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Scritto da il feb 1, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Tutto quello che (non) cambierà con la Brexit

Tutto quello che (non) cambierà con la Brexit

31 gennaio, mezzanotte. Dopo anni di attesa, finalmente, il Regno Unito ha lasciato ufficialmente – e per sempre – l’Unione Europa.

Dal 23 giugno 2016 al 12 dicembre 2019 ne abbiamo sentite di ogni. Tre anni e mezzo fa il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna voluto dall’allora primo ministro David Cameron: vinse (a sorpresa?) la Brexit (51,89% contro il 48,11% del Remain), nonostante la propaganda mainstream provò in tutti i modi a spaventare i britannici – e con loro tutti gli europei – sulle conseguenze catastrofiche di un addio all’Unione Europea.

Brexit come l’Apocalisse? Crollo della sterlina, dei mercati e dell’economia inglese? Macché, nulla di tutto questo. E a fine 2019, quando si sono tenute oltre Manica le elezioni generali per il rinnovo della Camera dei Comuni, Boris Johnson le ha stra-vinte: il Partito Conservatore ha stracciato quello Laburista di Jeremy Corbyn e sotto la leadership di BoJo si è preso in carico l’onere e l’onore di traghettare il Paese fuori dall’Ue, traducendo così nei fatti la volontà del popolo.

Perché la maggioranza della popolazione britannica – checché ne abbiano scritto per mesi, anzi anni, molti giornali – non si è mai pentita di quel 51,89% e, anzi, non vede l’ora di salutare l’Ue “as soon as possibile”, dopo essersi sorbita anni di rinvii, intoppi e procrastinamenti che hanno tenuto la Brexit nel congelatore.

E ora, finalmente, ci siamo. Alla mezzanotte di venerdì 31 gennaio l’UK abbandonerà l’Europa. E vi assicuriamo che non sarà certo l’Apocalisse per l’Isola.

Dal primo di febbraio il governo di Johnson si (ri)siederà al tavolo con gli alti papaveri di Bruxelles per negoziare gli accordi commerciali, sciogliere il nodo delle dogane e dei viaggi, per le persone e le merci. Insomma, saranno riviste tutte le legislazioni commerciali e doganali che regolano quelli che saranno i (nuovi) rapporti tra Londra, Europa e resto del mondo.

Pecuniariamente parlando, spetterà al ministero delle Finanze della Gran Bretagna staccare l’assegno di divorzio e consegnarlo all’ex compagna-Europa.

Ma cosa succederà nell’immediato? Presto detto: in soldoni, si avrà un lungo periodo di transizione della durata di undici mesi in cui attraverso i negoziati – come ben spiegato da Euronews“verranno smussati gli angoli dei dossier più spinosi, i quali a loro volta non subiranno modifiche sostanziali almeno fino al 31 dicembre. Parliamo di mobilità transnazionale, diritti dei cittadini e politiche di immigrazione”. Ma proprio sul versante delle condizioni di viaggio, nulla cambierà durante gli 11 mesi di passaggio: libera circolazione e roaming dati per il telefono, per esempio, non saranno toccati.

Per i cittadini transfrontalieri – sono circa 3 milioni gli europei che vivono sotto la Union Jack – e per il milione di britannici che risiedono in Ue, entrerà in vigore un nuovo accordo a tutela dei loro diritti. “Durante l’intero periodo di transizione, quindi fino al 31 dicembre 2020, l’accordo consente ai cittadini del Regno Unito di rimanere dove stanno e di continuare a ricevere assistenza sanitaria e pensioni all’estero. Inoltre, concede in modo permanente il diritto di soggiorno ai cittadini UE che vivono nel Regno Unito”, spiega sempre Euronews.

A livello comunitario, invece, il Regno Unito non potrà più tornare indietro (a meno di una tanto clamorosa quanto improbabile futura richiesta di ri-adesione) e nei fatti la Gran Bretagna e il suo prime minister non prenderanno più parte alle decisioni e ai summit dell’Ue (a meno di un invito da parte dell’Europa stessa) e l’Europarlamento si svuoterà dei 73 deputati britannici.

Per il resto non cambierà proprio nulla. Quindi, niente crollo della sterlina e dell’economia? No, niente. Solo inezie di questo tipo: i passaporti dei cittadini dell’Isola cambieranno di colore. Il passaggio dal bordeaux al blu, però, non sembra spaventare la popolazione. E non sembra neanche essere una “rivoluzione” (cromatica) in grado di mandare in tilt il regno della regina Elisabetta. I “gufi” della Brexit, insomma, si mettano il cuore in pace.

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