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Da strumenti di protezione a strumenti di distruzione. Una bomba ad orologeria con 42 miliardi di perdite

Accise: il bancomat dello stato. E il cittadino paga

Le tasse sulla benzina: per ogni litro di carburante più di 1 euro se li prende lo Stato

Perché dobbiamo stare attenti alla Grecia

Il debito greco con l’Italia è cresciuto del 500% in 5 anni. L’Italia ha prestato 61,2 miliardi di euro

Editoriale IBL – ILVA: l’esperienza non insegna

Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il feb 17, 2020 in Attualità, Europa e Euro, Primo Piano | 0 commenti

Il nostro futuro è con la Ue?

Il nostro futuro è con la Ue?

Ogni medio imprenditore a livello internazionale deve riflettere in modo molto serio sul futuro della propria azienda in Svizzera. Sì, perché una delle minacce più ricorrenti degli ultimi anni è che “l’Unione Europea creerà alla Svizzera difficoltà nei commerci con l’Europa”.

Il mio pensiero di fondo sui rapporti con l’Ue e le conseguenze economiche e sociali per la nostra attività di tutti i giorni mi porta sempre, e lo dico anche a costo di sembrare un po’ ripetitivo e vecchiotto, a un punto fermo: non dobbiamo mollare sulla nostra autonomia legislativa interna e sulla partecipazione diretta alla gestione del nostro Paese, difendendola in modo risoluto da influenze esterne anche a costo di rinunciare a qualche fetta della nostra ricchezza e del nostro benessere.

Infatti, l’ottimo stato sociale, l’istruzione, l’attività di ricerca e sviluppo (la più efficace al mondo in termini di brevetti pro-capite), la burocrazia snella ed efficace in presenza di una tassazione fra le più basse al mondo, non sono in contraddizione e trovano una spiegazione nella funzione “di controllo” della democrazia diretta sulle attività dei nostri governanti.

In altre parole, lo Stato svizzero, virtuoso nella gestione, incassa meno in tasse dai cittadini e non si indebita, ma le sue prestazioni sono di gran lunga migliori di quelle di Stati dell’Unione Europea, che da una parte invece incassano di più e dall’altra hanno un debito sul Pil tre volte più grande. Spendono delle fortune, ma i servizi che danno non sono all’altezza di quelli svizzeri. Le spendono male, lasciamo perdere come. Tutto questo è possibile anche perché i cittadini intervengono nella gestione della cosa pubblica quando lo ritengono necessario.

Perché quindi vogliono farci entrare nella “loro” comunità? (in molti pensiamo che se la Ue fosse diversa, le negoziazioni sarebbero più facili). Il loro obbiettivo è quello di fare scomparire la nostra capacità di influire pesantemente sulle decisioni dei nostri governanti: insomma, siamo un brutto esempio che fa loro paura.

In alcuni Paesi, infatti, si comincia a mettere la democrazia diretta nei programmi di qualche partito. E cosa succede? Succede che questi partiti crescono nel consenso della gente. E questo è ciò di cui hanno terrore a Bruxelles: gli alti papaveri dell’Europa perderebbero il loro strapotere di fare quello che vogliono. E allora fanno pressioni sulla nostra economia, pensando di impaurire i nostri governati e di indurli a cedere grosse fette della nostra Costituzione fino a renderci politicamente inoffensivi.

Ma nessuno, fra i grossi imprenditori svizzeri che ho sentito, sceglierebbe di rinunciare ad una parte di “libertà svizzera” per mantenere lo status quo nei commerci, anche perché è chiaro che in ogni modo, quando il popolo fosse imbavagliato, l’Ue e “compagni” farebbero meglio e senza controlli tutto quello che vogliono, essendo il loro scopo quello di mungere l’economia senza il rischio di essere contestati ed esautorati, come succede oggi.

Un imprenditore svizzero pensa anche che il mondo e i mercati siano cambiati, oltre agli Stati Uniti anche la Cina, il Giappone e l’Asia in generale, l’Australia, l’India, il sud America e l’Africa sono cresciuti, non dipendiamo solo dalla Europa, dove, se dovessimo ridurre i nostri margini, potremmo adattare al ribasso le nostre politiche di vendita e di costi, e rifarci nel resto del mondo. Importante è mantenere la nostra Costituzione e il nostro ordinamento politico.

Giusto quindi lottare per “limitare i danni”, ma senza la paura di essere costretti a rinunciare alle nostre tradizioni e ai nostri metodi per un piatto di lenticchie.

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