Pages Menu
TwitterRssFacebook

DEFINIZIONI

RIFORME

MONITORAGGIO

ATTUALITÀ

Che cos’è il debito pubblico

Il deficit si crea quando in un anno si spende più di quanto si incassa. Il debito è la somma di tutti i deficit annuali

Pressione fiscale

Prelievo fiscale medio sul reddito dei cittadini

Riforma sul patrimonio

Valorizzare immobili e partecipazioni finanziarie e venderne una parte per fare cassa e diminuire il debito pubblico

Riforma sulle partecipate

Ridurre il numero da 8.000 a 1.000. Risparmiare almeno 3 miliardi di sprechi

Derivati: cosa sono e come li usa lo stato

Da strumenti di protezione a strumenti di distruzione. Una bomba ad orologeria con 42 miliardi di perdite

Accise: il bancomat dello stato. E il cittadino paga

Le tasse sulla benzina: per ogni litro di carburante più di 1 euro se li prende lo Stato

Perché dobbiamo stare attenti alla Grecia

Il debito greco con l’Italia è cresciuto del 500% in 5 anni. L’Italia ha prestato 61,2 miliardi di euro

Editoriale IBL – ILVA: l’esperienza non insegna

Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il mar 19, 2014 in Riforme | 0 commenti

Una prima riforma possibile

Una prima riforma possibile

Nella prima ipotesi di riforma di questo sito, “Tornare a Crescere”,  si descrivono tre misure necessarie e fattibili nel breve termine, per diminuire le tasse di 35 miliardi all’anno. La riduzione delle tasse per 35 miliardi all’anno darebbe luogo a una maggiore disponibilità di danaro per le famiglie pari a 150 euro al mese (35 miliardi diviso 20 milioni di famiglie=1750 euro all’anno); il che darebbe luogo ad un salutare aumento dei consumi. Studi autorevoli indicano che quanto sopra potrebbe dare luogo alla creazione di nuovi posti di lavoro, argomento che affronteremo in un prossimo articolo.

Le tre misure possibili

Abolizione della tassazione su lavoro ed imprese, nella componente IRAP( Imposta Regionale Attività Produttive). Questo corrisponderebbe a minori entrate nette di 25 miliardi. L’eliminazione dell’IRAP aumenterebbe i margini delle imprese e ridurrebbe i costi del lavoro, stimolando investimenti ed occupazione, subito.

La seconda misura, serve a coprire le necessità finanziarie dello Stato create dalla prima. La prima componente di questa misura è la riduzione dei sussidi alle imprese di almeno 10 miliardi sui 30 attuali, come descritto dallo studio Giavazzi. I sussidi a molte imprese sono da tempo criticati nell’ambiente economico. La seconda componente riguarda il taglio del 25%  di ciascuna delle pensioni sopra i 2.000 euro mensili, ad esempio un pensionato d’oro che percepisce 20 mila euro al mese andrebbe a guadagnarne “solo” 14 mila, garantendo un risparmio di circa 15 miliardi.

La terza misura è il dimezzamento dei 12 miliardi dei sussidi alle energie rinnovabili.

Totale 35 miliardi, con riduzione del costo del lavoro e vantaggi delle famiglie.

Per approfondire v’invitiamo a leggere la riforma  qui di seguito. 

In Italia si dibatte molto di misure di politica economica che avrebbero effetto al più per un paio di anni: gli “stimoli” macroeconomici, fiscali o monetari che siano, non hanno infatti conseguenze rilevanti nel lungo termine. Eppure la crescita italiana è bassa da almeno quindici anni, e non è quindi una questione di stimoli.

L’Italia è purtroppo agli ultimi posti tra i paesi avanzati in una serie di classifiche rilevanti per la performance economica: le tasse sul lavoro e sulle imprese, il debito pubblico, la spesa pubblica per pensioni e interessi, la rapidità della giustizia civile, la trasparenza e l’efficienza della pubblica amministrazione, la semplicità della burocrazia, il costo dell’energia elettrica. Ognuno di questi record toglie qualcosa alla crescita fino a renderla praticamente nulla, e aumenta la fragilità dell’economia italiana trasformando ogni raffreddore in una polmonite. Un governo che volesse recuperare il terreno perduto dal paese in due decenni di stagnazione dovrebbe mettere in cantiere riforme su questi temi. D’altra parte, la crisi è ancora in corso e si deve cercare di uscirne il prima possibile, mentre gran parte delle riforme strutturali richiederebbe anni per avere effetto.

In ciò che segue si fanno proposte per recuperare terreno su tre dei problemi principali del paese: la tassazione su lavoro e imprese, la spesa pubblica per trasferimenti, e il costo dell’energia elettrica. Queste misure sono insufficienti da sole a recuperare l’intero differenziale di crescita economica rispetto agli altri paesi, ma stimolerebbero la crescita nel breve termine e nel lungo termine, e aumenterebbero la robustezza dell’economia agli shock macroeconomici.

Sul lato delle entrate, la proposta è abolire l’Irap: ciò causerebbe una perdita di entrate per quasi 35 miliardi, poco più di due punti di Pil. Di questi 35 miliardi, però, circa 10 sono spesa pubblica, in quanto lo Stato paga l’Irap a sé stesso: ne rimarrebbero quindi da finanziare poco meno di 25. Eventuali tagli di spesa successivi non sarebbero compatibili con la riduzione del deficit, e sarebbero politicamente rischiosi: il deficit in aumento, e il rischio che i tagli non vengano effettuati, farebbero aumentare lo spread. L’eliminazione dell’Irap aumenterebbe i margini delle imprese e ridurrebbe il costo del lavoro, stimolando investimenti e occupazione: ciò farebbe aumentare le altre entrate fiscali, ma anche questo effetto non sarebbe istantaneo. Occorre quindi trovare 25 miliardi subito.

Sul lato delle uscite, è possibile ridurre la spesa per sussidi alle imprese, e probabilmente la spesa previdenziale. Il piano Giavazzi per i sussidi alle imprese proponeva di ridurre gli oltre 30 miliardi di sussidi di circa un terzo, 10 miliardi: ciò coprirebbe quasi metà dei fondi necessari a finanziare l’eliminazione dell’Irap. Riguardo la spesa pensionistica, ridurre le pensioni ottenute senza aver contribuito (tramite i sistemi retributivo e misto) è probabilmente incostituzionale, e una proposta simile è già stata bocciata in passato. Occorre quindi trovare una forma legale di ricalcolo delle pensioni, e accertare subito la legalità della manovra, altrimenti la sentenza costituirebbe una spada di Damocle per la stabilità dei conti pubblici. Tagliare del 30% le pensioni sopra i 2.000€ lordi mensili, garantendo però che nessuna pensione scenda sotto questo livello, potrebbe far risparmiare circa 15 miliardi.

La terza proposta è il dimezzamento dei sussidi al energia, soprattutto alle rinnovabili, che non sono parte della spesa pubblica perché sono pagati in bolletta dalle famiglie e dalle imprese. Solo i sussidi alle rinnovabili costano 12 miliardi l’anno: dimezzarli significherebbe tagliare di oltre il 10% il costo dell’energia.

Mettendo in atto questo piano si avrebbe una riduzione della spesa pubblica di 35 miliardi, un’analoga riduzione delle entrate fiscali, e una riduzione della bolletta elettrica di oltre 5 miliardi per le imprese e le famiglie. Il costo del lavoro scenderebbe e la tassazione su imprese e lavoro migliorerebbe, stimolando sia nel breve che nel lungo termine la crescita economica. Questo stimolo ridurrebbe inoltre il deficit negli anni successivi. Ci sarebbe una crisi nel mercato delle rinnovabili, e un effetto negativo sugli investimenti per la riduzione dei sussidi: di norma però questi sono una forma inefficiente di finanziamento, ed è preferibile sostituirli con un’allocazione dei risparmi operata tramite il mercato anziché la burocrazia.

Per tornare a crescere servono riforme più profonde, e ridurre la spesa e le tasse ulteriormente. Queste andrebbero messe in cantiere subito, ma gli effetti si vedrebbero solo dopo alcuni anni. Per questo è necessaria una terapia shock: le proposte fatte dal nuovo governo Renzi, in confronto, sono omeopatiche.

Condividi

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Email
  • RSS
  • Print

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito utilizza cookie. Continuando la navigazione se ne autorizza l'uso.
Ulteriori informazioni
Ok
Email
Print