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Editoriale IBL – ILVA: l’esperienza non insegna

Un altro salvataggio di Stato con i soldi dei cittadini. E continua l’agonia

Scritto da il ott 29, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

L’Italia (ri)chiude: così il governo di Conte si dimentica il lavoro

L’Italia (ri)chiude: così il governo di Conte si dimentica il lavoro

 

La seconda ondata di Covid-19 era prevedibile per tutti noi. Lo sapeva bene anche chi ci governa, ma sembra quasi che chi siede a Roma sia stato colto di sorpresa dal ritorno del coronavirus, e si sia fatto trovare impreparato. E allora rieccoci a parlare di lockdown, mini-lockdown e addirittura di coprifuoco, manco fossimo in tempi di guerra.

Il Sars-CoV-2 fa paura e la cosa è comprensibile: il virus è tornato a circolare con veemenza e ogni giorno si contano decine di migliaia di nuovi positivi e decine e decine di morti. Un brutto déjà vu. L’esecutivo giallorosso, allora, ha risposto con nuove restrizioni: l’ultimo Dpcm varato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte porta con sé un giro di vite che limita le libertà della persona, con l’obiettivo ultimo di combattere – e vincere – il Covid.

Ci domandiamo, però, alcune semplici cose: chiudere i bar e i ristoranti alle ore 18 (sembra una barzelletta, ma purtroppo non lo è) può concretamente servire a limitare la circolazione del coronavirus? Mettere i sigilli a piscine, palestre, cinema, teatri aiuterà veramente ad abbassare la curva dei contagi? Noi abbiamo i nostri dubbi e ce li teniamo stretti.

E poi c’è un alto aspetto non secondario: quali saranno le conseguenze economiche di questa nuova serrata a metà? I danni al mercato del lavoro sono e saranno mastodontici, gravissimi. Milioni e milioni di lavoratori italiani rischiano di perdere il posto di lavoro. In molti, anzi moltissimi, purtroppo, lo hanno già perso. Chi gli dà una nuova occupazione? Chi gli dà i soldi per mettere un piatto a tavola o per pagare le bollette? Agli imprenditori e alle partite Iva chi si pensa? È un dramma enorme e qualcuno, prima o poi, dovrà risponderne. Giuseppe Conte in primis.

Sembra quasi che chi ci governa non capisce che le persone, per vivere, hanno bisogno di lavorare. E sembrano anche non capire che si può lavorare tanto e bene rispettando le misure di sicurezza. Sia chiaro: quei bar e quei ristoranti che non rispettano le distanze devono chiudere (temporaneamente), ma tutti quei locali che rispettano le regole – e non creano dunque assembramenti – perché devono tirare giù la serranda, rischiando peraltro di farlo per sempre? Francamente, non lo capiamo proprio. E non lo capiscono in tanti. Come dargli torto d’altronde…

Le dure e violente proteste di piazza di questi giorni – basti pensare alla guerriglia a Napoli e a Roma – sono un preoccupante campanello d’allarme: il popolo è allo stremo ed è disposto a tutto. Tutto, fuorché ascoltare un governo che non ha eletto e che sembra non comprendere i drammi dell’economia e della vita reale.

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