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Scritto da il nov 21, 2018 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Italia vecchia e spopolata: la vera crisi è demografica

Italia vecchia e spopolata: la vera crisi è demografica

L’allarme sulle culle vuote non è solamente retorico: la situazione italiana è allarmante. L’età media della popolazione continua a salire e il saldo naturale fra morti e nuovi nati è negativo di quasi 200mila unità: il peggiore dell’Unione Europea. La colpa? Politiche per la natalità portate avanti a colpi di bonus e assenza di riforme strutturali (a partire da quelle fiscali)

Il nome di questo sito, Capire davvero la crisi, è stato scelto nel tentativo di spiegare alcune dinamiche della difficile stagione economica che si è aperta per l’Europa e per l’Italia a partire dal 2008, innescata dal crack di Lehman Brothers.

Tuttavia la crisi, purtroppo, si estende ben oltre i confini della finanza e dell’economia e tocca – anche in conseguenza dei mutamenti che entro questi limiti avvengono – almeno in apparenza assai distanti. Troppo poco spesso si parla di una crisi che sta assumendo proporzioni drammatiche, in particolare modo per il nostro Paese: quella demografica.

Una popolazione sempre più vecchia

Più che di crisi, in questo caso, occorrerebbe invece parlare di emergenza. Gli italiani non fanno più figli e l’età media della popolazione continua inesorabilmente a salire. Un dato fotografa l’attuale situazione in tutta la sua drammaticità. Nell’ultima settimana di ottobre, l’Istituto di studi e ricerca Carlo Cattaneo analizzando dati Istat, ha rilevato come per la prima volta dal 1861, quando iniziò la serie storica delle rilevazioni, la popolazione con più di 60 anni supera quella con meno di 30 anni. L’età media è di 45,4 anni. Gli under 30 sono il 28,4% del totale degli italiani, gli over 60 il 28,7%. Un sorpasso che deve farci riflettere, perché è paradigmatico.

Se l’età media della popolazione cresce, infatti, è evidente che mentre gli adulti invecchiano, i giovani non fanno abbastanza figli per mantenere la bilancia in equilibrio. Così l’Italia non si trova solo più vecchia ma anche sensibilmente meno popolosa.

Una città come Catania è già sparita

Il mutamento di tendenza infatti non è stato infatti né improvviso né imprevedibile. Le famiglie italiane fanno sempre meno figli e il trend va avanti da un pezzo, anche se i ritmi di questa decrescita stanno subendo una pericolosa accelerazione proprio negli ultimi anni. 

Fra il 2014 e il 2017 l’Italia ha perso 310mila abitanti: l’equivalente di una città appena meno popolosa di Catania e con molti più abitanti di Venezia. Secondo una stima pubblicata su Panorama, se la tendenza non si inverte, nel prossimo ventennio si rischia di perdere 2,8 milioni di abitanti: praticamente sparirebbe l’intera popolazione di Roma.

La situazione peggiore? Al Sud

Al 1 gennaio del 2018 i residenti nello Stivale e nelle isole erano 60.494.000, ben 100mila in meno dell’anno precedente. Il calo è più evidente al Sud. Fra le Regioni dove la popolazione diminuisce più velocemente, solo la Liguria (che grazie al numero record di ultracentenari è addirittura la regione più vecchia d’Europa) non appartiene al Mezzogiorno. La Regione d’Italia dove la crisi demografica si fa sentire con più ferocia è la Basilicata, che perde il 13,1% della popolazione. Segue la Liguria, che fa segnare un poco lusinghiero -11,8%. Quindi vengono Puglia, Molise, Calabria, Sardegna e Sicilia, che perdono tutte all’incirca il 10% della popolazione. 

A livello nazionale gli abitanti crescono solo in Lombardia e in Trentino, ma questo basta appena a mantenere la situazione del Nord complessivamente in equilibrio. Al Centro invece, certifica il Sole 24Ore, il calo è del 14×1000; al Sud del 35×1000 e nelle Isole addirittura del 52×1000.

Particolarmente preoccupante il dato sulle nascite, che nel 2017 sono state 464.000, in calo del 2% rispetto all’anno precedente, quando furono 473.000. Si tratta della nona rilevazione consecutiva con il segno negativo dal 2008. Una tendenza che ormai tende a cronicizzarsi. 

Molti più morti che nuovi nati

E le cose non migliorano se si prende in esame il cosiddetto “saldo naturale”, ovvero la differenza fra il numero dei morti e quello dei nuovi nati: nel 2017 in Italia il saldo negativo è stato di -191mila unità, collocando il nostro Paese all’ultimo posto della classifica fra i 28 Stati dell’Unione Europea, come dimostrato dagli studi della Fondazione Leone Moressa elaborati su dati Eurostat

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Un futuro che fa paura

Le proiezioni per gli anni a venire, poi, gettano davvero nello sconforto: leggendo il Rapporto 2018 sull’economia dell’immigrazione pubblicato dalla Fondazione Leone Moressa, si scopre che non solo l’arrivo di migranti, ai ritmi attuali, non risolverà il problema del calo demografico galoppante. Ma anche che – ed è ben peggio -per il 2050 ci si aspetta una diminuzione di 7 milioni di individui nella fascia di età 15-64 anni e un corrispondente aumento di 5 milioni di persone con più di 65 anni. 

Rispetto ad oggi, alla metà del secolo la popolazione italiana calerà complessivamente del 17%. Ipotizzando di vivere in un Paese di single, quasi due case italiane su dieci rimarranno vuote. Uno scenario davvero inquietante.

Una soluzione? Proviamo ad imitare la Francia

Il rimedio? Una possibile soluzione può venire dall’osservazione della classifica Eurostat sui Paesi dell’Unione Europea con il migliore saldo naturale. In testa alla top 10 c’è la Francia, con un tasso positivo di 164,6mila nati rispetto ai morti. Tutto sommato si tratta di un Paese con una popolazione complessiva leggermente superiore alla nostra, con un apparato statale dalla tradizione centralista e interventista come quello italiano e con un’economia che per alcuni aspetti si può raffrontare con quella italiana.

Eppure in Francia ogni donna ha in media 1,93 figli, mentre in Italia questo valore precipita ad 1,35 figli per donna. Il motivo? Più che non nei bonus erogati una tantum, occorre ricercarlo nelle politiche strutturali di sostegno alla natalità. Nel 2015, come ben sottolinea il quotidiano cattolico Avvenire , la Francia ha dedicato alle politiche per la famiglia il 2,5%, mentre l’Italia ha consacrato a questa voce appena l’1,7% del Prodotto interno lordo. 

Inoltre da uno studio della Cgia di Mestre pubblicato a fine 2017 emerge che la differenza fra le scelte seguite dai governi di Roma e quelle degli esecutivi di Parigi è maggiore nelle decisioni in materia fiscale. In Francia si è preferito dare ossigeno soprattutto alla classe media. Si calcola che adottando il sistema francese, una famiglia italiana monoreddito con due figli e un reddito di almeno 35mila euro all’anno risparmierebbe in 12 mesi ben 6mila euro di tasse. Con 60mila euro di reddito, il risparmio salirebbe a 14,5mila euro. 

Con un calo demografico da bollettino di guerra, il sostegno alla natalità è una priorità che ormai non è più differibile. E gli incentivi fiscali, come insegna la Francia, potrebbero essere la via maestra.

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