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Editoriale IBL – ILVA: l’esperienza non insegna

Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il gen 13, 2021 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Ci mancavano solo il rimpasto, il Conte-ter e Renzi (che col 2%) che detta l’agenda di governo

Ci mancavano solo il rimpasto, il Conte-ter e Renzi (che col 2%) che detta l’agenda di governo

“Non c’è due senza tre”, dice il noto proverbio popolare. E allora, purtroppo, dopo il Conte-uno e il Conte-due, ecco il Conte-tre. La capacità trasformista del sedicente avvocato del popolo è arrivata a livelli inimmaginabili: chi l’avrebbe mai detto che l’uomo scelto dal Movimento 5 Stelle nella primavera del 2018 sarebbe stato capace di governare prima con la Lega di Matteo Salvini (che vinse le elezioni insieme ai grillini) e poi con il Partito Democratico di Nicola Zingaretti, il tutto peraltro nel giro di un anno? Nessuno. E invece eccoci qua. Giuseppe Conte, in modo camaleontico, è passato dal verde del Carroccio al rosso del Pd, nel silenzio complice del giallo sempre più opaco dei pentastellati.

Siamo così passati incredibilmente dal governo gialloverde a quello giallorosso, senza passare dalle elezioni. Perché, come sappiamo fin troppo bene, in Italia c’è questo brutto vizio di cambiare le maggioranze e cambiare gli esecutivi senza consultare i cittadini-elettori. Quando finirà questo giochetto?

Ci siamo appena messi alle spalle un 2020 maledetto, ma l’anno nuovo non promette nulla di buono né di diverso da quanto visto e vissuto negli ultimi dodici mesi, sia sul fronte della pandemia di Covid-19, sia su quello relativo all’efficacia (o meglio, inefficacia) dell’azione di governo. I giallorossi, fin dal primo giorno, non hanno mai smesso di litigare e a dicembre Matteo Renzi è tornato a tirare la corda e a picconare la sua stessa maggioranza. L’ex rottamatore ha puntato i piedi (eufemismo) criticando il governo di cui fa parte circa la gestione delle risorse europee per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica innescata dalla pandemia. Il leader di Italia Viva – data da tutti i sondaggi tra il 2 e il 3% nelle intenzioni di voto – ha minacciato la crisi, ha detto che le sue ministre erano pronte a dimettersi, ha dato più di un ultimatum all’inquilino di Palazzo Chigi. “Stop al potere di veto dei partitini”, “Non possiamo dare potere di ricatto ai piccoli partiti”, diceva lo stesso Renzi una manciata di anni fa. Si è contraddetto, che strano.

Poi, effettivamente, le ministre Bellanova e Bonetti (e il sottosegretario Scalfarotto) hanno lasciato la compagine di governo. E così ci troviamo in piena crisi di governo ma anche a un passo da un possibile rimpasto, che dovrebbe prevedere l’ingresso nella squadra di governo di nuovi esponenti di Italia Viva: la solita questione di poltrone, ovviamente. Perché se si andasse al voto, Renzi e la sua Italia Viva evaporerebbero come neve al sole. Ma Conte, pur di rimanere incollato alla sua di poltrona, è disposto a cedere su tutti i fronti. O cercare i voti necessari in Senato tra i cosiddetti “responsabili”. Nel mentre il Paese, quello reale, arranca – perché il lavoro che già prima scarseggiava, ora non c’è più – e si avvia a morire.

All’Italia serve tutto fuorché un rimpasto, un Conte-ter e un partitino che con il 2-3% detta l’agenda di governo: con che diritto lo fa? E poi, ai cittadini-elettori-lavoratori qualcuno ci pensa mai? Dare agli italiani la possibilità di scelta (il voto è un diritto!) è così assurdo? Dare all’Italia un governo forte, grazie a una maggioranza realmente coesa e specchio del volere del popolo, è fantascienza? A quanto pare sì, ahinoi.

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