui gli italiani si lasciavano (giustamente) distrarre dalla vicenda della nave “Aquarius”, che il ministro dell’Interno Matteo Salvini costringeva a desistere dal proposito di sbarcare in Sicilia per prendere la via della Spagna, il nuovo governo a trazione lega-stellata muoveva passi molto significativi per la definizione delle proprie politiche economiche del prossimo futuro.

L’economia, si ricorderà, è stata il pomo della discordia su cui la storia della XVIII legislatura ha rischiato di interrompersi anzitempo. Nell’ultima, convulsa, settimana di maggio il Presidente della Repubblica aveva posto il veto alla nomina dell’euroscettico Paolo Savona alla poltrona di ministro dell’Economia e tutto lasciava presagire che si sarebbe tornati alle urne entro breve.

Poi la crisi è rientrata, a viale XX Settembre è arrivato il più moderato Giovanni Tria e il professore sardo già ministro con Carlo Azeglio Ciampi a inizio anni Novanta è passato agli Affari Europei. 

Al momento del giuramento, però, la linea economica del nuovo esecutivo rimaneva ancora affidata al “contratto di governo” fra Lega e M5s. Un documento che più che sintetizzare, assommava i programmi economici dei due partiti, con un forte impegno di spesa: introduzione della flat tax e del reddito di cittadinanza, superamento della legge Fornero in materia previdenziale, ampliamento di alcuni settori di welfare come quello per la Famiglia ed emissione di “mini-bot”, oltre a non ben definite aspirazioni al ritorno alla sovranità monetaria.

La fusione di due programmi resa necessaria dall’esigenza di trovare una maggioranza politica in un Parlamento spaccato fra tre coalizioni politiche eterogenee aveva scatenato forti oscillazioni sui mercati e provocato la risalita dello spread di quasi cento punti in poche settimane.

Questa premessa per introdurre il quadro in cui si inseriscono le dichiarazioni del governo – assai rilevanti – degli ultimi giorni. Le elezioni amministrative dello scorso 10 giugno facevano registrare un ulteriore progresso del centrodestra a trazione leghista e una forte flessione dei Cinque Stelle, specialmente nel Sud.

L’intervista di Tria al Corriere

Lo stesso giorno il ministro dell’Economia Giovanni Tria rilasciava al Corriere della Sera un’intervista che aveva il sapore di un manifesto. In essa si tracciava una linea politica destinata a ridefinire completamente i capisaldi del contratto di governo siglato fra Di Maio e Salvini nelle settimane precedenti. Tria ha annunciato infatti che l’esecutivo intende:

  1. rimanere nell’euro nel modo più fermo e deciso
  2. “migliorare” (e non più “superare”) la riforma Fornero delle pensioni, ma facendo attenzione alla sostenibilità
  3. Ridurre il rapporto fra debito pubblico e Pil, nel solco di quanto fatto sinora
  4. Rinunciare a forme di cartolarizzazione dei debiti come quelle previste col varo dei mini-bot a favore di pagamenti “veri” per quanto riguarda la Pubblica amministrazione
  5. Raggiungere gli obiettivi di crescita e occupazione non con il deficit ma con riforme strutturali e favorendo gli investimenti pubblici

Si è trattato evidentemente di un’intervista tesa a rassicurare i mercati e infatti la Borsa di Milano ha subito reagito bene, con un rialzo superiore al 3%. 

Chi pensasse però che si tratti di un’iniziativa estemporanea ed isolata del ministro rischierebbe di sbagliare.

Savona: “L’euro indispensabile”

Il giorno successivo alla pubblicazione dell’intervista il professor Paolo Savona, presentando la propria autobiografia al fianco di un campione della sinistra anti-austerity come Stefano Fassina ha ricordato di aver “sempre detto che l’euro ha aspetti non solo positivi ma addirittura indispensabili”, limitandosi a chiedere per la Bce l’adozione di uno statuto sul modello di quello della Federal Reserve americana. 

Parole commentate il giorno seguente dal leader della Lega Matteo Salvini, che ha ribadito totale fiducia al ministro degli Affari Europei.

La sterzata moderata del governo sui conti pubblici viene confermata e completata il giorno 13 con le nomine dei sottosegretari e dei viceministri: esclusi gli euroscettici Bagnai e Borghi Aquilini, sostituiti dalla grillina Laura Castelli all’Economia e dall’euroscettico Barra Caracciolo agli Affari Europei. Due nomine certo non gradite a Bruxelles ma sicuramente di peso ben inferiore a quello che avrebbe avuto un’apertura del governo ai due economisti cari a Matteo Salvini.

Flat tax prioritaria, reddito di cittadinanza no

Una settimana, la seconda di giugno, che ha pesantemente ridefinito la linea politica del governo in una direzione che pare delinearsi con sempre maggior precisione. Rinuncia al libro dei sogni del contratto di governo, scelta della flat tax come priorità e rinuncia a dichiarare guerra ai mercati in quanto tale. Dettaglio non di poco conto, riaffermazione dell’appartenenza dell’Italia al sistema liberale e alla moneta unica, sia pure in posizione dialogante rispetto ai diktat europei (non si è più sentito parlare, ad esempio, della cancellazione su due piedi di 250 miliardi di debito).

La strade della crescita in luogo dell’austerity non viene per questo abbandonata ma i progetti più estremi come il reddito di cittadinanza vengono posticipati e accantonati. Un proposito che, in tempi di congiuntura negativa e alla vigilia di una probabilissima fine del quantitative easing, pare improntato a un sano realismo ispirato anche dalle richieste delle categorie produttive (impensabile, ad esempio, l’aumento dell’Iva per finanziare le riforme economiche volute dai grillini). Meglio pochi progetti, ambiziosi ma realizzabili. 

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