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Scritto da il mar 7, 2018 in Attualità, Primo Piano | 2 commenti

Si realizza la profezia di Foa: Lega anti-elites, M5s a sinistra e pro-establishment

Si realizza la profezia di Foa: Lega anti-elites, M5s a sinistra e pro-establishment

All’indomani di un voto che ha clamorosamente bocciato la classe politica al potere e la coalizione di centrosinistra, Marcello Foa analizza i risultati delle urne: il MoVimento Cinque Stelle è già pronto ad un “governo istituzionale”, mentre a restare su posizioni davvero alternativa all’establishment è Salvini. Ma governare, per il centrodestra, non sarà impresa facile.

I dadi sono stati gettati, le sezioni ancora da scrutinare sono ancora pochissimo. Le elezioni legislative di questo 2018 consegnano all’Italia un Parlamento spaccato in tre: la coalizione di centrodestra che supera abbondantemente il 35%, garantendosi 135 seggi al Senato e 260 alla Camera; il MoVimento Cinque Stelle che raggiunge il 32% correndo in solitario e si accaparra 112 seggi a Palazzo Madama e 221 a Montecitorio; il centrosinistra, sconfitto, che arriva a stento al 22% con 57 seggi nella Camera alta e 112 in quella bassa.

In attesa di conoscere le decisioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è evidente che l’incarico di governo dovrà essere affidato ad uno dei due poli usciti vincitori dalle urne: quello guidato dal segretario della Lega Matteo Salvini o quello guidato dal vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio.
Nel Partito Democratico, uscito con le ossa rotte dalle consultazioni e con i consensi dimezzati rispetto a quattro anni fa, il segretario Matteo Renzi ha annunciato le proprie dimissioni e si rincorrono le voci sul suo successore.

Un quadro quanto mai frammentato, con diverse possibili alleanze che possono portare alla creazione di un nuovo esecutivo a geometrie molto variabili. Martedì pomeriggio Luigi Di Maio ha aperto a una coalizione con un Pd “derenzizzato”.
Uno scenario assolutamente inedito ma non per questo imprevedibile: fra i primi a parlare di questa eventualità, dieci giorni prima del voto  , c’è stato Marcello Foa, giornalista e fondatore, fra l’altro, di questo sito.

In un’analisi sul voto per Capire Davvero la Crisi, Foa sottolinea come l’Italia si trovi ad un bivio: da un lato un governo Salvini che non ha i numeri e che non è in grado, esso solo, di “offrire garanzie all’establishment“; dall’altro un esecutivo guidato da Di Maio, che “da mesi sta cercando di accreditarsi presso le elites italiane ed europee come figura affidabile ed istituzionale”.

Secondo Foa, però, è evidente come le risposte  all’esigenza di cambiamento radicale espressa da un elettorato che, per più del 60% ha votato per il M5s o per la coalizione di centrodestra, siano ora molto diverse. Il percorso della Lega appare più lineare, mentre il Movimento Cinque Stelle “ha subito assicurato che parlerà con tutti, puntando ad istituzionalizzarsi e ora corre un rischio: quello di seguire la parabola di Alexis Tsipras in Grecia”, eletto fra speranze rivoluzionarie e poi sceso a patti con quell’Europa il cui strapotere a parole affermava di volere contenere.

“Per la democrazia italiana è stato comunque un voto salutare, perché rompe vecchi equilibri politici non più rappresentativi e ora l’alternativa è più netta con due leader nuovi. Saranno Salvini e Di Maio a dominare la scena nei prossimi anni – afferma Foa -  C’è però il pericolo di accordi impensabili (e dunque di inciuci) per garantire la governabilità a breve. I segnali da parte del M5S erano emersi nei mesi scorsi, sottotraccia, con il viaggio a Londra per rassicurare i mercati o con l’arruolamento di esponenti dell’establishment come Vincenzo Spadafora. Mi chiedo: se Gianroberto Casaleggio fosse stato ancora in vita saremmo arrivati a questo punto? Egli voleva rivoluzionare e non governare con gli altri. Verosimilmente Grillo è uscito di scena perché distonico rispetto a questa svolta istituzionale. I Cinque Stelle vivono una mutazione genetica: ormai non vogliono più essere considerati un movimento populista ma riformista e rassicurante, di sinistra”.

Di Maio, spiega Foa, è imprescindibile per la formazione di qualsiasi governo, a meno che il centrodestra non ottenga il sostegno di altri parlamentari non eletti con la coalizione ma questa eventualità è molto difficile.

Per questo inizierà un corteggiamento spietato ai voti del centrosinistra e soprattutto di un Pd che è, ora più che mai, rischia di sfaldarsi. L’unico dato certo, per ora, è che gli italiani hanno rottamato con forza la classe politica finora al potere.

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2 Commenti

  1. Grazie a te, e in bocca al wolf!

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