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Scritto da il mar 12, 2021 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Aspettando la prossima pandemia

Aspettando la prossima pandemia

 

Non sappiamo di certo quando finirà la pandemia di Covid-19, ma di certo sappiamo che non sarà l’ultima. Negli ultimi vent’anni anni abbiamo avuto la Sars nel 2003, l’aviaria nel 2004, la cosiddetta “suina” nel 2009, l’Ebola nel 2014, l’anno scorso di nuovo l’ebola in Congo. E attorno al 2025 è stata prevista dagli scienziati una nuova epidemia di influenza aviaria; il Prof. Bassetti dell’ospedale S. Martino di Genova lo dice nel suo libro Una lezione da dimenticare.

Sempre le notizie sono arrivate in tempo e le epidemie sono state circoscritte. Perché non col Covid-19?. Sono tante le domande che la gente si pone. Perché la l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha aspettato tanto per comunicarne ufficialmente la presenza? E la Cina non ha denunciato la situazione in Wuhan, quando il primo paziente in quella città è stato riportato dalla rivista scientifica inglese The Lancet, il 1°dicembre 2019? E perché la gente ha continuato a circolare in aereo?

Ormai questo è il passato, ma noi cosa facciamo? Aspettiamo la prossima pandemia? stiamo vivendo una situazione che solo la guerra mondiale ci ha riservato, povertà ed economia disastrata, vita sociale compromessa e sospesa, confusione nella vita politica e nelle comunicazioni e tanti, troppi, morti. I soliti predicatori ci dicono che la luce in fondo al tunnel sono i vaccini, che devono essere diffusi in tutto il pianeta, senza i quali non si può ipotizzare il ritorno ad una vita normale. Ma i vaccini tardano, le produzioni sono inadeguate e in parte preda di intermediari che le commercializzano in modo selvaggio, nonostante i contratti di fornitura che legano governi e produttori.

Di fronte a tanto scempio di comportamenti illogici e sovente colpevoli, a partire dal sorgere della pandemia, ignorata, poi sottovalutata e poi mal gestita, per finire ai giorni nostri dove la distribuzione di vaccini, la chiave della soluzione del problema, è insufficiente, disordinata e incerta, mentre continuano i decessi, le chiusure, i fallimenti di imprese e i disoccupati, una mente normale si chiede quale è la lezione da non dimenticare.

La prima è la risposta ad una domanda cruciale. È peggio di una guerra? Sì! E allora prepariamoci alla prossima, visto che non sarà l’ultima, come dicevamo; ma facciamolo davvero, come si prepara una guerra. Non lo si fa certo con la emergenza alle porte, un esercito è sempre pronto ad entrare in azione e per questo i governi se ne occupano in tempi di pace. Abbiamo quindi molte cose da imparare per prepararci.

Produrre vaccini non è difficile al punto da scoraggiare chi volesse farlo. E come è così per un esercito, questo compito è dei Governi, meglio se in collaborazione col settore privato, ma sempre con la supremazia del Governo, come con l’esercito appunto. Si stanno infatti delineando iniziative nazionali o di più nazioni allo scopo di istallare capacità produttive di vaccini, destinate a produrli e ad usarli anche solo in coda, si spera, a questa pandemia, ma sicuramente destinate ad affrontare la prossima.

Così come si fa con l’esercito, lo si crea, lo si aggiorna e lo si rende autosufficiente ad affrontare un evento bellico, anche a distanza di decine di anni, sperando di non doverlo attivare mai. Costa troppo? Ecco che un Governo deve farsi i conti in tasca. Quanto ci è costata questa pandemia? Si dice che non lo sappiamo ancora perché non si sa quanto durerà né quali saranno nel tempo le sue conseguenze. Ma quanto costerebbe la prossima? E che valore diamo alle vite umane e al profondo disagio vissuto da chi ha perso il lavoro, la sua impresa? E ai ragazzi che hanno perso la scuola?

L’ipotesi di base è che dobbiamo organizzare delle unità produttive al servizio delle nazioni o di gruppi di nazioni, pronte a studiare e produrre i vaccini quando necessario. Devono essere al servizio dei governi, quindi essi le devono sostenere finanziariamente. Nessuno ci deve guadagnare, il vero guadagno è quello di avere i vaccini nel minor tempo possibile, evitare morti e il crollo della economia con tutto quello ad essa collegato.

Due piccole aziende sono partite in Italia, l’Austria si sta associando ad altri Paesi per farseli. Altri seguiranno. Ma sicuramente non dobbiamo più trovarci di fronte alle ditte farmaceutiche che fanno di tutto per soddisfare la domanda, ma costituendo quasi una controparte rispetto ai popoli di tutto il mondo, accusate di non farcela e di non rispettare i contratti a suo tempo stipulati. Le nostre vite e tutta la nostra vita non possono essere lasciate in mano al caso o a dei terzi.

Due parole sul ruolo della OMS, quella organizzazione creata a livello dell’ONU, che dovrebbe sorvegliare e dettare le regole alla sanità mondiale. Possiamo stendere un velo pietoso sul suo non funzionamento ordinario, quello per esempio di pretendere che tutti i paesi abbiano un piano pandemico per ogni emergenza, cosa che non è stata fatta, o annunciare tempestivamente che in un paese come la Cina ci fosse una epidemia di Covid, cosa che non è stata fatta, ma ciò che è imperdonabile, perché si tratta di mala fede, è la reticenza con cui è stato negata una ispezione totale al suo laboratorio di Wuhan. Non per niente ora si sta riorganizzando una altra ispezione con poteri più importanti. Staremo a vedere se la Cina si renderà conto che se si vuole invadere il mondo col proprio potere e i propri prodotti, si deve essere più trasparenti in situazioni come queste. L’obiettivo comune deve essere quello di prevenire le pandemie e giocare pulito.

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