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Scritto da il apr 13, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Italia, il Paese dove crollano i ponti

Italia, il Paese dove crollano i ponti

Sono le 10.22 di un mercoledì mattina in Italia ai tempi del coronavirus. In provincia di Massa Carrara, al confine naturale tra la Liguria e la Toscana, lungo la strada provinciale 70, crolla un ponte. La mente non può che andare alla tragedia del Morandi, venuto giù come il burro alle 11:36 di martedì 14 agosto 2018.

Nel crollo del viadotto Polcevera di Genova lungo l’A10 sono morte 43 persone e ne sono state fatte sfollare 566. Nel disastro del ponte sul fiume Magra dei giorni scorsi non è invece morto nessuno. Ma questo non rende l’accaduto meno grave e non solleva dalle responsabilità i gestori di questo tratta di strada: non è il privato Autostrade (del gruppo Atlantia della famiglia Benetton), ma il pubblico Anas, l’ente nazionale per le strade (inglobata da Ferrovie), gestito dallo Stato. Basta dare un occhio alle fotografie dell’incidente per rabbrividire. Poteva essere una strage, provocata dal malgoverno e da una mancanza di tanto accurati quanto credibili controlli.

A causa della serrata (quasi) totale a cui è costretto il Paese, il traffico è ovviamente ridotto al minimo ma quando il viadotto che collega Caprigliola e Albiano Magra è venuto giù vi erano comunque due furgoni in transito: il conducente di uno dei due mezzi è rimasto ferito, fortunatamente in modo non grave. Ma, ripetiamolo, questo non rende meno grave e inammissibile il fatto. Perché non è possibile che nel 2020, in Italia, dodicesimo Stato al mondo per Pil e nazione dell’Europa occidentale (non del terzo, quarto o quinto mondo) franino i ponti e molti cavalcavia siano ammalorati e traballanti in modo preoccupante. Purtroppo, si potrebbe tristemente dire: Italia, il Paese dove crollano i ponti.

E questo del ponte di Albiano sul Magra, peraltro, era un disastro annunciato. Che poteva essere una nuova, ennesima strage sulle (insicure) strade italiane. Già, perché di segnalazioni circa lo stato precario del ponte ne erano arrivate eccome all’organo competente, tant’è che nell’agosto scorso era arrivata la risposta ufficiale dell’Anas. Ma quei solleciti per quelle crepe sono stati sostanzialmente archiviati.

Bene, nella relazione redatta dall’ente nazionale per le strade e poi inviata alle autorità locali (Comune di Aulla e provincia di Massa Carrara), come riportato dall’Agi, si leggeva infatti che il ponte in questione era stato “attenzionato e sorvegliato da personale Anas e che non presenta al momento criticità tali da compromettere la sua funzionalità statica: sulla base di ciò non sono giustificati provvedimenti emergenziali per il viadotto stesso”. Già, “al momento”. Ora però è crollato. E allora quei provvedimenti emergenziali erano più che giustificati, ma non sono stati fatti. Perché?

Nella lettera, inoltre, si apprende come il gestore aveva analizzato la questione degli ammaloramenti della struttura, la cui eliminazione “rientra nella fattispecie fra quegli interventi di manutenzione programmata per i quali, a suo tempo, è già stata attivata la relativa procedura interna funzionale al reperimento dei fondi necessari a finanziare il loro completo ripristino attraverso una più mirata progettazione esecutiva”. Eccoci qui al punto: quegli interventi di manutenzione programmata sono stati realizzati?

In data 3 novembre, un messaggio dell’account Facebook ufficiale del Comune di Aulla comunicava un importante aggiornamento, scrivendo che: “I tecnici Anas intervenuti per svolgere il sopralluogo hanno accertato che non sussistono condizioni di pericolosità per i ponte. Il transito dei veicoli, pertanto, non subirà limitazioni”. Verrebbe quasi da ridere, ma c’è da piangere: quel ponte è crollato. Come ci si può allora sentire totalmente al sicuro mentre si è al volante sulla rete stradale italiana dal momento che continuano ad accedere episodi di questo tipo? Dov’è andata a finire la credibilità dei controlli, pubblici o privati che siano? Come è possibile che i tecnici e le autorità preposte ai sopralluoghi compiano tali marchiani e mortali errori?

Il crollo anche di questo ponte doveva essere evitato, da uno Stato sempre troppo inadempiente e colpevole di malgoverno. E per quanto sia doverosa non può comunque essere sufficiente una commissione di indagine, avviata dall’Anas stessa, per accertare le cause e la dinamica del misfatto. E forse sarebbe anche l’ora che si inizi a comportarsi nei confronti degli errori pubblico come si fa, in altri casi, con gli errori dei privati, che spesso pagano per il resto della loro esistenza, magari con un processo in sede civile e penale, e anche con esclusione dai pubblici uffici.

Per il Ponte Morandi non ha ancora pagato nessuno e purtroppo scommettiamo che neanche per il ponte Albiano, per qualcuno e per uno Stato che non impara mai dai propri errori, arrivi giorno del redde rationem.

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