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Scritto da il mar 21, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Se i soldi dell’Ue e dell’Onu finiscono a miliziani, trafficanti e scafisti

Se i soldi dell’Ue e dell’Onu finiscono a miliziani, trafficanti e scafisti

La questione è grave ed è la seguente: le Nazioni Unite e l’Unione Europea sarebbero ben consapevoli – da anni – di dare milioni e migliori di euro a organizzazioni criminali e paramilitari libiche.

Spieghiamo. La denuncia è dell’Associated Press, che ha raccontato come i lauti fondi che le Nazioni Unite e l’Europa destinano (teoricamente) alla formazione della guardia costiera della Libia e a sostegno delle migliaia di migranti nel Paese del Nord Africa finiscano “dirottati”, in pratica, nelle tasche di miliziani, trafficanti e scafisti.

L’agenzia di stampa internazionale scrive che buona parte dei finanziamenti previsti da Ue e Onu viene “perso” per strada e non viene dunque destinata in toto, come dovrebbe, a fermare l’immigrazione selvaggia, né a migliorare i centri di detenzione libici, né a combattere la tratta di essere umani, né a scongiurare violenze e abusi. Nulla di tutto questo, anzi. Semmai, si sarebbe venuta a creare – proprio grazie a quella mole di soldi pubblici – “una fiorente e redditizia rete di imprese” che fa affari sulla pelle dei disperati.

L’inchiesta condotta dall’AP spiega come nell’ultimo anno la Commissione Europea abbia versato la bellezza di 327,9 milioni di euro sui conti correnti delle autorità libiche per tamponare la crisi migratoria che sta investendo e invadendo il Mediterraneo, Italia in primis.

L’ultimo bonifico al governo di Tripoli, da 41 milioni di euro, è di dicembre 2019. E in tutto questo è centrale il ruolo dell’Italia, che negli ultimi ventiquattro mesi avrebbe dato alla Libia 475 milioni di euro – molti dei quali facenti parte appunto dei fondi europei – proprio per gestire in modo ficcante i flussi migratori.

I destinatari dei soldi italiani, europei e dell’Onu sono le agenzie delle nazioni Unite impegnate sul campo, come l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati-Unhcr e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni-Iom, per intenderci. In realtà, però, quei soldi finiscono anche – per non dire soprattutto – a gonfiare i portafogli di altre realtà e di altri loschi soggetti, tutto fuorché impegnati a fare del bene.

In base ad alcuni documenti datati 2017, e ad alcune mail interne tra i funzionari dell’Onu, l’Associated Press sostiene di fatto che l’Europa sarebbe stata a conoscenza del pericolo che i fondi a favore della Libia potessero andare clamorosamente alle milizie ai gruppi di trafficanti. E che poco, o nulla, sarebbe stato fatto per rimediare al madornale autogol.

La Guardia costiera della Libia, scrive l’AP, riporterebbe “alcuni migranti nei centri di detenzione in base ad accordi con le milizie e ricevono tangenti per permettere ad altri di arrivare in Europa”. In altri casi, ancora, i danari finiscono loscamente nella confinante Tunisia per poi tornare indietro, “ripuliti”.

Una delle accuse più pesanti è quella riguardando il “Gathering and Departure Facility” di Tripoli, gestito dal ministero dell’Interno libico. Ebbene, un contratto di sette milioni – teoricamente per fornire assistenza e cibo ai profughi del centro – sarebbe finito dritto-dritto nelle tasche di un sodale del noto trafficante libico Bija, Mohammed al-Khoja, vice capo della Direzione libica per la lotta contro l’immigrazione illegale.

Il tutto nei silenzi assordanti e “complici” di Onu e Ue. Che continuano sinistramente a tacere, alla pari di quella informazione mainstream che di fronte a scomode notizie-verità le lascia cadere nell’oblio.

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