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Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il apr 15, 2019 in Attualità, Debito e spesa pubblica, Primo Piano | 0 commenti

Roma sommersa di debiti: chi sbaglia, non paga

Roma sommersa di debiti: chi sbaglia, non paga

Nonostante riceva centinaia di milioni di euro ogni anno, il Comune di Roma non riesce a liberarsi del problema del debito. E ora per sistemare le cose, hanno deciso di trasferire i 12 miliardi del debito allo Stato italiano, cioè ai contribuenti: una soluzione che non può che far inorridire ogni sincero liberale. Fra chi protesta c’è anche Matteo Salvini.

“Lo Stato non ha altre fonti di denaro se non i guadagni delle persone – diceva Margaret Thatcher - Non c’è ‘denaro pubblico’, c’è solo il denaro dei contribuenti”.

La lezione della premier britannica, campionessa del liberalismo, era acuta ma non tutti l’hanno imparata. Probabilmente non l’ha appresa Laura Castelli, sottosegretario all’Economia che a proposito della “ristrutturazione” del debito del Comune di Roma ha recentemente dichiarato che “lo Stato si accolla una parte del debito finanziario” in un’operazione in cui “i cittadini italiani non pagheranno nulla di tasca loro”. Ma se i soldi dello Stato non provengono dai redditi dei cittadini, da dove verranno presi? Avete già indovinato: dalle vostre tasche.

12 MILIARDI DI DEBITI CON RADICI ANTICHE

La questione del debito di Roma è antica e, purtroppo, di non facile soluzione. Antica e ingombrante. Un numero su tutti: 12, come i miliardi di euro a cui ammonta il totale del debito del Campidoglio, accumulatosi sin dagli anni Sessanta. Basti pensare che alcuni creditori sono ormai – com’è ovvio – non più rintracciabili. 

Una premessa, quindi, è d’obbligo: il problema del debito di Roma non si può ascrivere unicamente a questa o a quella forza politica fra quelle che si sono alternate alla guida della Capitale, né può essere ricondotto alle sole amministrazioni municipali. In questa brutta storia, come vedremo, sono stati e sono coinvolti anche i governi nazionali, com’è inevitabile quando i problemi assumono dimensioni così mastodontiche. 

Ma se il problema è datato, perché parlarne proprio ora? Perché lo scorso 4 aprile, è stato annunciato che, con il cosiddetto “decreto crescita” (quello che avrebbe dovuto risarcire i truffati delle banche, tanto per intenderci) il debito di Roma è stato trasferito allo Stato, come confermato dal sottosegretario Castelli. Entro il 2021 quel debito non sarà più del Campidoglio ma dello Stato italiano: e l’onere del pagamento verrà trasferito dalle spalle dei romani a quelle di tutti gli italiani.

ROMA GIA’ RICEVE CENTINAIA DI MILIONI EXTRA OGNI ANNO

Il provvedimento del governo ha così posto termine al regime del tutto particolare che si era prodotto dal 2008 in poi. A salvare i conti della Capitale, già molto lontani dall’essere in buona salute, arrivò la gestione commissariale, in attesa della legge che riconobbe “Roma capitale”, arrivata nel 2009: non solo una mera questione di prestigio, ma una vera e propria pioggia di soldi trasferiti dalle tasche di tutti i contribuenti italiani in quelle dell’amministrazione comunale capitolina.

Da un lato i debiti dell’amministrazione vennero accollati ad una “bad bank”, coperti per i romani solo per due quinti. Per il resto pagava Pantalone, cioè tutti i contribuenti. Come non bastasse, con la legge che istituiva Roma Capitale si stabilì che il Campidoglio ricevesse ogni anno 500 milioni dallo Stato, di cui 300 milioni dal Ministero dell’Economia, proprio in virtù della sua condizione di capitale. Il conto? Ancora una volta, a casa degli italiani. 

UN DISSESTO DI FATTO NON DICHIARATO

Tutto bene, si potrebbe (forse) dire, se non fosse che, anche con questi aiuti, la situazione è ben lungi dall’essere risolta. Tutt’altro. Le due principali municipalizzate, AMA e ATAC, non navigano certo in buone acque e il servizio garantito a residenti e turisti è sotto gli occhi di tutti. 

La città, fra spazzatura, buche nelle strade e linee della metropolitana che funzionano a singhiozzo, non vive certo i suoi giorni migliori.

In campagna elettorale il MoVimento 5 Stelle aveva promesso di rinegoziare il debito con le banche ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la soluzione escogitata dall’esecutivo è quella di accollare i debiti dei romani a tutti gli italiani. Addirittura, i cittadini della Capitale dal 2021 si vedranno abbassare l’addizionale Irpef (ora al 9×1000), che a suo tempo era stata alzata proprio per far fronte al dissesto finanziario del Comune.

Già, perché di dissesto finanziario di fatto si tratta – anche se non è dichiarato. Ma se all’ombra del Colosseo si decidessero ad alzare bandiera bianca, dichiarando il fallimento della finanza pubblica, le conseguenze sarebbero gravi:  con ogni probabilità le imposte comunali verrebbero alzate, le aliquote ritoccate, le tariffe sui servizi subirebbero aumenti importanti. Tutta l’amministrazione pubblica di Roma verrebbe vincolata a un gigantesco mutuo, col rischio concreto di ripercussioni pesanti sui servizi.

Una situazione certo non auspicabile. Eppure c’è chi non ci sta, a partire dal vicepremier leghista, Matteo Salvini.

LA FURIA DELLA LEGA: “AGLI ALTRI NIENTE AIUTI?”

Fra i primi e più duri critici del decreto proprio i capigruppo in Parlamento della Lega, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. Che ad una voce hanno subito protestato: “No ai regali milionari, chi ha sbagliato paghi”. Poco dopo ha fatto loro eco il segretario del Carroccio e ministro dell’Interno, Salvini, che ha ricordato come tanti altri Comuni d’Italia abbiano gli stessi problemi di Roma: “O tutti o nessuno”, ha tuonato. Del resto una battaglia storica della Lega è proprio quella del federalismo fiscale, per introdurre un principio di responsabilità nella gestione finanziaria della pubblica amministrazione: chi tiene i conti in ordine non deve pagare anche per chi ha sgarrato. A fare eco alla Lega la giunta comunale di Milano, di centrosinistra: l’assessore al bilancio Roberto Tasca ha parlato di un provvedimento “indecente”.

Un discorso analogo si potrebbe fare per i creditori della Pubblica amministrazione: perché i creditori del Campidoglio devono avere una sorta di “salvagente” e chi ha contratto un credito con un altro ente pubblico deve invece aspettare?

MANCA IL PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ: CHI SBAGLIA NON PAGA

Vi sono quindi due questioni politiche, oseremmo quasi dire filosofiche: da un lato il principio di equità per cui se si aiuta un Comune non è giusto lasciarne sprofondare decine di altri; d’altro canto il principio di responsabilità, per cui non è giusto lasciare che siano i contribuenti italiani, che magari a Roma non hanno mai messo piede, a pagare per debiti originati da colpe non loro.

Un principio di responsabilità, quest’ultimo, che dovrebbe essere caro al cuore di ogni liberale. 

Anche perché molto spesso – e purtroppo è anche il caso odierno – questi provvedimenti vengono presentati all’opinione pubblica con argomenti tendenziosi: “Non sono i contribuenti a pagare – si sente ripetere – È lo Stato.” Ma lo Stato da dove trae le proprie sostanze, se non da quelle dei propri cittadini? E com’è possibile sostenere spese pubbliche senza sborsare denari? Escludendo la via del ricorso al deficit, che aggraverebbe il problema senza risolverlo, la realtà appare in tutta la sua cruda drammaticità: i soldi per Roma verranno presi dalle tasche degli italiani.

Una vera e propria ingiustizia, che oltretutto crea un pericoloso precedente: cosa impedisce, ora, che per ripianare i conti dissestati di questo o quel Comune non possa scattare un balzello per tutti i contribuenti?

I soldi pubblici, come diceva la Thatcher, non esistono. Esiste solo il denaro dei contribuenti. Che già normalmente non gradiscono pagare per i debiti contratti dai politici che hanno eletto. Figurarsi per quelli contratti da politici eletti da altri.

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