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Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il nov 27, 2017 in Fisco, Monitoraggio, Museo degli orrori, Primo Piano | 0 commenti

Il Pd rivendica il (mini) calo delle tasse ma non se ne è accorto nessuno

Il Pd rivendica il (mini) calo delle tasse ma non se ne è accorto nessuno

L’Italia è al sesto posto su 35 Paesi Ocse per il carico fiscale ma i dem trovano comunque che ci sia da esultare. Dimenticando che il nostro Paese è in fondo alle classifiche per i servizi offerti. E in cima a quelle delle tasse

“Cala la pressione fiscale, la crescita noi la facciamo con le riforme e abbassiamo le tasse nonostante disastri fatti da Berlusconi e Tremonti. AvantiPd”, esultava il 23 novembre il responsabile Sviluppo del Partito Democratico Ernesto Carbone in un post su Twitter.

Il riferimento è ai dati dell’Organizzazione per lo Sviluppo e la cooperazione economica sul rapporto fra pressione fiscale e prodotto interno lordo, secondo cui l’Italia si colloca al sesto posto su 35 Stati dell’area Ocse. Il risultato del nostro Paese, che ottiene un non certo lusinghiero 42,9%, ci posiziona fra i Paesi con un’imposizione fiscale da record, di ben 8,6 punti percentuali superiore alla media.

Certo, rispetto al 2015 la nostra situazione è migliorata di quattro decimi ma non per questo si può certo esultare.
Una classifica del genere, infatti, non può che essere letta alla luce del confronto fra pressione fiscale e servizi offerti alla cittadinanza che quelle tasse le paga. Andiamo dunque a vedere quali sono i Paesei che fanno “peggio” di noi in questa speciale graduatoria: nell’ordine Danimarca, Francia, Belgio, Finlandia e Svezia.
Consultando la classifica per il 2017 sulla Performance delle politiche e capacità di governance nell’Ocse e nella Ue stilata dalla Fondazione Bertelsmann si scopre facilmente infatti che l’Italia, che già non naviga in buone acque per quello che riguarda il carico fiscale complessivo, non è messa bene nemmeno sul versante dei servizi offerti ai cittadini (e che, nella versione degli statalisti, dovrebbero essere garantiti proprio grazie alle tasse).

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L’Italia si classifica 27esima nella graduatoria per le “Policy Performance”, che comprende le politiche economiche, sociali ed ambientali, con un punteggio di 5.58. La Svezia è prima (8.03); la Danimarca quarta (7.63); la Finlandia quinta (7.45); la Francia 16esima (6.22); il Belgio 20esimo (6.06).
L’Italia, dove il 91,4% delle entrate del governo è finanziato dalle tasse, è dunque il Paese Ocse che “fa più cassa” grazie alla pressione fiscale: la media Ocse è dell’82%, leggermente più bassa del 2000, quando si attestava al 83,3% e quando in Italia era praticamente identica, al 91,6%.
In particolare l’Italia tassa più della media i redditi personali, le pensioni e i beni e servizi, mentre si colloca sotto la media per quanto riguarda le entrate derivanti da imposte sul redito delle società e sul valore aggiunto.

 Certo, rispetto agli ultimi anni il carico fiscale complessivo è sceso di pochi decimali. Ma come ricorda la parlamentare di Forza Italia Deborah Bergamini, da quando è arrivato il Pd al governo, dopo la breve parentesi di Monti, la pressione fiscale si è innalzata di almeno due punti percentuali rispetto al periodo 2007-2012 e di altri due rispetto al periodo 2002-2007, rimanendo pressoché stabile nonostante la (relativa) ripresa dei consumi, peraltro gonfiati artificiosamente con operazioni-spot finanziate a debito.
Da allora, il calo è stato di qualche decimo. Un po’ poco per esultare, soprattutto a fornte dei servizi offerti.

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