Pages Menu
TwitterRssFacebook

DEFINIZIONI

RIFORME

MONITORAGGIO

ATTUALITÀ

Che cos’è il debito pubblico

Il deficit si crea quando in un anno si spende più di quanto si incassa. Il debito è la somma di tutti i deficit annuali

Pressione fiscale

Prelievo fiscale medio sul reddito dei cittadini

Riforma sul patrimonio

Valorizzare immobili e partecipazioni finanziarie e venderne una parte per fare cassa e diminuire il debito pubblico

Riforma sulle partecipate

Ridurre il numero da 8.000 a 1.000. Risparmiare almeno 3 miliardi di sprechi

Derivati: cosa sono e come li usa lo stato

Da strumenti di protezione a strumenti di distruzione. Una bomba ad orologeria con 42 miliardi di perdite

Accise: il bancomat dello stato. E il cittadino paga

Le tasse sulla benzina: per ogni litro di carburante più di 1 euro se li prende lo Stato

Perché dobbiamo stare attenti alla Grecia

Il debito greco con l’Italia è cresciuto del 500% in 5 anni. L’Italia ha prestato 61,2 miliardi di euro

Editoriale IBL – ILVA: l’esperienza non insegna

Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il feb 21, 2018 in Debito e spesa pubblica, Definizioni economiche, Primo Piano | 0 commenti

Spesa pubblica: un tentativo di definizione

Spesa pubblica: un tentativo di definizione

 

Come ogni anno sotto elezioni i leader politici si affrettano a promettere riforme epocali, tagli di tasse e generose mance elettorali, senza chiarire davvero quali saranno le coperture. Al tempo stesso in molti si affrettano a presentare ciclopici piani di tagli della spesa che poi, puntualmente, non vengono attuati.
Ma come si compone veramente la spesa pubblica? Qual è la differenza fra spesa corrente e spesa in conto capitale? Ecco una definizione per provare a fare un po’ di chiarezza.

 

Spesa pubblica, quanto ci costi? La domanda è complessa ma di grande importanza e riveste a buon diritto un posto di primo piano nell’agenda economica dei media e della politica.  Da decenni ormai si sente parlare della necessità di tagliare la spesa, rendere più produttiva quella necessaria e soprattutto sollevare per quanto possibile la zavorra del debito pubblico, problema ormai cronico del nostro Paese.

Ma prima di lanciarsi in avventurose dichiarazioni programmatiche sarebbe bene fare un po’ di chiarezza per precisare cosa si intende quando si parla, per l’appunto di “spesa pubblica”.
La spesa costituisce la voce negativa nel bilancio dello Stato: i soldi che lo Stato spende per amministrare il territorio e garantire determinati servizi ai cittadini.
A sua volta la spesa si divide in spesa corrente e spese in conto capitale, comunemente indicata come spesa per interessi.

La spesa corrente, nel bilancio dello Stato è la componente della spesa pubblica composta da 1) redditi da lavoro dipendente, come gli stipendi da pagare ai dipendenti della Pubblica amministrazione; 2) i consumi intermedi, come le spese per assicurare beni o servizi; 3) le prestazioni sociali, come l’erogazione delle pensioni; 4) il pagamento degli interessi passivi sul debito pubblico.
Il debito, per inciso, costituisce un vero e proprio macigno di 2300 miliardi di euro pari al 132% del Pil: il che significa che anche se tutto il prodotto interno lordo di un anno venisse destinato a ripagare il debito, il 32% rimarrebbe comunque scoperto. Proprio in ragione di questo peso, la spesa corrente al netto della spesa per interessi si definisce spesa corrente primaria.

La spesa in conto capitale è formata invece dagli investimenti fissi lordi e dai contributi per gli investimenti. Con le spese in conto capitale lo Stato contribuisce, a fianco dei privati, a formare il capitale produttivo del Paese.

Secondo i dati della nota di aggiornamento al Def 2017 pubblicati il 22 gennaio 2018 dal Sole 24 Ore, le spese dello Stato per il 2017 si attestano a 843 miliardi di euro, pari al 49,1 % del Pil.
Di questa montagna di denaro, solo 61 miliardi e 885 milioni saranno destinati ad investimenti in conto capitale: il 7,3% del totale. Il resto si divide fra prestazioni sociali (343 miliardi), redditi da lavoro dipendente (166 miliardi), consumi intermedi (137 miliardi), interessi passivi che servono a finanziare il debito (65 miliardi) ed altre spese correnti (67 miliardi). Interessante che ciascuna singola voce, a sè considerata, sia comunque inferiore al totale degli investimenti preso in valore assoluto.

 

Spesapubblica

 

Certo, il taglio della spesa corrente è sempre più delicato, perché rischia di avere un impatto più visibile e più immediato, facendo venire meno o comunque peggiorando la qualità di un servizio. Eppure anche la spesa in conto capitale, che da anni non se la passa bene, riveste una funzione fondamentale di traino e di stimolo per la ripresa della produttività del Paese.

Ma in campagna elettorale i leader politici sembrano dimenticarsi delle difficoltà insite nel tentare di risolvere i problemi connessi al tema della spesa e preferiscono abbandonarsi a promesse tanto facili quanto vane.
Così – spiace dirlo ma è vero – si dividono fra chi si spertica in fantasiosi programmi, poi puntualmente disattesi, sul taglio di svariate decine di miliardi di spesa e chi invece, in modo ancora più irresponsabile, si limita a promettere grandiose riforme e ad elargire generosissime mance elettorali, tutte naturalmente finanziate a debito. Come ha ricordato Altan con una deliziosa vignetta, sotto elezioni “Ogni promessa è debito. Pubblico”

Condividi

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Email
  • RSS
  • Print

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito utilizza cookie. Continuando la navigazione se ne autorizza l'uso.
Ulteriori informazioni
Ok
Email
Print