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Posted by on lug 19, 2013 in Attualità, Europa e Euro | 0 comments

Italia non è la pecora nera dell’Ue e dovrebbe comunicarlo meglio

Italia non è la pecora nera dell’Ue e dovrebbe comunicarlo meglio

Qui di seguito la seconda parte dell’intervista al prof. Fortis, incentrata sulla situazione finanziaria italiana rispetto all’Euro-zona

D: In ottica europea il nostro debito pubblico viene sempre additato come il dato più pericoloso e la fonte delle preoccupazioni dei mercati. Siamo così distanti da quelli degli altri Paesi?

R: Si siamo sempre tirati in ballo noi, ma non pensi, se quello dell’Italia è di 2.000 miliardi quello della Francia è ormai praticamente lo sesso e l’Inghilterra ne ha 1.900, gli Stati Uniti hanno 15.000 miliardi di dollari di debito e la Germania ne ha 2.100 …

D: Per non parlare di quello privato…

R: Esatto, ma non solo. Il debito non è importante solo in termini assoluti, dipende anche come è scadenzato nel tempo, sei lei va a vedere un grafico presente sul sito della BCE, nella rivista“Financial Stability Review” noterà un grafico che riguarda il fabbisogno statale lordo dei governi dei Paesi dell’eurozona, cioè l’ammontare di denaro che lo Stato deve recuperare per finanziare il debito esistente e il nuovo debito costituito dal deficit scoprirà che l’Italia è solo il sesto Paese per fabbisogno statale lordo dell’eurozona, davanti a noi c’è la Francia e la virtuosa Olanda è subito dietro di noi al settimo. Quindi il nostro debito ha delle decadenze molto ben distribuite nel tempo e in più abbiamo un deficit molto basso. Questo deficit basso è stato guadagnato massacrando l’economia e allora bisognerebbe farlo valere, invece di farci massacrare dalle agenzie di rating che ci declassano proprio alla vigilia del collocamento dei nostri titoli; sembrano quasi telefonate queste declassazioni, in modo tale che chi deve comprare i titoli non compra i nostri ma compra quelli di alcuni Paesi più vicini alle agenzie di rating.

D: in cifre questo cosa vuol dire?

R: Con le cifre che si estrapolano dai grafici della BCE, calcolando il fabbisogno statale lordo sul Pil si può fare una stima approssimativa: l’Italia deve chiedere ai mercati ogni anno 400 miliardi, ma la Germania ne chiede circa 420 mentre la Francia quest’anno deve raccogliere 520 miliardi di euro. Alla faccia del debito Pil più basso non è solo l’Italia che ogni anno deve chiedere soldi ai mercati, i 4 PIGS messi insieme da soli chiedono più dell’Italia. Noi dobbiamo spiegarle ai mercati queste cose invece di attaccarci a degli indicatori che non servono a nulla, ma qui dormono tutti, Istat, Banca d’Italia e Governo. Non si risolveranno le cose ma almeno possiamo cercare di non farci mettere all’angolo.

D: Siamo troppo autocritici secondo Lei?

R: Ma secondo Lei è normale che la CGIA di Mestre, con tutta la simpatia che ho verso di loro, esce quasi sempre con un’agenzia con notizie terribili su famiglie, aumento della povertà, della cassa, ogni volta che c’è una notizia negativa sull’Italia diventa la notizia del giorno. Negli altri Paesi europei nessuno delle varie istituzioni si permette di comunicare ai giornali notizie negative sui loro stessi Paesi. Vige la regola del silenzio, noi rasentiamo l’autolesionismo. Caso lampante il deficit statale francese, la Francia ha annunciato che farà ogni sforzo per ridurre il deficit, ma guardi che non riusciranno quest’anno a scendere sotto il 4%, si figuri sotto al 3%; però non lo sapremo fino alla fine dell’anno, qui da noi invece si stanno già facendo i calcoli e previsioni sulla manovrina d’autunno che dovremo fare.

D: Questo crede che incida anche sui margini di manovra da negoziare con la Commissione Europea?

R: Certo, bisogna negoziare condizioni con la Commissione Europea per avere maggiori margini di manovra fiscale, ma se uno si presenta dicendo:”ho la peste bubbonica”, non è facile. Ad esempio c’è una Spagna che silente silente si è portata a casa i soldi per salvare le banche, tra cui i soldi degli italiani, con un deficit che l’anno scorso è arrivato al 10,8% del Pil quando il nostro era fermo al 3%. Dovrebbe tagliare il deficit di 4-5 punti, non riusciranno a tagliarlo nemmeno di 2.

D: In molti Stati hanno chiesto proroghe per il fiscal compact e i rientri nei parametri. Avremmo dovuto farlo anche noi?

R: Noi non le abbiamo chieste ed io ero favorevole a questa scelta, eravamo in una procedura d’infrazione e dovevamo uscirne. Ma ora che ne siamo usciti, mettiamo i numeri sul tavolo, facciamo valere le nostre cifre, perché la Commissione europea concede proroghe e margini di manovra a tutti i Paesi, anche a quelli con una situazione finanziaria peggiore della nostra ma poi quando tocca all’Italia rispunta il secondo debito/Pil più alto d’Europa. Vuole un’idea della nostra sostenibilità? Noi siamo sopra il 100% del debito/Pil da vent’anni, qui ci sono Paesi che rischiano il fallimento dopo aver superato l’80% del rapporto debito/Pil in sei mesi.

D: Quindi, il peggioramento più evidente riguarda altri stati dell’Eurozona?

R: Il punto è che le istituzioni italiane dovrebbero prendere atto che il mondo è cambiato negli ultimi dieci anni, chi prima era virtuoso ora è un “peccatore”. Noi nel 1995 avevamo un debito pubblico doppio di quello francese e di quello inglese, ora Inghilterra e Francia sono al nostro livello in miliardi di euro. Ogni volta che l’euro sta per saltare puntano il dito contro di noi, ma vediamo come farà la Francia a recuperare 500 miliardi di euro, ci riuscirà solo perché probabilmente in parte li sottoscriverà la Germania, perché se venisse a mancare la Francia l’euro zona crollerebbe, la Francia è una foglia di fico. Se succedesse quello che le banche tedesche hanno fatto nel 2011 che si sono messe a vendere i titoli di stato italiani, lo spread della Francia dai 60/70 punti di adesso arriverebbe facilmente ai 200.

D: E se la Francia è la foglia di fico, l’Italia che ruolo ha? Il terzo incomodo?

R: L ’Italia è il pretesto, oltre i Paesi periferici, per continuare l’austerità, per dire che c’è qualcosa di più grande ed importante di Grecia e Portogallo. Ma questo non era vero nel 2010, nel 2011 e non lo è nemmeno adesso. Abbiamo avuto un tremendo problema d’immagine nel 2011 e ci siamo giocati i denari dell’austerità con le conseguenze che conosciamo. Nel 2011 quando il Governo Monti non aveva ancora fatto nulla, il Governo Berlusconi, che non era in campo economico che peccava, ha chiuso l’anno con una crescita del tasso di disoccupazione rispetto al 2008 tra i più bassi al mondo, con il debito pubblico che era cresciuto meno di quello della Germania anche in termini di Pil, con il livello del consumo delle famiglie che era tornato a quello del 2008, con l’Inghilterra sotto di tre punti, la Spagna sotto di 5. Noi abbiamo scassato l’economia per dimostrare di essere virtuosi. Bisognerebbe iniziare a parlarne in Italia, senza buttarla in politica ma parlando solo dei numeri. Il nostro è stato più un problema d’immagine che un problema economico.

Twitter: @MarioGrigoletti

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