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Scritto da il gen 25, 2016 in Attualità, Definizioni economiche, Fisco, Lavoro e Imprese, Primo Piano | 0 commenti

Split payment: il “prestito forzoso” che costa alle aziende 16 miliardi

Split payment: il “prestito forzoso” che costa alle aziende 16 miliardi

Le imprese sono sul piede di guerra per abolire lo split payment: l’ultimo ritrovato del Leviatano per mettere le mani nelle tasche delle imprese. Con la scusa di farsi pagare l’Iva in anticipo, lo Stato ha messo le aziende in gravissima crisi di liquidità. Senza curarsi di onorare i propri debiti quando si tratta di pagare i fornitori…

Split payment: due parole inglesi che sembrano celare un’espressione inglese da addetti ai lavori, e che invece dovrebbero interessare (e preoccupare) tutti.
Cos’è lo split payment – o, traducendo l’inglese, la “divisione del pagamento”? Cerchiamo di capirlo partendo dalle basi.

Quando la pubblica amministrazione deve pagare una fattura, all’imponibile si somma, naturalmente, l’Imposta sul valore aggiunto dovuta allo Stato. Una volta la Pa pagava ai fornitori (quando si “ricordava” di farlo, beninteso) il totale dato dalla somma di imponibile più Iva e solo in un secondo tempo, secondo le scadenze di legge, i fornitori pagavano l’Iva allo Stato. Dal 1° gennaio 2015, ufficialmente con l’obiettivo di ridurre l’evasione fiscale e in ottemperanza alla legge 190/2014, la Pa paga direttamente – e separatamente – l’Iva allo Stato. E paga ai fornitori solo il “netto”.

La mancanza di liquidità che ne deriva per le imprese, però, ha avuto nell’anno che si è appena concluso effetti devastanti. Secondo i dati della Cna, nei primi undici mesi del 2015 questo “prestito forzoso” è costato la bellezza di sei miliardi di euro, già dirottati a favore del fisco. E per il 2016 le previsioni sono anche peggiori: si stima infatti che per l’anno appena iniziato questa cifra salirà addirittura a sedici miliardi.
Le imprese fornitrici di beni o servizi per la Pa, che addebiteranno l’Iva in fattura senza incassarla, dovranno però continuare a pagarle ai propri fornitori. È evidente che così viene meno il meccanismo di compensazione dell’Iva, con effetti esiziali per le piccole e medie imprese. Che infatti sono in rivolta, anche per un altro motivo.

I fortunati che possono andare in banca a chiedere un finanziamento dovranno caricarsi di nuovi costi proprio per assicurarsi quella liquidità che è stata loro sottratta da uno Stato come sempre solerte nell’assicurarsi il proprio e distratto quando si tratta di garantire il dovuto ai propri creditori.

Già, perché i rimborsi Iva, si sa, vengono erogati con tempi biblici, in eterno ritardo e in deroga ai richiami dell’Europa.

Il presidente della Cna Daniele Vaccarino è per questo tornato a chiedere l’abolizione dello split payment: “Gli ultimi dati ufficiali sull’Iva mettono pienamente in luce i danni e le distorsioni che lo split payment sta creando alla liquidità delle imprese, soprattutto quelle più piccole. Parliamo di un gettito che secondo le nostre stime nel 2016 sarà molto vicino ai 16 miliardi di euro. È scontato che l’80% di questa cifra dovrà essere restituita alle imprese, con le modalità della compensazione o attraverso il rimborso. Ma non possiamo nasconderci che i tempi del rimborso sono sempre lunghi.”

Lo Stato, in conclusione, pretende che le imprese paghino l’Iva ad nutum, e addirittura anticipatamente. Quando però è il Leviatano ad esser chiamato ad onorare i propri debiti, allora il pagamento è rimandato e rimandabile.

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