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Scritto da il feb 10, 2014 in Attualità | 0 commenti

“Destinazione Italia”, quante brutte sorprese per chi paga le tasse

“Destinazione Italia”, quante brutte sorprese per chi paga le tasse

- Il governo non perde occasione di disperdere spesa pubblica in mille rivoli. Sta succedendo anche in occasione del decreto “Destinazione Italia”, teoricamente destinato ad attirare gli investitori esterni in Italia

- Come dimostra la mancia per i dipendenti di Alitalia infilata nel testo del decreto, o il sussidio ventennale per la miniera del Sulcis in Sardegna, l’allocazione di risorse pubbliche non segue principi di efficienza né di giustizia sociale

- Solo su una cosa Governo e Parlamento non transigono, in questo d’accordo con la burocrazia della Ragioneria di Stato: al contribuente non bisogna dare tregua. Lo dimostra la sorte dell’emendamento sulla sospensione delle cartelle di Equitalia, presto bocciato

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“Destinazione Italia” è “la politica organica del Governo per attrarre gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane”, recita il sito web ufficiale messo su da Enrico Letta e i suoi ministri per raccontare il proprio piano. Belle parole che l’esecutivo dice di voler attuare al più presto; perciò, lo scorso 23 dicembre, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge ad hoc. Tutto bene, dunque? Non proprio. E non solo perché il Governo sta abusando di decreti – che poi il Parlamento deve convertire in “leggi” entro 60 giorni – e quindi in Aula assistiamo adesso all’ennesimo ingorgo legislativo: cinque decreti in scadenza questo mese e già tre per il prossimo mese. Il vero punto è che, all’esame parlamentare, lo stesso decreto “Destinazione Italia” si sta rivelando pieno di brutte sorprese per chi, come noi di Capiredavverolacrisi.com, ritiene che per far ripartire l’economia ci siano da ridurre spesa pubblica e tasse.

LA DOPPIA MANCIA PER ALITALIA. Mentre il Governo si muove all’estero, tra Francia (Air France) ed Emirati Arabi (Etihad), alla ricerca di un cavaliere bianco per la boccheggiante Alitalia (teoricamente in mano a investitori privati, prima però dell’ulteriore mammella di Stato offerta con i 75 milioni di euro di Poste Italiane), lo stesso Governo allunga una mancia alla compagnia di bandiera un esborso di 180 milioni di euro.. Nell’articolo 13 (comma 21) del Decreto, si decide infatti il prolungamento di almeno altri due anni del Fondo di garanzia per il personale ex Alitalia, per  Nel 2008 il governo Berlusconi promise ai quasi 7.000 dipendenti in uscita da Alitalia, una cassaintegrazione straordinariamente lunga, di 7 anni, e particolarmente generoso (pari all’80 per cento dell’ultimo stipendio), da finanziare con un sovrapprezzo su tutti i biglietti aerei emessi nel nostro Paese. Il Governo Monti pensò che 5 anni di sussidio speciale sarebbero potuti bastare, e invece adesso il Governo Letta cede ai sindacati e riallarga i cordoni della borsa: almeno altri due anni di privilegi assicurati per gli ex Alitalia (come ha scoperto il quotidiano La Stampa). Non solo: nei commi 19 e 20 dello stesso articolo 13, si prevede che le indennità di volo percepite dai dipendenti delle compagnie aeree che hanno contratti di lavoro italiani “non concorrono alla formazione del reddito ai fini contributivi”. Un’esenzione niente male dal pagamento dei contributi sui redditi del personale (soprattutto Alitalia), che costerà al contribuente 28 milioni di euro. In tutto oltre 200 milioni di euro nell’ennesimo sussidio alle imprese “solite note”; quale sia il messaggio che il governo lancia agli investitori esteri non si capisce. Forse siamo al “venite, ce ne sarà per tutti”?

UNA MINIERA INUTILE, A SPESE NOSTRE. Anche nell’articolo 1 del decreto Destinazione Italia, dal comma 12 al comma 14, il Governo mostra il suo volto più “generoso”, e quindi in realtà minaccioso per il contribuente che è chiamato a pagare il conto le sue tasse. Ecco cosa si legge: “La Regione Autonoma della Sardegna, entro il 30 giugno 2016, ha la facoltà di bandire una gara per realizzare una centrale termoelettrica a carbone, dotata di apposita sezione di impianto per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica prodotta, da realizzare sul territorio del Sulcis Iglesiente, in prossimità del giacimento carbonifero”. La Regione faccia il bando, poi il Governo s’impegna – come ha sintetizzato l’Istituto Bruno Leoni analizzando tutto il dispositivo – a comprare “tutta l’energia prodotta”, con “un sussidio quantificato in 30 euro/MWh fino a una produzione di 2100 GWh/anno, per vent’anni. Viene cioè prevista una elargizione pari a oltre 60 milioni di euro/anno per un impianto inutile, alimentato da carbone di pessima qualità, e per sostenere una produzione del tutto insostenibile”. Insomma, con 60 milioni all’anno per 20 anni, cioè 1 euro richiesto a ogni cittadino italiano da qui al 2034, si continuerà a finanziare un’opera ambientalmente dannosa e anti-competitiva, mentre – come ha scritto Carlo Stagnaro sul quotidiano Il Foglio, “sarebbe più sensato distribuire i 60 milioni corrispondenti al primo anno di incentivazione a ciascuna di loro 60 mila euro a testa! in modo da metterli nella condizione di trovare un altro lavoro”. Un altro messaggio incomprensibile indirizzato agli investitori stranieri.

NIENTE TREGUA CON IL FISCO. Eppure giovedì scorso il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria, aveva trovato almeno una ragione per esultare per le modifiche parlamentari in corso al decreto Destinazione Italia. Un emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle e approvato mercoledì scorso, a pochi minuti dal via libera definitivo delle Commissioni, stabiliva infatti per quest’anno la sospensione delle cartelle esattoriali per le imprese titolari di crediti con la Pubblica amministrazione. Il principio era condivisibile: all’impresa e al professionista che sta aspettando la restituzione di un credito da parte dello Stato ritardatario, si garantisce la sospensione per un anno delle cartelle di Equitalia se la somma iscritta a ruolo è “inferiore o pari al credito vantato”. E’ però intervenuta subito la Ragioneria di Stato, secondo la quale la sospensione comporterebbe “minori entrate per il 2014 non quantificate e prive di copertura finanziaria”. E la sollecitazione dei contabili di Stato è stata immediatamente recepita in Parlamento. Governo e Commissione Bilancio hanno così optato per una riformulazione che anziché la “sospensione” delle cartelle di Equitalia preveda la “compensazione” tra cartelle e crediti, burocraticamente molto più complessa, e rigorosamente “nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica”.

Al contribuente bisogna chiedere sempre, come dimostrano i casi Alitalia e Sulcis, ma di concedergli una tregua non se ne parla nemmeno. Il governo Letta e il suo decreto Destinazione Italia non smentiscono la regola.

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