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Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il gen 25, 2019 in Attualità, Debito e spesa pubblica, Primo Piano | 0 commenti

L’Italia si dissangua per ripagare il debito. Ma non serve a nulla

L’Italia si dissangua per ripagare il debito. Ma non serve a nulla

Secondo l’International Institute of Finance, il mondo rischia di sprofondare nelle sabbie mobili di un debito globale di 244mila miliardi. Tentare di ripagarlo tutto non è forse una follia? L’Italia, secondo uno studio, sembra confermarlo: dal 1989 ad oggi abbiamo pagato interessi per il 219% del Pil. E i risultati non si vedono

Un pianeta schiacciato dal debito

Il mondo geme sotto il peso del debito e l’Italia dimostra che le politiche lacrime e sangue per ripagarlo non servono a nulla.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’International Institute of Finance, nel terzo trimestre del 2018 l’indebitamento pubblico e privato del mondo ha toccato la cifra-monstre di 244.000 miliardi di dollari Usa, pari al 318% del Pil dell’intero pianeta.

In particolare, il debito governativo è superiore ai 65mila miliardi di dollari, mentre dieci anni fa si fermava a 37mila miliardi. Tuttavia il problema non riguarda solo il debito pubblico: nel contesto attuale, infatti, cresce anche quello privato – finanziario e non, soprattutto nei Paesi emergenti. In Italia tuttavia, lo si sa, il problema maggiore non è rappresentato dall’indebitamento privato ma da quello pubblico.

Il problema italiano: il debito pubblico fuori controllo

Anno dopo anno continuiamo a sentircelo ripetere: in economia la priorità è abbattere il debito, la cui mole grava da decenni sui conti pubblici italiani e agisce da zavorra sul sistema Italia.
La responsabilità, ci dicono, è dei governi passati che poco o nulla hanno fatto per tenere sotto controllo questo “mostro” che di anno in anno è cresciuto per permettere all’Italia di pagare le proprie spese.

Se è assodato che il debito pubblico italiano è esploso negli anni a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta del secolo scorso, da allora cosa è stato fatto per riportare la situazione sotto controllo?

Vale la pena di dare un’occhiata a uno studio recentemente pubblicato dal sito “Scenari ecomici”, che mostra gli immani sforzi fatti dal nostro Paese negli ultimi decenni per tentare di ripagare il proprio debito.

Sotto la spinta dell’aumento senza freni della spesa pubblica, il deficit esplode negli anni Ottanta e di conseguenza l’ammontare del debito inizia a salire vertiginosamente: si passa dal 54% del Pil del 1980 al 117% del 1993.

La situazione attuale

Oggi il debito veleggia fra il 131% e il 132% del Pil, pari a oltre il doppio del 60% nel rapporto debito/Pil indicato come tetto massimo nel Patto di stabilità e crescita stipulato nel 1997 dai Paesi della Ue. Allora l’Italia, che faceva segnare un poco lusinghiero 114%, avrebbe dovuto abbassare il proprio rapporto di almeno 54 punti percentuali. Lo ha aumentato di 17 punti.
Ma a quanto ammonta il totale di tutti i soldi impiegati per ripagare il debito di questi anni?

Sacrifici sanguinosi per nulla

L’analisi di Scenari economici mostra come, attualizzando i dati all’indice dei prezzi al consumo, l’Italia dal 1980 al 2018 ha pagato 3872 miliardi di euro in interessi, pari al 219% del Pil. 

Per ogni euro di prodotti e servizi prodotti in un anno, ne abbiamo pagati due di interessi.

Negli ultimi tre decenni, dal 1989 al 2018 l’Italia ha pagato 3154 miliardi di interessi, con i valori attualizzati all’indice dei prezzi al consumo all’anno appena concluso, realizzando saldi primari attivi per 994 miliardi.

Cionostante il debito è cresciuto da 1200 a 2310 miliardi di euro ed è aumentato dal 90% al 132% del Pil. “In conclusione – scrive Scenari economici – L’Italia ha comunque fatto per 30 anni enormi sacrifici, con risultati sul fronte del risanamento nulli, e straordinariamente negativi sul fronte della crescita. I salari reali sono scesi al livello del 1997, il Pil pro-capite è precipitato e la disoccupazione è scesa leggermente soltanto al costo di decine di miliardi di incentivi e della precarizzazione di milioni di persone.”

Il “debitalismo”: un tema solo americano?

Alcuni commentatori – come ha fatto Marcello Foa lo scorso anno dalle colonne di questo sito  - hanno suggerito l’espressione “debitalismo” proprio per indicare un’economia largamente basata sul debito. L’espressione era originariamente riferita all’America, ma visti i dati odierni potrebbe essere ben adattata anche all’Italia e, perché, no, alla moderna economia di mercato globale.

Che fare davanti a questa sfida? Di fronte alle difficoltà degli Stati a ripagare il proprio debito, diverse Banche centrali sono ricorse all’artificio del quantitative easing, che ha distribuito fiumi di denaro nelle casse pubbliche. Ma questa politica, che di fatto rappresenta un’alterazione, sia pure a fini benefici, del mercato, non potrà durare in eterno.

Tentare di risalire la spirale del debito, peraltro, è un’impresa che potrebbe anche rivelarsi vana. Ma le conseguenze non saranno – né sono – indolori.

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