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Scritto da il apr 27, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

1984 di George Orwell? No, 2020 in Italia

1984 di George Orwell? No, 2020 in Italia

Chissà se George Orwell, quando nel 1948 scriveva 1984, avrebbe mai pensato che le tesi della manipolazione e del controllo sociale contenute nel suo capolavoro letterario si sarebbero mai tramutate in realtà. Probabilmente sì.

Quello che però non si sarebbe mai aspettato è che il Grande Fratello del suo romanzo, il partito unico – onnipotente e onnisciente – che governa la società, tenendo sotto controllo ogni aspetto della vita dei cittadini, avrebbe dato il nome a un reality show. E che alla sua versione italiana a inizio nuovo millennio avrebbe partecipato tale Rocco Casalino, che dopo una manciata di anni avrebbe iniziato la sua carriera politica in un partito fondato da un comico, fino a diventare il portavoce e braccio destro del presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte.

Probabilmente Orwell avrebbe i brividi. Di sicuro, ora i brividi li abbiamo noi. Con un governo frutto di un inciucio estivo tra M5s e Pd e non del voto popolare – con buona pace della democrazia… – , e che ha come partito di maggioranza una forza che ha sempre sbandierato l’importanza di una (falsa) democrazia diretta, che in salsa grillina è un po’ una tecnocrazia e un po’ una (finta) democrazia digitale, a costante rischio di manipolazione: la piattaforma Rousseau ne è fulgido esempio. Manipolazione che è poi il senso e obiettivo stesso di un progetto di Paese in cui lo Stato è tiranno. Ah, ecco: proprio come il Grande Fratello in 1984 di Orwell…

Spieghiamoci. In tempi di coronavirus il governo ha adottato misure di contenimento straordinarie ed eccezionali per arginare la pandemia di Covid-19, con le quali il Belpaese è stato sostanzialmente chiuso, costringendo alla serrata le imprese e chiudendo in casa le famiglie italiane. Il lockdown, per quanto necessario, si sta protraendo però per tanto-troppo tempo. E con le sensibili riduzioni delle libertà personali – visto che siamo sostanzialmente costretti agli arresti domiciliari tra le mura domestiche – si è fermata la macchina produttiva e l’economia del Paese. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: numerosi lavoratori – soprattutto gli autonomi – non riescono a portare a casa lo stipendio e si ritrovano con l’acqua alla gola, senza più soldi per fare la spesa. E i tanto sbandierati aiuti del governo – tra bonus e sussidi vari – in realtà non sono ancora arrivati (“ringraziamo” la burocrazia) e quei pochi che sono stati invece liquidati sono una toppa che non può certo tappare il buco. Ritardi e promesse non mantenute che vanno ad aumentare la giustificata insofferenza del Paese verso la clausura forzata.

In tutto questo, come detto, la limitazione delle libertà fondamentali riconosciute dalla Costituzione – e con essa della democrazia – viene a galla ogni giorno di più. E alcuni provvedimenti delle istituzioni e delle autorità sono da “Stato di polizia“. Basti pensare alla messa interrotta dai carabinieri a Cremona, celebrata da Don Lino Viola per dodici persone. Per non parlare poi della schiera di droni delle forze dell’ordine messa in campo o meglio in aria, per presidiare il territorio. Un’altra polaroid significativa del controllo dello Stato è proprio una fotografia scattata da un drone della Locale di Rimini, dove uomo si è recato in spiaggia – deserta – per prendere il sole, riassaporare l’odore del mare e della libertà. Nello scatto simbolo della quarantena, alla persona sdraiata a pancia in su, si avvicinano due agenti pronti a staccare la salata multa.

Ma la ciliegina sulla torta, che ci fa rabbrividire, è l’app Immuni. La “brillante” idea del governo giallorosso di invitare ogni cittadino italiano – anche se non dovrebbe esserci l’obbligo, ma chissà… – a scaricare l’applicazione sul cellulare, così da tracciare ogni singolo spostamento dell’utente in modo da aiutare a contenere e a combattere la diffusione del coronavirus. E con il rischio – poi smentito, ma finché non lo vediamo non ci crediamo – per chi si rifiuta di installare l’app di subire limitazione ai propri spostamenti.

Insomma, controllo sociale alla massima potenza e libertà e democrazia ridotte ormai al lumicino, in un Italia che nel 2020 e in futuro rischia di essere ancore peggiore del 1984 e del Big Brother di George Orwell.

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