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Scritto da il mag 22, 2021 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Il centrodestra di lotta e di governo, tra elezioni e leadership

Il centrodestra di lotta e di governo, tra elezioni e leadership

 

Il panorama politico italiano non è mai chiaro e ben definito, c’è sempre e comunque una nebbiolina che offusca la vista e dirada i confini, soprattutto quelli tra partitini di centrodestra e di centrosinistra.

In tempi di pandemia può sembrare fuori luogo e precoce pensare alle elezioni politiche del 2023 e, ancor prima, all’elezione del nuovo presidente della Repubblica, visto che il mandato di Sergio Mattarella scadrà a inizio 2022 e il capo dello Stato negli ultimi giorni si è sfilato, dicendo di non puntare a un secondo incarico: “Sono stanco, fra un po’ mi riposerò…“.

Bene, iniziamo allora da qui. Quella del futuro inquilino del Quirinale è una partita che vedrà il centrodestra finalmente (più) protagonista rispetto al passato, visto che alla tornata nazionale del 4 marzo 2018 lo schieramento ha intercettato oltre il 40% dei voti; il Movimento 5 Stelle in disfacimento non può contare più su quel 33% e rotti per cento ottenuto alle urne e il centrosinistra, in Parlamento (ma anche nei sondaggi) non va molto più in là del 20%. Sembrano esserci tutte le carte in regole per avere finalmente, dopo tanti anni, un presidente della Repubblica di centrodestra. Ecco perché questa è una partita che la coalizione Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia deve giocare e bene, cercando di superare gli attuali attriti tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini sulla leadership della coalizione. E magari, chissà, grazie all’appoggio del centrodestra, potremmo vedere Mario Draghi traslocare da Palazzo Chigi al Palazzo del Quirinale…

Dicevamo della leadership e dei contrasti negli ultimi tempi tra il segretario del Carroccio e il capo politico di FdI. I sondaggi sorridono a Giorgia Meloni e alla sua creatura politica, che gode di un largo consenso – circa il 20%, secondo le ultime rilevazioni dei principali istituti demoscopici – favorita anche dal fatto di essere sempre stata all’opposizione, fin dal primo giorno della sua fondazione (fine 2012). Non si può dire lo stesso della compagine leghista, che nell’ultimo triennio, dopo aver governato il Paese dal primo giugno 2018 al 5 settembre insieme al Movimento 5 Stelle (il gialloverde Conte-Uno), è passato all’opposizione dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021 (il giallorosso Conte-Due) e dunque è tornato in maggioranza per sostenere l’esecutivo Draghi.

Una “svolta”, questa della Lega e di Salvini, che ha riposizionato un po’ più al centro-centrodestra il Carroccio, più vicino all’Europa e all’euro, e che ha fatto guadagnare voti di un certo elettorato moderato (che ha apprezzato l’assunzione di responsabilità), ma allo stesso tempo anche perderli, a favore proprio di Fratelli d’Italia, tra chi si posiziona più a destra e osteggia l’Unione Europa. FdI, infatti, è rimasta tanto saldamente su posizioni euroscettiche quanto all’opposizione.

Una mossa furba della Meloni e dei suoi, che ha portato ulteriore consenso al partito. Un partito che punta a passare all’incasso alle elezioni politiche del 2023, sognando di essere il primo partito del centrodestra e, chissà, anche dell’intero panorama politico tricolore. Una mossa furba e giusta, comunque, anche quella di Salvini, che ha riportato il suo partito al governo del Paese, anche in ruoli chiave, sostenendo un premier di alto profilo come l’ex presidente della Bce. E governare il Paese, a prescindere da questo critico e delicato momento storico, è sempre una bella responsabilità da prendersi: tanti oneri e tanto onore.

Ecco allora perché questo è un centrodestra di lotta e di governo. Un po’ perché è diviso tra una Lega ora al governo e Fratelli d’Italia all’opposizione, un po’ perché lo stesso Carroccio e lo stesso Salvini si muovono misurando i bene i passi per non scontentare il proprio elettorato e per allargare il bacino potenziale di voti ai quali attingere. Un gioco di equilibrismo non facile, ma che potrebbe rilanciare ulteriormente l’azione politica della Lega, riconsegnando con rinnovata forza la leadership (vacante) del centrodestra nelle mani di Matteo Salvini, nonostante la scalata e le giuste ambizioni di Giorgia Meloni. Staremo a vedere.

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