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Scritto da il lug 4, 2017 in Attualità, Museo degli orrori, Primo Piano | 0 commenti

Renzi promette bonus e non mantiene. Ma anche al governo c’è chi dice basta

Renzi promette bonus e non mantiene. Ma anche al governo c’è chi dice basta

Di tutti i bonus che gli ultimi due governi si sono inventati, quello del bonus cultura per i diciottenni occupa di sicuro un posto di rilievo. I ragazzi del ’99 infatti, neomaggiorenni quest’anno, non hanno ancora potuto riscuotere i 500 euro del bonus perché mancano i decreti attuativi. Una vera e propria presa in giro, visto che prima dell’autunno è improbabile che si muova nulla.

Ma c’è chi se ne è accorto: il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha parlato contro la politica dei bonus, chiedendo
finalmente una riduzione delle tasse per le imprese.

Molto abbiamo scritto della politica dei bonus adottata dal governo Renzi e portata avanti dall’attuale esecutivo.
Vi abbiamo descritto diffusamente gli effetti irrilevanti, quando non dannosi, di questa strategia sull’economia italiana.
Ma quando il governo inizia a non elargire nemmeno i bonus che ha promesso, al tema economico si unisce quello etico.
Ha infatti i contorni del grottesco la vicenda del cosiddetto “bonus cultura” previsto per i diciottenni a partire dalla classe 1998.
Tutti i neomaggiorenni avrebbero avuto diritto a un bonus di 500 euro da spendere in libri, biglietti per cinema, teatro, mostre e altre manifestazioni culturali. Il tutto previa registrazione da completare entro il prossimo 30 giugno.
L’iniziativa è stata prevista anche dalla legge di Bilancio 2017, ma ad oggi manca ancora il decreto attuativo. Mancano insomma i soldi, a oltre cinque mesi dall’inizio dell’anno. La legge assegna alla presidenza del Consiglio il compito di stabilire, per decreto, le regole per usufruire del bonus: tuttavia, nonostante il termine per l’emanazione del provvedimento fosse fissata al 31 gennaio, non si è visto ancora un euro.

I ragazzi del (19)99 – e gli esercenti abilitati – si sono già registrati sull’apposita piattaforma online e attendono. Invano. E dire che, secondo i dati forniti dal Mibac, fra quelli nati nel 2016 la percentuale di adesione era stata del 60%, anche in quel caso dopo un ritardo nell’erogazione .

Sulla pagina Facebook di “18app”, social media manager ministeriali pubblicano foto di concerti, mostre e proiezioni. I commenti dei neomaggiorenni sono impietosi: “Anch’io dovevo andare a quel concerto – scrive inviperito Pasquale – Solo che qualcuno non ha ancora reso accessibile il bonus, quindi boh”, mentre Mario si chiede perché il decreto non esca. L’ultima comunicazione della pagina è del 29 maggio, quando ai giovani internauti venne comunicato che “il provvedimento non è ancora pronto, ma appena lo sarà ve ne daremo notizia”. E ci mancherebbe altro, verrebbe da commentare.
In previsione della pausa, che per gli studenti è già iniziata, è ragionevole aspettarsi che nulla si sblocchi prima dell’autunno.

Ma sul tema dei bonus è intervenuto anche Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo Economico per una volta in disaccordo con le dissennate politiche degli ultimi anni.
Parlando all’assemblea di Confesercenti, l’ex rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, ha indicato la linea da seguire. In completo disaccordo con le politiche adottate fino ad ora dal governo. “È prioritaria la riduzione delle tasse sulle imprese e non dell’Iperf – ha spiegato il ministro parlando ai piccoli imprenditori e ai commercianti – Per voi è più importante provare a levare l’Imu sugli immobili strumentali oppure che un politico venga qui a dire che leva 50 euro a tutti l’anno con la prossima manovra?”
Un attacco frontale alla politica dei bonus, che “non rilanciano i consumi, come abbiamo già visto”.
Finalmente un ministro che dice le cose come stanno.

 

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