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Scritto da il ott 9, 2016 in Attualità, Monitoraggio, Museo degli orrori, Primo Piano | 0 commenti

Immigrazione: tutti i numeri di un fallimento all’italiana

Immigrazione: tutti i numeri di un fallimento all’italiana

In Italia arrivano sempre più migranti, ormai da diversi anni. Perché? Le colpe dei nostri governi sono enormi: fra una guerra suicida e un’umiliante irrilevanza a livello europeo, l’Italia ha messo in campo anche delle missioni di salvataggio che hanno attirato nel nostro Paese sempre più persone. Ecco i dati che lo provano.

Sono essenzialmente tre le rotte percorse negli ultimi vent’anni dagli immigrati per arrivare in Europa attraverso il Mediterraneo: quella che dal Marocco conduce alla penisola iberica; quella che dal Maghreb porta in Sicilia; quella che parte dalla Turchia e arriva in Grecia per poi proseguire nei Balcani. Rotte che soprattutto nell’ultimo lustro hanno visto un traffico in crescita prima costante e poi esponenziale.

A darne una fotografia molto vivida sono i dati della Fondazione Leone Moressa pubblicati sul Sole 24Ore dello scorso 12 settembre nel 2011, anno dell’inizio della lunga guerra civile in Libia, arrivarono in Europa 141mila persone (309mila richieste d’asilo a vario titolo). Nel 2015, per ora anno record, sono stati registrati invece 1,8 milioni di sbarchi e transiti via terra (1milione 320mila richieste d’asilo, + 328% rispetto a quattro anni prima).

Tragicamente, di anno in anno aumentano anche i morti in mare: secondo la CNN nel 2014 3279 persone erano annegate attraversando il Mediterraneo; nel 2015 sono state 3673 ma al 25 agosto dell’anno in corso erano già 3165.

In questo scenario che non è esagerato definire di esodo biblico, l’Italia si è distinta negli ultimi anni per l’incapacità di fermare le partenze o anche solo di contenerne il numero in modo significativo.

La caduta di Gheddafi: un suicidio italiano

Le cause di quest’aumento sono diverse e complicate, ma riconducibili a fattori geopolitici che si possono comunque identificare con ragionevole precisione. Decisivo per quanto riguarda il numero di arrivi in Italia è stato il crollo del regime del colonnello Gheddafi in Libia, nell’ottobre 2011: se nel 2009, all’indomani dell’accordo italo-libico per il contrasto al traffico d’uomini, nel nostro Paese arrivarono 9.600 clandestini e nel 2010 questo numero precipitò a 4.400, nel 2013 il totale schizza a quasi 43mila. Un’inezia, se paragonati ai 141mila dell’anno successivo.

Tragica la decisione del governo italiano di non opporsi ma anzi di sostenere la deposizione di un dittatore che era sì a capo di un regime autoritario e antidemocratico, ma che per il nostro Paese rappresentava un interlocutore autorevole e sotto diversi punti di vista affidabile.

Mare Nostrum e i soccorritori trasformati in taxisti

Nel 2013, all’indomani della strage di Lampedusa, il governo italiano ha varato l’operazione Mare Nostrum, vasta missione di salvataggio di vite umane nel canale di Sicilia. Tuttavia quella che doveva essere una missione umanitaria che prevedeva pattugliamenti fino a poche miglia dalle coste libiche è stata così operosa da spingere gli scafisti, in molti casi, a telefonare alla Guardia Costiera italiana prima di partire: “pronto, a quest’ora di questo giorno saremo a queste coordinate, venite a salvarci”.

L’impatto sugli arrivi è stato evidente: come mostra lo studio pubblicato dagli economisti palermitani Carlo Amenta e Paolo di Betta insieme al magistrato della Dda di Palermo Gery Ferrara, con Mare Nostrum gli arrivi sono aumentati mensilmente di 312 unità in media, mentre con le altre operazioni sono comunque aumentati di 279 unità.

 L’Italia penalizzata dalle regole europee e incapace di valersene

A spiegare l’enorme mole di migranti arrivati in Italia concorre poi un importante fattore legislativo a livello europeo: il Regolamento di Dublino III, adottato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Europeo nel 2013, definisce diversi aspetti del diritto d’asilo nella Ue, stabilendo fra l’altro che ogni richiedente asilo ha diritto a richiedere la protezione internazionale solo e soltanto nel primo Paese dell’Unione in cui mette piede. Una legge che evidentemente penalizza i Paesi di primo arrivo, Italia, Grecia e in misura minore Spagna.

La legge europea, già di per sé squilibrata a favore dei Paesi dell’Europa settentrionale e centrale, viene peraltro applicata in maniera difforme. A partire dalla tarda primavera del 2015, Paesi confinanti con il nostro come Francia e Austria hanno iniziato a presidiare le frontiere, in violazione del Trattato di Schengen, per imporre il rispetto del Regolamento di Dublino. Negli stessi mesi, però, l’Italia non riusciva ad imporre l’osservanza di quelle stesse leggi agli immigrati che da altri Paesi Ue entravano nei confini nazionali, dimostrando un’incompetenza davvero clamorosa. In pratica, un immigrato che transita dall’Italia alla Francia viene respinto dai transalpini in base a Dublino III, ma se la stessa persona transita dall’Austria all’Italia, le autorità italiane faticano a imporre il rispetto dello stesso Dublino.

Nel 2013 ad esempio la Germania aveva riammesso 4316 immigrati attraverso il Paese in cui sono entrati in Europa (nel 2008 erano stati 2112), mentre l’Italia nel 2013 ne ha rimpatriati appena cinque!

I ricollocamenti: l’Italia beffata dai “fratelli” europei

Emblematica dell’irrilevanza italiana a livello europeo in materia d’immigrazione è poi la questione dei ricollocamenti interni alla Ue. Nel maggio 2015 la Commissione europea ha varato l’Agenda sull’immigrazione per compensare almeno in parte gli squilibri di Dublino. Tuttavia i piani di Bruxelles in tal senso (che peraltro escludono Danimarca, Regno Unito e Irlanda grazie alla clausola dell’opt out ed sin dall’inizio sono stati fortemente osteggiati da Francia e Spagna, nonostante Alfano abbia salutato il piano europeo come la “caduta del muro di Dublino!!) prevedono un ricollocamento di circa 30mila migranti presenti sul suolo italiano a fronte di una previsione di arrivi che si stima nell’ordine delle centinaia di migliaia all’anno.

In un anno di ricollocamenti dall’Italia sono partiti appena mille, meno del 3% (persino dalla Grecia ne sono partiti “addirittura” 3500 su oltre cinquantamila).

L’unico intervento efficace approvato dalla Ue per contrastare gli arrivi, l’accordo con la Turchia del marzo 2015, è andato a beneficio della sola Grecia. Se nel primo trimestre del 2016, prima dell’entrata in vigore dell’accordo, passavano dall’Italia solo il 6,6% dei migranti diretti in Europa, nel secondo semestre dell’anno in corso questa percentuale era più che decuplicata: 68,0%.

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