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Scritto da il lug 14, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

La scuola (forse) riapre a settembre: i banchi siano made in Italy

La scuola (forse) riapre a settembre: i banchi siano made in Italy

La riapertura e la ripartenza della scuola italiana è ancora un punto di domanda. La data del rientro in classe è stata fissata dal ministero dell’Istruzione: 14 settembre. Con alcuni asterischi, visto che in due regioni – Campania e Puglia per l’esattezza – si tornerà in aula il 24 settembre. Giorno più, giorno meno, mancano due mesi, ma la scuola italiana sembra tutto fuorché realmente pronta per tornare a vivere, nonostante la data sia stata fissata e siano state date le cosiddette linee guida.

Il ministro della Scuola Lucia Azzolina è in difficoltà e, notizia degli ultimi giorni, è stata affiancata dal commissario Domenico Arcuri. E così l’amministratore delegato di Invitalia diventa commissario bis: commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 (che non ha certo gestito ottimamente, anzi, i rifornimenti e il commercio delle mascherine) e commissario straordinario per la Scuola.

Punta nel vivo, la titolare grillina del Miur ha tenuto a precisare: “Arcuri non si occuperà della gestione della ripresa del nuovo anno scolastico. Ha il compito invece di aiutarci nell’acquisto e nella distribuzione di tutte le dotazioni necessarie. In particolare penso ad arredi scolastici, come i banchi, e test sierologici”.

Già, perché senza test sierologici per il personale docente (e non) e i banchi, tornare effettivamente a scuola in sicurezza è cosa assai difficile. A tal proposito a strana coppia Azzolina-Arcuri si dice appunto certa di riuscire a velocizzare l’iter per l’acquisto e la distribuzione degli arredi scolastici, come i banchi singoli di nuova generazione, che – parola di Azzolina – “faranno guadagnare metri e saranno la priorità di intervento per molti istituti”.

Ecco, la nostra speranza è che i nuovi banchi per la scuola del futuro siano made in Italy e non acquistati e importati da chissà dove, per esempio dalla Cina. Perché sarebbe una beffa, in tutto e per tutto. Speriamo quindi che Arcuri non si faccia tentare da sirene cinesi.

Secondo alcune stime, gli istituti scolastici italiani necessitano di tre milioni di banchi monoposto e numeri alla mano, con queste tempistiche, è difficile (ma non impossibile) trovare un’azienda capace di far fronte a una simile richiesta in neanche due mesi. Per questa ragione, appunto, chi di dovere potrebbe essere tentato di guardare altrove, andando a reperire i banchi magari nel Paese del Dragone.

Lo stesso Arcuri ha dichiarato che, considerando lo stato di salute non sempre positivo della scuola italiana, lo Stato dovrà comprare il 40-50% del totale dei banchi. La percentuale tradotta in numeri è pari a circa tre milioni di nuovi banchi, che costerebbero alle casse dello Stato una cifra di almeno un miliardo di euro. Sarebbe bello – e giusto – che i soldi di tale mastodontica commessa rimanessero nel Belpaese e non andassero a rimpinguare casse cinesi. Perché ci manca solo che la nuova scuola dei giallorossi sia firmata made in China. Anche no, grazie.

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