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Scritto da il set 20, 2018 in Attualità, Monitoraggio, Primo Piano | 0 commenti

La svolta moderata di Salvini in economia

La svolta moderata di Salvini in economia

Con l’avvicinarsi della Legge di Bilancio Salvini sembra aver imboccato la via del moderatismo: rinuncia agli annunci roboanti in materia economica e riprogetta le riforme all’insegna del realismo. Un passo per volta e con juicio, per citare il Manzoni. I mercati apprezzano ma intanto gli alleati di governo del M5s chiedono al Tesoro 10 miliardi per finanziare il reddito di cittadinanza. Sarà un caso, ma questa pretesa arriva proprio nel momento in cui i sondaggi li vedono in affanno.

“Faremo il possibile e l’impossibile per rispettare i vincoli esterni dell’Unione europea” in materia economica. Una frase che sembrerebbe attribuibile a Mario Monti e che invece è firmata da Matteo Salvini, intervenuto la scorsa settimana al Forum Ambrosetti, il gotha della finanza e delle istituzioni.

Che il leader leghista abbia preso un abbaglio in conseguenza del troppo sole che nonostante l’avvicinarsi dell’autunno continua a stringere l’Italia nella morsa del caldo? L’ipotesi è da escludere. Piuttosto, il vicepremier (che è tale solo di nome, poiché di fatto conduce l’azione di governo, in tandem col suo omologo grillino Di Maio) è protagonista – almeno sul terreno dell’economia – di una svolta moderata che va seguita con attenzione.

Le tappe di questo percorso sono molteplici e articolate. In campagna elettorale e nei mesi convulsi precedenti la formazione del governo lega-stellato il ministro dell’Interno non ha lesinato annunci anche roboanti, come quello di voler realizzare tutti insieme abolizione della riforma Fornero, Flat Tax e reddito di cittadinanza.

Questo sito, che da sempre caldeggia l’adozione di riforme anche ardite ma sempre realistico, aveva messo in guardia contro i rischi di una politica economica portata avanti a colpi di annunci (e finanziata, si ventilava, con l’impossibile cancellazione di 250 miliardi di euro di debito. Ebbene – sia detto con modestia – ma Salvini pare avere ascoltato.

Nelle ultime settimane ha corretto la mira e rilasciato dichiarazioni che parlano di obiettivi decisamente più realistici.

Nel giro di pochi giorni ha ribadito la volontà di superare la riforma Fornero, suo storico cavallo di battaglia, ma ha indicato l’obiettivo principale nell’incentivare l’occupazione giovanile e non più nella lotta per i diritti di esodati e pensionati. 

Inoltre ha da tempo “stemperato” la proposta originaria della Flat tax, che ora viene presentata con tre aliquote e un impianto molto meno radicale di quello suggerito in campagna elettorale.

Per quanto riguarda gli investimenti in infrastrutture, sin da agosto ha ribadito l’impegno a realizzare Tap e Tav nonostante le resistenze del MoVimento 5 Stelle e ha anche frenato i bollori grillini che dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova vorrebbero nazionalizzare tutte le aziende statali privatizzate negli ultimi decenni.

Quella del possibile contrasto con gli alleati di governo pentastellati è una delle questioni più scottanti per la realizzazione del programma, che in economia vede in effetti due linee sempre più divergente: una gialla e una verde.

Non è un caso se, forte delle rilevazioni che vorrebbero il Carroccio davanti ai Cinque Stelle, ha “dimenticato” di inserire il reddito di cittadinanza fra le priorità del governo.

In affanno nei sondaggi, il MoVimento prova a forzare la mano sul reddito di cittadinanza, arrivando – secondo alcune ricostruzioni di stampa poi parzialmente smentite- a intimare al ministro dell’Economia Giovanni Tria di trovare al più presto 10 miliardi per realizzare la misura-simbolo di un’intera campagna elettorale. Il titolare di via XX Settembre per tutta risposta avrebbe contattato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dicendosi pronto alle dimissioni se impossibilitato a svolgere il proprio mandato in autonomia.

Il clima è senza dubbio teso e la smania grillina di fare non trova la sponda di Salvini, impegnato ad alzare i toni su altri fronti (l’immigrazione e le elezioni europee) ma non su quello economico. Certo è innegabile che Tria, fortemente voluto dal Quirinale, abbia delle frizioni anche con alcuni leghisti fra i più radicali (ancora si discute dei dettagli della cosiddetta “pace fiscale”, che al Tesoro non vogliono sia un condono mascherato). 

Tuttavia ora che con l’avvicinarsi dell’autunno si approssima anche la data dell’approvazione della Legge di Bilancio, Salvini ha sapientemente abbassato i toni, raccogliendo peraltro anche reazioni positive da parte dei mercati. 

Se l’Italia deve comunque in qualche modo sottostare ai vincoli europei, a Bruxelles sanno bene che all’attuale Commissione non conviene andare allo scontro frontale con Roma e con il terzo Paese contribuente dell’Ue, soprattutto a meno di un anno dalle elezioni.

È probabile che si giungerà a una soluzione di compromesso, con il rapporto deficit/Pil in lieve aumento per finanziare le riforme promesse e alcune pretese del governo Conte che verranno rintuzzate dalla Commissione. La Banca centrale, per il momento, si limita ad aspettare la Legge di Bilancio ma condanna le dichiarazioni ad effetto, che in borsa rischiano di rivelarsi un boomerang. Salvini pare aver già afferrato il messaggio. Di Maio ancora no.

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