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Scritto da il feb 16, 2016 in Attualità, Banche, Europa e Euro, Finanza, Primo Piano | 0 commenti

La tempesta perfetta in borsa, spiegata da Giulio Sapelli

La tempesta perfetta in borsa, spiegata da Giulio Sapelli

In Borsa sembra essersi scatenata la tempesta perfetta: cosa sta succedendo? Lo abbiamo chiesto all’economista Giulio Sapelli, che ha analizzato per noi gli elementi principali di queste turbolenze: la perdita d’autorevolezza dell’Europa dei tecnocrati e delle banche; i cambiamenti nel mercato globale del petrolio; i rivolgimenti geopolitici. Dandoci un quadro di tutti gli elementi che sembrano prospettare uno scenario da incubo

 

Cosa sta succedendo alle borse europee e a quella italiana in particolare? Il 2016 non si era aperto sotto i migliori auspici, ma nelle ultime settimane stiamo assistendo a una serie di ribassi prolungati, innescati da una serie di vendite frenetiche soprattutto nel settore dei bancari.

I titoli finanziari bruciano denaro su denaro, mentre gli investitori sembrano ricorrere in massa all’acquisto di beni rifugio – tipicamente gli auriferi. Sicuramente pesa la cattiva ricezione che i mercati hanno riservato a misure controverse come l’adozione del bail-in e del quantitative easing , che cela il desiderio nemmeno troppo nascosto di Bruxelles di acquisire via via il controllo – tramite acquisti di titoli di Stato a rischio da parte della pantagruelica Bce – di fette sempre più ampie della sovranità degli Stati nazionali, come ben spiega Marcello Foa nel suo blog, riprendendo il saggio “Rimetti a noi i nostri debiti” di Luca Ciarrocca.

Le vicende europee, già di per sé piuttosto intricate, si inseriscono però in un quadro geopolitico globale in evoluzione – la comprensione delle cui dinamiche è però essenziale per provare a capire cosa sta succedendo in questi giorni sui mercati internazionali.

A questo proposito abbiamo intervistato Giulio Sapelli, economista di fama internazionale e professore di Storia economica e di Economia politica all’Università Statale di Milano. Che ha indicato alcuni fattori fondamentali per comprendere l’attuale tempesta finanziaria.

 Professor Sapelli, cosa sta succedendo in borsa?

“A determinare la situazione attuale concorrono diversi fattori. Per iniziare, come sempre, non si può prescindere dalle trasformazioni che stanno attraversando il mercato dell’energia e soprattutto quello del petrolio. Senza dimenticare gli effetti della deflazione.”

Come cambiano questi scenari?

“Il prezzo del petrolio è in caduta libera. Le forze che perdono dall’abbassamento del prezzo del petrolio sono più deboli di quelle che ci guadagnano. L’India ad esempio non ha petrolio, lo importa e trae grande vantaggio da questa caduta del prezzo: cresce del 5%-6%.”

Come mai lo stesso discorso non vale per l’Italia? Non importiamo anche noi petrolio?

“È vero, l’Italia importa petrolio. Ma il nostro fa parte di quei Paesi che hanno o hanno avuto le major, che hanno grandi aziende che lavorano nel petrolio e hanno un peso rilevante nella borsa per capitalizzazione. E che quindi hanno visto scendere i propri titoli. Inoltre c’è un’altra questione.”

Quale?

“Bisogna capire che il prezzo del petrolio, a differenza di quello che si pensa, non è fissato dalle quantità fisiche – cioè dalla domanda e dall’offerta, come vorrebbe l’ipostatizzazione dell’economia neoclassica. Il prezzo è fissato dalla scommessa finanziaria fatta sul prezzo.

Il petrolio si vede sui future, sugli swat: si vendono dei collaterali, dei future, delle azioni, delle special purpose entities…che presuppongono che il petrolio costi un costo x nel prossimo decennio. È evidente che una discrasia così grande fra quantità fisica e scommesse finanziarie non può che provocare gravi turbolenze sui mercati.”

Poi c’è un elemento geostrategico

“Che è fondamentale. L’Arabia Saudita – sconvolta da una lotta di successione interna – è preoccupata per la riammissione nella comunità dell’Iran nella comunità internazionale e per l’autosufficienza energetica Usa data dallo shale oil.

Poi c’è la Cina: il crollo delle borse è l’effetto disastroso anche dell’aver permesso alla Cina di gonfiarsi artificialmente. Il peso della capitalizzazione di borsa cinese influisce sull’economia cinese solo per il 5%, eppure se ne parla come di un disastro di proporzioni inedite. La caduta della Borsa di Shangai e di Shenzhen ai cinesi non interessa. Quasi nessun cinese compra le azioni della borsa cinese: hanno ancora un’economia di tipo primitivo, tranne che sulla costa. I cinesi hanno quotato le loro società in giro per il mondo; il mondo ci ha creduto e ora ne paga il prezzo.”

Le autorità italiane che responsabilità portano nel crollo di Piazza Affari?

“Bankitalia ha provocato una caduta nella credibilità tecnocratico-istituzionale. Antonio Fazio, che pure aveva i i suoi difetti, aveva una strategia di difesa nazionale e aveva contribuito a costruire un modello economico. Ora invece a Palazzo Koch c’è una mancanza di vigilanza e di autorevolezza dell’Istituto centrale. E di Consob non voglio nemmeno parlare.”

Come si esce da questa tempesta?

“Si esce con un po’ più di crescita, un po’ più di ripresa e seguendo il modello degli operai tedeschi che hanno chiesto il 5% di aumento salariale. Se ne esce aumentando la domanda, favorendo la ripresa e finendola di parlare di ministero unico del Tesoro in Europa, come vorrebbero tedeschi e francesi. Questa cosa terrorizza le banche e gli investitori, perché vorrebbe dire che il potere del blocco franco-tedesco, che ormai tutti gli investitori vedono con terrore perché dall’Europa vengono solo cose tremende, come il bail in.”

La novità è che l’Europa fa paura alle borse.”

 

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