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Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il mar 8, 2016 in Attualità, Monitoraggio, Primo Piano, Riforme | 1 comment

Quanto vale la formazione dei figli?

Quanto vale la formazione dei figli?

Riproduciamo un articolo comparso sul Corriere del Ticino a firma di Alberto Siccardi, fondatore di Capire Davvero la Crisi e vicepresidente del partito Ticinese “Area Liberale”. Ad oggi, la Svizzera è forse il solo Stato Europeo che si sottrae ai meccanismi del signoraggio bancario e della tirannia delle lobby economico-finanziario grazie soprattutto a una consolidata esperienza di democrazia diretta, garantita anche dall’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole. È contro ogni depotenziamento di questa materia che occorre combattere per preservare le possibilità dei cittadini di incidere veramente sulle scelte che regolano la vita nazionale dei popoli.

C’è contrapposizione fra cittadini e politici. Sempre più spesso non siamo contenti delle loro decisioni. Ma, a nostra volta, in politica siamo anche disattenti e smemorati. Ci indigniamo, per poi archiviare tutto al fondo della nostra mente. Sappiamo per esempio che molti fra i nostri governanti se potessero ci avrebbero già portati in Europa, ma li rieleggiamo, quasi che fosse un peccatuccio da niente quello di lavorare contro le istanze di libertà della grande maggioranza di noi. Perdoniamo loro le menzogne sulle presunte conseguenze di un isolamento commerciale e ideologico, in cui non crede più nessuno. Essi contano sulla nostra scarsa memoria e ricominciano testardamente da capo anche quando perdono clamorosamente referendum e iniziative popolari.

Diciamolo chiaro, i diritti popolari sono malvisti da molti politici. Qualche esempio e una modesta analisi della situazione.

Dieci anni fa una perizia costituzionale impedì che si votasse per l’inceneritore, che a detta di tutti non sarebbe stato costruito se si fosse votato. E si è fatto di tutto per non votare, per non sentire il popolo su un argomento così importante. Preventivo 250 milioni di franchi, costo 350 milioni, come nelle migliori tradizioni. Tutti ce lo ricordiamo ma la fregatura è nel nostro archivio mentale.

Un mio amico ha chiesto di sapere i costi dell’ospedale di Acquarossa, ma gli sono stati negati, in barba alla legge sulla trasparenza che è stata ottenuta dopo tante lotte e due raccolte di firme, molti anni fa. Ma che amministratore è chi si arroga il diritto di nascondere come si spendono i soldi pubblici? L’iniziativa popolare contro l’entrata strisciante nell’UE nasce dalla constatazione che chi ci governa cerca di farci fessi con la tecnica dei piccoli passi, per portarci in Europa senza neanche farci votare, visto che quando si vota il 70% di noi dice di no.

Anche i Comuni giocano contro i diritti popolari, si oppongono alla raccolta delle firme, proibendo il posizionamento delle bancarelle in posti più favorevoli di altri.

Il Canton Ticino detiene il triste primato svizzero di avere i tempi più corti e le quantità più grandi di firme da raccogliere per i referendum e le iniziative popolari. Giace da tempo una proposta di legge in Gran Consiglio per ovviare a questo problema, aggravato dalla adozione nel 2013 del voto per corrispondenza, nelle comunali, cantonali e federali. Solo i partiti e le grandi organizzazioni, come i partiti e i supermercati, possono ormai raccogliere firme, e ciò mette ancora di più i cittadini in stato di inferiorità rispetto ai poteri forti nel far valere i Diritti Popolari.

Perché tanta acredine, dichiarata o abilmente dissimulata, contro la volontà popolare? C’è una strategia precisa da parte dei poteri forti, governi in primis.

Le maggiori controversie fra cittadini e Governo svizzero si sviluppano in due campi, quello della entrata in Europa e quello della spesa pubblica. Sembrano due battaglie diverse, ma sono collegate.

In Svizzera la spesa pubblica non ha ancora soffocato l’economia, in Europa sì. E da noi non è successo proprio perché il popolo non lo ha permesso, valendosi dei diritti popolari, un deterrente che previene e elimina sul nascere anche decisioni azzardate di chi governa. E chi governa non ne è contento. Da noi non sono ancora avvenute due cose che invece caratterizzano l’Europa, e che avremo se perderemo la democrazia diretta. Esse sono l’indebitamento enorme dei governi verso le banche e una tassazione altissima, che, svuotando le tasche dei cittadini, ha ridotto i consumi e creato la attuale crisi economica. Le tasse e il debito vanno a finanziare la spesa pubblica. Ma perché tanta spesa pubblica? Semplice! Un apparato clientelare costa e non produce, ma è un serbatoio enorme di voti per il politico che lo ha creato e col quale egli conta di essere rieletto. In una Europa senza diritti popolari un politico può veramente fare quello che vuole. L’importante è essere eletto. Egli lavora poi, durante il suo mandato, al solo scopo di aumentare la sua forza elettorale ed essere rieletto. E per questo spende il denaro pubblico, senza freni e senza controlli.

Ma c’è dell’altro. Le banche in Europa finanziano il debito pubblico e in cambio i governi non fanno leggi che ne limitino il potere. Le banche centrali stampano denaro a fiumi a questo scopo, col quale finanziano i governi, e in cambio possono fare indisturbati i loro interessi.

Questi argomenti meriterebbero libri interi, molti sono già stati scritti.

Ora mi direte, cosa c’entra l’educazione civica dei nostri figli? Ma riflettiamo, se un ragazzo di quarta media non sa cosa è un referendum o un’iniziativa popolare o non ha nozioni elementari di economia pubblica, o dei motivi che fanno la Svizzera un grande Paese, da adulto egli non avrà le armi per difendere la sua libertà e i suoi diritti. Poco importa se sa di storia delle religioni o di ecologia.

L’educazione alla cittadinanza è l’unica arma che rimane ai nostri ragazzi, pena essere schiavi dei poteri forti nel prossimo futuro. La Svizzera è l’unico Paese al mondo che ancora resiste.

Per questo è scandaloso che in Ticino non si insegni seriamente la civica nelle scuole e che si tardi tanto a proporre ai cittadini una variazione nel regolamento della scuola, che renda tale insegnamento serio e obbligatorio.

Per questo noi del Comitato promotore per la civica chiediamo che i ticinesi diano una mano innanzitutto a loro stessi e ai loro figli in questa lotta di libertà, facendo sentire la loro voce e dando la sveglia a chi dovrebbe agire.

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1 Commento

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