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Scritto da il set 5, 2016 in Attualità, Europa e Euro, Primo Piano | 0 commenti

TTIP a rischio: l’Ue rifiuta il neocolonialismo Usa. Intervista a Marcello Foa

TTIP a rischio: l’Ue rifiuta il neocolonialismo Usa. Intervista a Marcello Foa

I governi francese e tedesco hanno annunciato la morte de facto del TTIP, il trattato di libero scambio Usa-Ue. Tuttavia le trattative sono solamente sospese e molto dipenderà dall’esito delle elezioni americane di novembre. E c’è una sorpresa dietro l’angolo: il CETA, un trattato analogo in salsa canadese. Abbiamo chiesto il parere di Marcello Foa, giornalista, scrittore e fra i fondatori di questo sito.

Le condizioni del paziente sono critiche. Molti lo vogliono morente: sta di fatto che la sopravvivenza del TTIP è appesa a un filo. Le sorti del Trattato transatlantico di libero scambio, in corso di negoziato da più di tre anni e mezzo, parrebbero ormai segnate.

Dopo le dichiarazioni dei governi francesi e tedesco, che hanno messo in forte dubbio il buon esito delle trattative, in molti hanno dato per spacciato il più grande progetto di interconnessione dei mercati statunitense ed europeo.

A intonare le prime note del De Profundis è stato il ministro dell’Economia e vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel, che la scorsa settimana ha annunciato il fallimento de facto dei negoziati, “perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane”. Una dichiarazioni seguita a ruota da analoghe prese di posizione francesi.

Nonostante smentite arrivate da Bruxelles, la notizia ha avuto un’eco immensa. E se la previsione franco-tedesca dovesse avverarsi, le conseguenze sulle sorti del commercio e dell’economia globali sarebbero incalcolabili.

Non tutti, però, sembrano così sicuri della morte imminente del trattato. Anche se il TTIP dovesse essere bocciato definitivamente, in molti indicano nel CETA (il trattato gemello di libero scambio fra Ue e Canada, ndr) una sorta di ingresso secondario per gli americani nel mercato europeo. Molte clausole del TTIP verrebbero così riprodotte, grazie al CETA, attraverso le tante controllate canadesi che già esistono e che fiorirebbero in gran numero, delle maggiori corporation Usa. Abbiamo chiesto un parere al giornalista e scrittore italiano Marcello Foa, da sempre attento agli sviluppi delle trattative e fra i padri nobili di Capiredavverolacrisi.

Foa, davvero possiamo lasciarci alle spalle il TTIP una volta per tutte?

“Si tratta di una sospensione, che potrebbero essere riavviate dopo l’insediamento del nuovo presidente americano. Ciononostante si tratta di una svolta inattesa e a nostro giudizio molto positiva.”

Perché?

“Il TTIP è molto sbilanciato a favore degli Usa e comporta la fine dela biodiversità europea, nonché la fine dello stato di diritto europeo e un’evidente penalizzazione degli interessi economici europei.”

L’Europa franco-tedesca ha saputo trovare il coraggio di un moto di orgoglio. Ma perché l’Italia non fa sentire la propria voce? Il nostro sarebbe uno dei Paesi europei più danneggiati dal trattato…

“Ancora una volta l’Italia ha dimostrato la debolezza del proprio governo e l’incapacità di difendere i propri interessi. Renzi non ha mai avviato una seria riflessione sul TTIP, adeguandosi subito e con molto zelo alle volontà di Washington, forse per superficialità, forse perché mal consigliato o perché ansioso di non contraddire gli Usa. Difficile dirlo. Questa era un’opportunità per dimostrare la propria forza: Renzi ha preferito prostrarsi…”

L’Italia insomma conta poco. Ma se a dispetto delle nostre posizioni la Ue dovesse effettivamente chiudere le trattative, dobbiamo aspettarci ritorsioni da parte Usa?

“Ripeto, dipende dalle elezioni americane: se vince Trump il TTIP con ogni probabilità decadrà; se invece prevarrà Hillary le possibilità che la Casa Bianca torni alla carica sono alte: e le pressioni potrebbero essere forti”

È possibile, per contro, che il fallimento dei negoziati porti un riavvicinamento con la Russia? Lunedì scorso la Merkel ha pronunciato caute aperture in proposito…

“Da tempo gli europei manifestano il desiderio di riavvicinarsi a Putin, anche se al momento giusto – contrariamente a quanto avvenuto per il TTIP – finora si sono allineati alla volontà di Washington, come dimostra il recente rinnovo delle sanzioni. La domanda fondamentale è la seguente: la Merkel ha la fibra per aprire un secondo contenzioso con Washington? A giudicare dalla sua indole, la risposta più logica è no; perlomeno non ancora.”

Anche se il TTIP muore, però, molti indicano nel CETA un cavallo di Troia per far passare dalla finestra quanto avevamo cacciato dalla porta

“È così. Il CETA recepisce le stesse normative del TTIP, semplicemente via Canada. È il cosiddetto ‘piano B’, molto insidioso, anche perché solo una piccola parte dell’opinione pubblica ne è consapevole. Speriamo che Francia e Germania siano altrettanto determinate nel rigettarlo.”

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