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Scritto da il mar 27, 2017 in Attualità, Monitoraggio, Museo degli orrori, Primo Piano | 0 commenti

Renzi, campione di promesse non mantenute, si prepara a tornare in campo

Renzi, campione di promesse non mantenute, si prepara a tornare in campo

Dopo tre mesi di silenzio Matteo Renzi scalda i motori per ritornare in politica (ieri sera ha ripreso a pubblicare il “Matteo risponde”). C’è da giurare che anche stavolta ci inonderà di promesse: ma stavolta non ha più la “verginità politica” del 2014. Il beneficio del dubbio gli è già stato concesso e ci ha già delusi: il suo programma roboante non è stato completato e anzi ora è sommerso dagli scandali giudiziari. Ma nulla può frenare la sua ambizione inarrestabile

Alzi la mano chi se lo ricorda. A febbraio 2014, fresco dell’incarico di premier conferitogli da Giorgio Napolitano, Matteo Renzi aveva annunciato trionfalmente di essere pronto a varare “una riforma al mese”, a partire dalla legge elettorale e dalla rivoluzione del mercato del lavoro.

Tre anni dopo, la situazione è eloquente. Renzi ha perso il governo e la segreteria nel Pd, ma dopo soli tre mesi di distacco dai palazzi del potere – in cui peraltro ha già governato per interposta persona  - già sente la nostalgia della poltrona.
Dopo dodici settimane di basso profilo, l’ex premier si prepara a ritornare in campo con la consueta sfrontatezza. Ma questa volta, a differenza del 2014, non è più “vergine”. Al contrario, ha alle spalle quasi tre anni di governo ininterrotto, che in un Paese come l’Italia rappresenta di per sè un periodo di stabilità piuttosto ragguardevole.

Quali i frutti? Molte leggi – anche necessarie, per carità – su argomenti circoscritti e fallimenti clamorosi sui temi cruciali della legislatura. Se da un lato sono state infatti introdotte nuove norme sull’assistenza ai disabili dopo la morte dei genitori (la cosiddetta legge “Dopo di noi”) e sull’introduzione del canone Rai in bolletta, i grandi interventi su lavoro, tasse riforme istituzionali si sono risolti in un nulla di fatto.Il tanto incensato Jobs Act si è rivelato un’enorme bolla di incentivi – peraltro finanziati in gran parte a deficit - che non sono riusciti a impedire la crescita del numero di disoccupati , soprattutto nelle fasce più deboli: come sempre, giovani e donne.

Un altro fallimento anche sul taglio delle tasse, per cui lo scorso 16 maggio l’ex premier si era intestato il maggior taglio della storia: anche qui, una fanfaronata che avevamo smentito con i numeri.

Un’altra promessa non mantenuta è quella sui debiti della Pubblica amministrazione. Appena arrivato al governo Renzi prometteva di sanarli, ma dopo quasi un anno e mezzo il debito della macchina amministrativa pubblica pesava ancora per 6,1 miliardi.
La legge elettorale – all’epoca definita “la più bella del mondo” – è stata fatta a pezzi dalla Corte Costituzionale, mentre la riforma costituzionale che portava la firma di Maria Elena Boschi è stata semplicemente cestinata dai cittadini nel referendum del 4 dicembre scorso. 

E potremmo andare avanti a lungo. Ma non sono solo le promesse mancate a rendere insostenibile la posizione dell’ex premier. La credibilità di Renzi e della sua compagine governativa è stata minata anche da una serie di indagini giudiziarie che coinvolgono a vario titolo personalità pubbliche e private assai vicine a lui.

Dagli scandali bancari – a partire dall’eterna Mps fino a Banca Etruria, salvata con i soldi dei risparmiatori – fino alla recentissima inchiesta Consip, che vede coinvolti sia il padre di Renzi Tiziano, indagato per concorso in traffico di influenze, che il ministro dello Sport e fedelissimo dell’ex premier Luca Lotti, accusato di aver addirittura informato l’ad di Consip Luigi Marroni di un’indagine così scomoda da arrivare a lambire persino la famiglia dell’ex presidente del Consiglio (un’indagine che, tanto per chiarirci, riguarda presunte irregolarità nell’assegnazione di un appalto da 2,7 miliardi di euro, il maggiore d’Europa).
Se si ricorda poi di come il nuovo governo insediatosi dopo la caduta di quello guidato da Matteo Renzi veda nei posti di comando uomini e donne che al 95% provengono dalle file del precedente esecutivo, si può ben apprezzare quale sia il rispetto tributato alla volontà popolare.

Ora, meno di quattro mesi dopo quella bocciatura storica, l’ex premier vuole riproporsi come segretario del Pd prima e come candidato premier poi. Ma il 2013-2014 è una stagione molto lontana. E gli Italiani non sono più disposti a credere alle promesse di chi si è già rivelato incapace di mantenerle.

 

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