Pages Menu
TwitterRssFacebook

DEFINIZIONI

RIFORME

MONITORAGGIO

ATTUALITÀ

Che cos’è il debito pubblico

Il deficit si crea quando in un anno si spende più di quanto si incassa. Il debito è la somma di tutti i deficit annuali

Pressione fiscale

Prelievo fiscale medio sul reddito dei cittadini

Riforma sul patrimonio

Valorizzare immobili e partecipazioni finanziarie e venderne una parte per fare cassa e diminuire il debito pubblico

Riforma sulle partecipate

Ridurre il numero da 8.000 a 1.000. Risparmiare almeno 3 miliardi di sprechi

Derivati: cosa sono e come li usa lo stato

Da strumenti di protezione a strumenti di distruzione. Una bomba ad orologeria con 42 miliardi di perdite

Accise: il bancomat dello stato. E il cittadino paga

Le tasse sulla benzina: per ogni litro di carburante più di 1 euro se li prende lo Stato

Perché dobbiamo stare attenti alla Grecia

Il debito greco con l’Italia è cresciuto del 500% in 5 anni. L’Italia ha prestato 61,2 miliardi di euro

Editoriale IBL – ILVA: l’esperienza non insegna

Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il apr 1, 2020 in Attualità, Europa e Euro, Primo Piano | 0 commenti

Ecco perché Mario Draghi non andrà a Palazzo Chigi

Ecco perché Mario Draghi non andrà a Palazzo Chigi

Oltre a coronavirus e Covid-19, c’è un altro nome (e cognome) che sta dominando l’attualità, quella della politica e dei suoi retroscena, in questi giorni strani e diversi causa pandemia. Il nome e il cognome sono quelli di Mario Draghi.

Se ne sta facendo un gran parlare soprattutto in seguito all’uscita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha invitato i partiti di maggioranza e opposizione a lavorare insieme per il bene del Paese e contro la pandemia, mettendo da parte divergenze e dissidi. Leggendo tra le righe, sembra che il capo dello Stato invochi quasi un governo d’emergenza di unità nazionale. E di rimbalzo, come al solito, è (ri)partito il toto-nomi. Ma a differenza delle altre volte il gioco si è praticamente subito fermato, visto che l’unico opzione possibile che è saltata fuori è appunto quella dell’ex presidente della Banca Centrale Europea. Draghi è un profilo che piace in modo bipartistan e potrebbe davvero mettere d’accordo tutti, o quasi.

Ma siamo proprio sicuri che l’ex numero uno di Francoforte sia intenzionato a trasferirsi a Roma, a Palazzo Chigi? No, noi non ne siamo così certi, anzi. Ma prima di spiegare le ragioni del nostro punto di vista, che va a smontare l’ipotesi Draghi-premier, facciamo un passo indietro.

Due importanti leader dell’opposizione come Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno utilizzato parole al miele all’indirizzo dell’accademico e banchiere. Se la leader di Fratelli d’Italia è stata tenera ma gli ha chiuso la porta – a Leggo ha infatti dichiarato: “Draghi è una grande personalità, lo ringrazio per le parole sulla necessità di fare deficit in una fase così drammatica, ma i governi non si fanno per alchimie: preferisco il voto popolare” – il segretario della Lega è stato più sibillino e ha lasciato la porta aperta, commentando così il tanto tempestivo quanto significativo intervento dell’ex presidente della Bce sul Financial Times: “Voglio ringraziare Draghi per le sue parole, perché è caduto il mito del non si può fare debito, oggi ci ha detto che si può fare debito. Benvenuto presidente Draghi ci serve l’aiuto di tutti, ci serve anche il suo, quindi sono contento, di quello che potrà nascere”.

Già, perché Draghi, di fronte alla tanto totale quanto grave (anzi, gravissima e imperdonabile) assenza dell’Unione Europa in questa emergenza storica – che potrebbe mettere fine alla sua stessa esistenza – ha vergato una lettera all’autorevole quotidiano economico-finanziario del Regno Unito, sostenendo, tra le tante cose, la tesi dell’indebitamento come arma necessaria contro questa crisi sanitaria ed economica. Insomma, l’ex capo della Banca Centrale Europa ha voluto mandare un messaggio estremamente chiaro agli Stati membri dell’Ue, alla Commissione e ai suoi alti papaveri e, ovviamente, a Christine Lagarde, che lo ha succeduto alla guida della Bce, per dire loro che l’Ue, così come (mal)funziona (mal)ragione e (mal)agisce in questi anni, è da ripensare, in toto.

Ecco, forse è esattamente qui il punto clou nocciolo della questione. Ed è proprio qui che ci ricolleghiamo alla nostra diffidenza verso uno scenario che vorrebbe Draghi premier. Già, perché chi glielo fa fare di diventare presidente del Consiglio e di mettersi al timone di un’Italia con le mani legate in Europa? Peraltro sostenuto a Roma, in caso, da una maggioranza fin troppo eterogenea e per sua stessa natura destinata a bisticciare…

Pensiamo, invece un’altra cosa. Pensiamo infatti che l’economista magari voglia puntare più in alto, anche dal punto di vista geografico: e se stesse a un incarico politico attivo all’interno della Commissione? Oppure, ancora, e se Mario Draghi stesse pensando, più che fare le scarpe a Giuseppe Conte, a farle a Ursula von der Leyen?

 

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo sito utilizza cookie. Continuando la navigazione se ne autorizza l'uso.
Ulteriori informazioni
Ok