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Scritto da il mag 6, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Il Covid fa da miccia: (ri)scoppia la guerra Usa-Cina

Il Covid fa da miccia: (ri)scoppia la guerra Usa-Cina

Dopo mesi in cui si il coronavirus o Covid-19 è stato etichettato come il “virus cinese”, vista l’origine a Wuhan dell’epidemia-pandemia, gli Stati Uniti d’America puntano con forza il dito contro Pechino, accusando senza mezzi termini il Paese del Dragone di aver taciuto troppo a lungo sull’esistenza e sulla diffusione dell’infezione da Sars-Cov-2. L’accusa degli States al cosiddetto “Paese di mezzo” parla di gravi omissioni e di bugie sulle modalità e sulle cifre del contagio in Cina, per cercare di nascondere la verità.

Però, attenzione: l’establishment americano si è spaccato e alle accuse in coro di Donald Trump e Mike Pompeo ha fatto da contraltare la voce dell’immunologo Anthony Fauci, a capo della task force speciale di Washington contro il Covid. Lo scienziato ha sconfessato la versione della Casa Bianca e del segretario di Sato, sostenendo che non vi sarebbero prove scientifiche a supporto del fatto che il virus possa essere stato creato e manipolato in laboratorio. E a Fauci ci sono aggregate alcuni fonti dell’intelligence americana.

Tornando alla linea dell’amministrazione Trump, con una tanto netta quanto dura presa di posizione del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, ha detto di avere in mano le prove di come il governo cinese abbia deliberatamente minimizzato, per non dire nascosto, la gravità del coronavirus.

Un documento a stelle e strisce accusa la Cina di non aver informato, per larga parte del mese di gennaio, l’Organizzazione mondiale della sanità sul fatto che il virus fosse contagioso da uomo a uomo. Il segretario di Stato Pompeo, in un’intervista all’Abc, ha dichiarato in modo secco: “Il coronavirus arriva dal laboratorio di Wuhan”, aggiungendo di avere “enormi prove” per sostenere questa tesi. “Noi diciamo fin dall’inizio che il virus è originato lì. Ora l’intero mondo può vederlo…”, ha puntualizzato il braccio destro dell’inquilino della Casa Bianca.

Ovvia e immediata la tensione diplomatica tra Washington e Pechino e le conseguenti ricadute sui mercati. Ma la finanza almeno per il momento può passare in secondo piano, anche se una nuova guerra commerciale Usa-Cina – peraltro mai sopita, nonostante l’intesa su tariffe e dazi di gennaio – rappresenterebbe uno scenario da evitare, dal momento che sarebbe un terremoto molto poco sostenibile per diverse economie mondiali, come quelle del Vecchio Continente e della stessa Italia.

Tornando a Wuhan, che la città cinese sia l’origine della pandemia è cosa nota e riconosciuta, mentre è ancora un mistero il fatto che il virus sarebbe “scappato” da un laboratorio. Sul focolaio di Wuhan, la diffusione in città e nella provincia dell’Hubei e sulle tempistiche con le quali le autorità cinesi si sono mosse, l’Istituto superiore di sanità italiano scrive che le istituzioni cinesi preposte “in data 31 dicembre 2019 hanno focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan Molti dei casi iniziali hanno riferito un’esposizione al Wuhan’s South China Seafood City market (si sospettava un possibile meccanismo di trasmissione da animali vivi). Il 9 gennaio 2020, il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina ha identificato un nuovo coronavirus come causa eziologica di queste patologie. Le autorità sanitarie cinesi hanno inoltre confermato la trasmissione inter-umana del virus. L’11 febbraio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che la malattia respiratoria causata dal 2019-nCoV è stata chiamata Covid19″.

Dal 31 dicembre all’11 febbraio ne sono passati eccome di giorni, ma secondo le tesi della Cina di Xi Jinping a fine 2019 e a inizio 2020 le autorità sanitarie del Paese non sapevano altro. Pompeo, invece, sostiene il contrario e all’Abc dice: “Ci sono numerose prove sul fatto che il coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan. E la Cina ha fatto tutto quello che ha potuto per assicurarsi che il mondo non sapesse in modo tempestivo. Questo è un classico sforzo di disinformazione comunista”. Insomma, la Casa Bianca dice chiaro e tondo che la Cina ha deliberatamente nascosto la gravita del coronavirus, anche per potere fare rifornimento di materiali medici da contrappore alla minaccia.

Dopo mesi in cui l’accusa, che attribuisce a un laboratorio di Wuhan la responsabilità dell’origine del virus che sta mietendo vittime in tutto il mondo, è stata latente, parte dell’intelligence statunitense la sostiene esplicitamente. Lo stesso presidente Trump, dopo aver attaccato diffusamente l’Oms, ha dato forza alle parole di Pompeo dichiarando che “personalmente penso che a Pechino abbiano fatto un terribile errore e che non vogliano ammetterlo”.

Dai diretti interessati è arrivata a stretto giro la replica, ma a Pompeo e non direttamente a Trump. Il Global Times, giornale della capitale cinese e pubblicato direttamente dal Quotidiano del Popolo (vero e proprio organo di stampa del Partito Comunista Cinese), ha sfidato il segretario di Stato americano, invitandolo a mostrare le prove di cui parla sul laboratorio di Wuhan: “Dovrebbe presentare questa cosiddetta prova al mondo, e specialmente al pubblico americano che continua a cercare di ingannare. La verità è che Pompeo non ha alcuna prova, e durante l’intervista di domenica stava bluffando. Se Washington ha prove solide, allora dovrebbe lasciare che gli istituti di ricerca e gli scienziati le esaminino e la verifichino”. Dunque, il tabloid si è scagliata contro l’amministrazione Trump scrivendo che starebbe portando avanti una “guerra propagandistica senza precedenti”.

Come dicevamo, lo stesso establishment americano è spaccato nei confronti dell’asse Pompeo-Trump, che non desistono e non fanno marcia indietro. Il virologo Fauci, membro di spicco della task force presidenziale anti coronavirus ha smentito la versione della Casa Bianca. Intervistato dal National Geographic, l’infettivologo ha infatti dichiarato che “le prove scientifiche vanno fortemente nella direzione che il virus non avrebbe potuto essere manipolato artificialmente o deliberatamente”. In aggiunta a Fauci, anche alcune fonti degli 007 statunitensi hanno dichiarato che non vi siano evidenze scientifiche che il Covid-19 arrivi da un laboratorio cinese.

In tutto questo non possiamo non parlare di quanto raccontato e ben ricostruito dal canale televisivo indipendente Ntd, da sempre specializzato nell’analisi degli affari cinesi. Un servizio di questa tivvù ricorda come il sindaco di Wuhan, in data 27 gennaio, aveva dichiarato che “prima della chiusura di Wuhan, il 23 gennaio, erano transitati in città 5 milioni di persone”. Quindi, un report di un gruppo di ricerca britannico (della piattaforma World Pop) ha studiato gli spostamenti di 60.000 persone che hanno lasciato Wuhan prima del lockdown: “Analizzando i dati del telefono cellulare e del traffico aereo, i ricercatori sono stati in grado di simulare le traiettorie di queste 60.000 persone”. Traiettorie che sono dirette massicciamente in ogni parte del mondo, specialmente in altre regioni della Cina, e dunque in Europa e in Usa (ma, ovviamente, anche in Australia, Asia, Africa del Nord, Canada e Sud America).

Il 28 gennaio, il portale cinese Sina Finance riferisce che la stragrande maggioranza dei casi confermati di coronavirus in tutto il mondo provengono da Wuhan. E Tang Jingyuan, noto commentatore in America delle questioni cinesi, sostiene che quando è scoppiata l’epidemia, il Partito Comunista Cinese ha fatto di tutto per nasconderla, perdendo tempo prezioso. E facendolo perdere al resto del mondo. Dal 28 al 30 gennaio, quando il New England Journal of Medicine pubblica un rapporto firmato da un ex esperto dei centri di controllo d malattie del Pcc, di Hubei e di altre strutture sanitarie cinese: il report del NEJM dice che il virus si è propagato dalla metà del mese di dicembre.

Insomma, le omissioni del governo cinese – stando ai dati – ci sarebbero state eccome. E se alle omissioni sulla gravità della situazione si sommano le bugie del Pcc sulle cifre il risultato sembra portare solamente in un’unica direzione: il tentativo, fin quando è stato possibile (ma anche oltre…) di nascondere la verità. Perché?

Noi chiediamo perché è anche Ntd pone altre due domande, che rilanciamo e facciamo nostre: perché solamente il 20 gennaio le autorità cinesi hanno annunciato che il virus si trasmette da uomo a uomo? E perché Li Gang, responsabile del centro di controllo e di prevenzione delle malattie di Wuhan, diceva che il virus non era contagioso e che l’epidemia si poteva evitare o comunque controllare? Poi sappiamo com’è andata…

P.S. Ntd chiama “virus Pcc” il coronavirus che causa l’infezione da Covid-19 perché, come sostiene nell’inchiesta, “l’occultamento e la cattiva gestione del Partito Comunista Cinese hanno permesso la diffusione del virus in tutta la Cina e poi nel mondo intero”.

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