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Scritto da il nov 15, 2017 in Attualità, Fisco, Primo Piano | 0 commenti

Se il governo racconta frottole persino sull’evasione fiscale

Se il governo racconta frottole persino sull’evasione fiscale

Anno dopo anno, il conto dell’evasione fiscale è più salato per le casse dello Stato. Ciononostante il governo continua a sbandierare risultati inesistenti nella lotta all’evasione, in barba a tutti gli indicatori forniti da Corte dei Conti, osservatori internazionali e dalla stessa Agenzia delle Entrate. Una presa in giro in chiave elettorale.

La vicenda di Cateno De Luca, membro dell’Assemblea regionale siciliana arrestato per evasione fiscale appena due giorni dopo l’elezione a Palazzo dei Normanni, non potrà che essere giudicata dalla magistratura ma in attesa del giudizio del tribunale l’episodio resta sintomatico di un’emergenza di cui il Paese non riesce a liberarsi da anni e che il governo continua, con pervicacia, a negare.
Primo fra i reati di natura economica per impatto sui conti pubblici, l’evasione costa alle casse dello Stato oltre cento miliardi all’anno. Chi segue questo sito sa che da sempre ci siamo impegnati con passione sia per il garantismo sia contro l’eccessivo carico fiscale e contro le pretese esose di uno Stato-Leviatano che continua ad ingrassare alle spalle dei cittadini. Ma quella dell’evasione è innegabilmente una piaga troppo grande per essere ignorata, soprattuto se la mistificazione arriva dai banchi del governo.

Come svela una recente inchiesta di Repubblica, la quantità di denari in fuga dal Fisco aumenta di anno in anno : 107,6 miliardi nel 2012, 109,7 nel 2013, 111,7 nel 2014. “In Italia si riscuote – scrive il quotidiano romano – appena l’1,13 per cento del carico fiscale affidato all’esattore, contro una media Ocse del 17,1 per cento.”

Un altro dato significativo, richiamato dal professor Alessandro Volpi dell’Università di Pisa su Altreconomia, è quello relativo alla massa di evasori “totali”, completamente sconosciuti al Fisco, che ammonterebbero ad addirittura due terzi del totale.
In tempi di approvazione della Legge di Bilancio, i vari esecutivi ci hanno ormai abituati a fantasmagoriche promesse sulla determinazione e sui risultati della lotta all’evasione, con cifre di anno in anno più mirabolanti. A inizio ottobre il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan prometteva il recupero di 5 miliardi dal contrasto al nero e di 3,5 altri miliardi dalla spending review (un altro ritornello ormai vieto e sdato).

In attesa dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento, ci ha pensato Bankitalia a spegnere gli entusiasmi di Palazzo Chigi ricordando che “basare una quota significativa delle coperture su tali introiti (i successi dal contrasto all’evasione, ndr) [...] comporta un elemento di rischio: esso andrà tenuto presente nel monitorare nel corso del tempo l’evoluzione effettiva dei conti”.
Tuttavia al di là dei prevedibili “giochetti” a cui siamo abituati, per cui le stime sul recupero dell’evasione (come anche dei tagli di spesa) vengono utilizzate per giustificare questa o quella manovra, questo governo non si è limitato a giocare la carta del contrasto al nero solo per far approvare la Legge di Bilancio in Aula.

A inizio 2016 la Corte dei Conti aveva ripreso il governo di Matteo Renzi per aver diminuito del 4 per cento i controlli dell’Agenzia delle Entrate nel confronto fra 2015 e 2014. Quasi due anni dopo, la stessa Corte ribadisce come la lotta all’evasione sia “una priorità assoluta”, nella stesura della manovra.
Parole che fanno meglio comprendere due notizie di questo autunno, significative per cogliere lo iato che esiste in materia fra le roboanti dichiarazioni dei partiti di governo e la realtà certificata dalla stessa Agenzia delle Entrate.

Il 18 settembre, infatti, Maria Elena Boschi dichiarava che “attraverso un lavoro di squadra con la guardia di finanza e le procure siamo passati dagli 11 miliardi del 2014 ai 23 miliardi nel 2017 come recupero di evasione”. Una cifra completamente inventata, tanto che in poche ore l’ex ministra per le Riforme ha dovuto scusarsi e riconoscere che si trattava solo di una stima derivante dalla sommatoria del gettito previsto dall’adozione di alcune misure che con la lotta agli evasori non c’entrano nulla alla Convenzione fra Agenzia delle Entrate e Mef.
L’ennesimo esempio di una cattiva abitudine a fare propaganda spicciola in tema di evasione e a tralasciare i dati negativi che ci vengono costantemente richiamati dai più importanti osservatori internazionali. Ma non solo.

Nemmeno un mese fa una nota interna all‘Agenzia delle Entrate, pubblicata poi dal quotidiano economico Italia Oggi, dava conto dei risultati disastrosi della strategia della moral suasion fiscale perseguita attraverso le lettere di compliance inviate ai contribuenti: per l’incrocio dello spesometro sono state inoltrate quasi 11mila lettere e sono state ricevute 230 richieste di correzione; per il modello 770 ne sono ricevute 342 a fronte di 5542 lettere spedite. Il totale del gettito ricavato dai versamenti spontanei si è fermato a 500 milioni di euro.

Dati che hanno spinto il direttore centrale per l’accertamento ad interim dell’Agenzia, Aldo Polito, a rivolgersi agli uffici locali per notificare gli atti di accertamento a chi non ha risposto. “Il monitoraggio dei controlli – scrive la direzione dell’Agenzia – evidenzia che ancora ad oggi non risulta raggiunta una percentuale di atti notificati tale da rendere significativo e percepibile, da parte dell’opinione pubblica, l’elevato rischio di essere sottoposti a controlli.”

Al di là delle tesi più o meno opinabili sulla percezione dell’opinione pubblica rispetto al Fisco, è però evidente che la percezione della gente rispetto al governo sia sempre più marcata: anche in tema di evasione, ci raccontano frottole elettorali.

 

 

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