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Scritto da il feb 25, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

L’Air Force di Renzi? Ora si indaga per truffa aggravata

L’Air Force di Renzi? Ora si indaga per truffa aggravata

Svolta nelle indagini della procura di Civitavecchia sul cosiddetto Air Foce Renzi, l’aereo fortemente voluto dall’allora presidente del Consiglio, salvo poi non essere praticamente mai utilizzato, e per il quale lo Stato sborsò una cifra spropositata rispetto al reale valore di mercato dello stesso. Ora gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per truffa aggravata, di fatto formalizzando l’ipotesi di reato sul contratto di acquisizione – in leasing – tra Palazzo Chigi, Etihad e Alitalia.

I pm, notificando l’avviso di conclusione delle indagini a carico dei 21 soggetti che sono stati ai vertici della nostra compagnia di bandiera dal 2014 al 2017, ipotizzano appunto la truffa aggravata dall’aver ingenerato “nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità”.

Ma facciamo un passo indietro. Già nei mesi scorsi vi avevamo parlato del mistero attorno all’Airbus affittato dal fu governo Renzi con un contratto da 168 milioni di euro spalmati su otto anni. Qui la prima stranezza: Ethiad, proprietaria di quel velivolo, lo aveva precedentemente comprato per appena 6,4 milioni di euro da un misterioso noleggiatore di nome Uthl, del quale però non esiste praticamente traccia. Primo mistero…

Insomma, per quale motivo la compagnia di bandiera degli Emirati (ci) ha venduto un velivolo a un prezzo maggiorato di ben ventisei volte? Secondo (dispendioso) mistero…

Spreco e sperpero di denaro pubblico, soprattutto se pensiamo al fatto che quel “bestione dei cieli” non ha quasi mai decollato e, anzi, è rimasto a prendere la muffa in un hangar dell’aeroporto di Fiumicino. Ora è in attesa di essere smembrato: i suoi pezzi, infatti, saranno rivenduti per cavarci fuori qualcosa, così da tappare per quanto possibile il “rosso”.

Il Fatto Quotidiano, nel silenzio di tanti altri mass media, ha dedicato più di un’inchiesta di approfondimento al caso, mostrando negli scorsi mesi anche le fatture dei contratti in questione e scrivendo che “i quattrini per il pagamento dello stratosferico contratto di rientrerebbero in una specie di scambio di favori tra Alitalia – che a quel tempo era privata – e una delle parti firmatarie del contratto, Etihad, la compagnia dell’Emiro di Abu Dhabi diventata socia della stessa Alitalia grazie soprattutto all’intervento di Renzi”

Palazzo Chigi, come detto, spinse per l’acquisto dell’Airbus 340/500, facendo pressioni sul ministero della Difesa. All’epoca, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti scriveva così al dicastero al tempo in mano a Roberta Pinotti: “Acquisto prioritario, soprattutto in previsione di una serie di missioni assai importanti già previste nei prossimi mesi, in particolare da parte del presidente del Consiglio dei ministri”.

A “stoppare” il tutto – seppur a danno fatto – ci pensò il manager aeronautico Gaetano Intrieri, collaboratore del Mit durante il governo giallo-verde, che oggi sostiene: “Io credo che l’Italia volesse quell’aereo perché era il modo per cui si poteva più facilmente rimborsare Etihad”.

Da qui le indagini, con i giudici contabili della Corte dei Conti e i magistrati della procura di Civitavecchia chiamati a fare chiarezza in una vicenda che dire fumosa è dire poco.

In tutto questo, Matteo Renzi ha sempre detto di non aver nulla a che fare con l’Air Force: “Quell’aereo non era per me, ma per le missioni internazionali delle imprese. Io non ci ho mai messo piede”, ha dichiarato l’ex rottamatore, attuale leader di Italia Viva.

P.S. Sempre tramite Fatto Quotidiano, è stato reso noto uno stralcio di un’informativa di 656 pagine della Guardia di Finanza poi inviata alla procura di Civitavecchia. Ecco, secondo le fiamme gialle l’affare fruttò alla nostra compagnia di bandiera. Nel testo redatto dalla Gdf, infatti, si legge. “In sostanza la necessaria partecipazione di Alitalia Sai all’ operazione, in qualità di intermediario in possesso dei requisiti di legge, avrebbe sicuramente garantito alla compagnia ricavi senza alcun rischio ma, d’ altro canto, ha sicuramente aumentato il costo a carico dello Stato per la fornitura dei servizi di mobilità aerea”.

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