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Scritto da il lug 23, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Autostrade, così i giallorossi rischiano di fare un favore ai Benetton

Autostrade, così i giallorossi rischiano di fare un favore ai Benetton

A quasi due anni dalla tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova, i Benetton sono ancora al loro posto: certo, usciranno da Autostrade, ma lo faranno gradualmente e portandosi via molto probabilmente anche un bel gruzzoletto.

Nella notte tra il 14 e il 15 luglio è arrivata l’intesa tra il governo e Atlantia, la holding della famiglia Benetton che gestisce appunto Aspi-Autostrade per l’Italia. Dopo due anni di promesse – specialmente da parte del Movimento 5 Stelle – non arriverà nessuna revoca, bensì un’estromissione graduale degli imprenditori veneti: scendono all’11% ed entro un anno diranno addio.

Escono i Benetton ed entra lo Stato, con la Cassa Depositi e Prestiti. Ecco, ma quanti soldi dovrà sborsare Cdp per salire almeno fino al 51% di Aspi, agendo come socio di controllo? Presto detto: più o meno una cifra tra i tre e i quattro miliardi di euro. Nel mentre, i Benetton c’hanno già guadagnato: all’indomani dell’annuncio dell’accordo tra governo e Atlantia, il titolo holding ha infatti letteralmente preso il volo in Borsa, facendo segnare un +26% e venendo sospeso più volte per eccesso di rialzo.

Il piano di nazionalizzazione è il seguente: Cdp entrerà in Aspi con un aumento di capitale che lo porterà a salire fino al 33%. Parallelamente Cdp vincolerà l’aumento di capitale agli investimenti sulla rete autostradale e nello stesso momento Atlantia venderà il 22% ad altri investitori istituzionali nell’orbita Cdp. Insomma, vendita di azioni Aspi senza però distribuire i dividendi; a seguire la scissione di Atlantia e l’uscita dei Benetton dal Cda. A quel punto i Benetton potrebbero vendere le proprie azioni rimanenti per un valore complessivo di circa un miliardo di euro. Qualora l’esecutivo gli avesse revocato le concessioni, di miliardi ne avrebbero presi 22 in più, grazie alla penale. Ma non per questo il deal è una vittoria.

Soprattutto non è una vittoria per gli italiani e per le famiglie delle 43 vittime, visto che per tante-troppe volte sia i grillini sia lo stesso premier Conte hanno dichiarato che avrebbero tolto la concessione ad Autostrade ancor prima della sentenza della magistratura. Che deve ancora arrivare. Così come devono ancora arrivare i risarcimenti ai familiari delle vittime.

In due anni non è successo nulla di tutto questo e, anzi, i Benetton usciranno da Aspi praticamente senza pagare il conto, dal momento che non essendone più i padroni – gli subentrerà appunto Stato – non avranno più né oneri né onori. Quindi, addio agli obblighi e addio ai debiti.

Alla fin della fiera, il vero affare lo faranno proprio i Benetton, dal momento che affideranno nelle mani dello Stato un’azienda altamente indebitata: secondo una recente stima di Standard & Poor’s, stiamo parlando di quasi 10 miliardi di euro (9,8 per l’esattezza). Ecco perché il conto per nazionalizzare Autostrade sarà un bel po’ salato e non sarà appunto Atlantia a pagarlo: agli investimenti per i lavori di ammodernamento e manutenzione (7,5 miliardi di euro), si sommando infatti i miliardi di accollamento del debito, tutto in capo alle casse dello Stato, che sono riempite con le tasse degli italiani. E l’ultima cosa che deve succedere è che gli italiani ci rimettano due volte, pagando di tasca propria pure i debiti dei Benetton.

I giallorossi hanno annunciato trionfanti l’intesa che porterà i Benetton all’11%, ma non hanno speso una parola per spiegare quanti soldi i Benetton riceveranno da Cassa depositi e prestiti. Se la cifra sarà effettivamente di un miliardo – poco più o poco meno – non si tratterebbe allora di una cifra monstre, specialmente rispetto ai 23 miliardi della penale. Speriamo, a questo punto, che nessuno cambi le carte in tavola.

Peraltro, e concludiamo, il caos di queste ore in Liguria, per la verifica urgente della sicurezza di ponti e gallerie, e quanto sta emergendo sulla stampa rivelano una realtà, sconvolgente se sarà confermata dalle indagini: in tutti questi anni la manutenzione non è stata effettuata come avrebbe dovuto, con un conseguente aumento degli utili e con la complicità di chi doveva controllare (e non lo ha fatto?).

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