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Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il set 24, 2017 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

“La sinistra vuole omologare la Svizzera all’Ue. La civica ci salverà”

“La sinistra vuole omologare la Svizzera all’Ue. La civica ci salverà”

In un’intervista, il nostro fondatore Alberto Siccardi analizza i motivi dell’importanza dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, oggetto di un referendum cantonale in Ticino. La lotta per la qualità di questa materia vitale, spiega Siccardi, è funzionale alla creazione di una cittadinanza libera e consapevole, pronta a battersi per la propria indipendenza e per i propri diritti. Educazione civica, dunque, fa rima con democrazia e partecipazione.

Insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, riforma del sistema pensionistico e sicurezza alimentare: sono questi i principali temi su cui saranno chiamati ad esprimersi gli elettori del Canton Ticino, in Svizzera, nel referendum bandito per il 24 settembre.

Pur essendo il nostro un sito dedito principalmente al monitoraggio delle vicende politiche ed economiche italiane, in più occasioni abbiamo scelto di seguire anche quanto avviene in Ticino, regione in cui lavorano i fondatori Alberto Siccardi e Marcello Foa. In votazione c’è peraltro un argomento – l’insegnamento obbligatorio dell’educazione civica – che ci sembra di particolare interesse per un Paese come l’Italia dove esso rappresenta un’assenza vistosa dal dibattito politico pubblico.

Anche per questo abbiamo deciso di parlare del referendum di domani (oggi per chi legge, ndr) con il nostro fondatore Alberto Siccardi, da tempo attivo nella politica ticinese e da sempre strenuo avvocato della democrazia diretta e, come abbiamo già visto, dell’insegnamento della civica.

Dott. Siccardi, lei sul Corriere del Ticino e su questo sito, in passato ha scritto “Se  un ragazzo non sa cosa sia un referendum o un’iniziativa popolare o non ha idea dei motivi che fanno della Svizzera un grande Paese, da adulto non potrà difendere la propria libertà e i propri diritti. Ma l’educazione civica è di fatto già obbligatoria nelle scuole ticinesi. Qual è dunque l’oggetto specifico del referendum?

“L’insegnamento civico è inserito nella Costituzione ticinese e nella costituzione federale elvetica. Ma la civica non è insegnata seriamente. Noi per questo chiediamo che a questa materia vengano riservate due ore al mese dedicate, senza ‘spalmarla’ durante l’orario riservato ad altri insegnamenti.”

Qual è la situazione attuale?

“Attualmente si insegna storia ed educazione civica. Ma noi del comitato del Sì vogliamo restituire più importanza ad un argomento che riteniamo fondamentale per la formazione di una cittadinanza consapevole.”

E chi si oppone a questo progetto?

“Le forze che fanno capo ai socialisti, la sinistra democristiana e liberali. Sono partiti che hanno una doppia faccia, si fingono liberali e poi si atteggiano a radicali. Oltre agli insegnanti.”

Ma perché si oppongono alla riforma della civica?

“Bisogna capire che ci sono forze che vogliono portare la Svizzera in Europa…”

E questo cosa c’entra?

“C’entra eccome. Svalutando l’insegnamento della civica si creeranno generazioni di cittadini non più consapevoli delle specificità e dei vantaggi del sistema politico elvetico. Prova di questo è che lo stesso processo sta andando avanti anche in altri cantoni.”

E gli insegnanti cosa dicono?

“Sono una lobby potente, legatissima alla sinistra e molto influente presso le famiglie. Si immagini che alcuni studenti che ci avevano reso delle dichiarazioni sono stati redarguiti dal preside. Gli insegnanti sono per il mantenimento dello status quo, ma i dati delle università ci dicono che la situazione non è così rosea.”

In che senso?

“Nel 2011 l’università Supsi ha pubblicato un’indagine sull’insegnamento della civica: è emerso che era pieno di lacune. ho raccolto 10mila firme in otto giorni ma ho dovuto lottare per quattro anni contro il dipartimento scolastico ticinese capeggiato dal socialista Bertoli. Alla fine la legge è passata in parlamento col 90% dei voti. E poi siamo arrivati al referendum”.

Ora siamo dunque al redde rationem: quali le sensazioni della vigilia?

“Mi sono battuto per anni per l’insegnamento della civica ma ora non sono più sicuro perché la campagna elettorale è stata troppo cattiva. Si figuri che il comitato per il No me ne ha dette dietro di ogni colore e c’è stato addirittura chi ha accostato le nostre posizioni alle immagini del Ku Klux Klan. Ma con noi c’è mezza popolazione: lo svizzero medio è attaccato alle proprie abitudini e all’insegnamento della civica – strumento principe per la difesa della specificità elvetica – tiene.”

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