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Scritto da il ago 1, 2020 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Mandano Salvini a processo per farlo fuori dalla lotta politica

Mandano Salvini a processo per farlo fuori dalla lotta politica

 

Non ci vuole certo un genio per capire che la decisione del Senato di dare il via libera all’autorizzazione e procedere contro Matteo Salvini – finito nel mirino dei magistrati del tribunale dei ministri di Catania per il caso della nave della Ong Open Arms – sia stata presa in malafede, e sia tutta e solo di mera opportunità politica. L’obiettivo è fin troppo palese: tagliare fuori il leader della Lega dalla contesa politica.

Spieghiamo. Erano gli ultimi giorni di vita dell’allora governo gialloverde e l’allora ministro dell’Interno – in accordo con il governo, anche se oggi i diretti interessati fanno finta di esserselo dimenticato – non concesse l’attracco e lo sbarco all’imbarcazione della Ong; sulla nave più di cento migranti, recuperati a più riprese dall’equipaggio in acque libiche. Nonostante al comandante della nave furono indicati sia da La Valletta sia da Madrid dei porti sicuri, l’Ong rimase al largo delle coste delle Sicilia per diciannove giorni, prima di ottenere il lasciapassare a Lampedusa.

Gli attacchi all’allora titolare del Viminale era già partiti, ma è con la caduta del governo, e la susseguente formazione dell’esecutivo giallorosso, che si scatena l’assalto, anche giudiziario: abuso d’ufficio e sequestro di persona. È sostanzialmente il remake del caso Gregoretti, accaduto a luglio 2019: un centinaio di migranti rimasero per una settimana sulla nave della Guardia Costiera italiana per il divieto di sbarco deciso da Salvini.

Ecco, ora il capo politico del Carroccio si ritrova due procedimenti giudiziari sul groppone: il 3 ottobre si terrà l’udienza preliminare del processo per il caso Gregoretti, più avanti il nuovo procedimento per la Open Arms. A processo per aver difeso, in entrambi i casi, i confini italiani dall’invasione, dall’immigrazione incontrollata. Perché di questo si tratta, nonostante i giallorossi facciano finta di niente. Così come fanno finta di niente in queste settimane, in cui i flussi migratori sono tornati a ingrossarsi, scappando da ogni controllo: negli ultimi giorni gli sbarchi – compresi quelli “fantasma” – sono aumentati in modo esponenziale. E nessuno controlla gli immigrati in arrivo, in barba alle regole di sicurezza sanitaria anti coronavirus. Che a quanto pare valgono solo per gli italiani, messi in ginocchio dalla pandemia e dalla crisi economica provocata, appunto, dal Covid-19.

“Mirabile” poi l’ennesima giravolta carpiata di Matteo Renzi, che nei mesi scorsi si era detto contrario al procedimento contro Salvini, visto che la decisione sulla Open Arms fu presa in accordo con il premier Conte e il resto del governo. Ecco, l’ex rottamatore ha poi cambiato idea (che strano…) e nonostante riconosca la correità ha deciso comunque di mandare Salvini in tribunale.

L’obiettivo di Renzi & Co. è chiaro e i giallorossi non sono neanche poi così bravi a nasconderlo. Vogliono arginare Salvini e la Lega, che continuano a godere di molto consenso; nonostante il Carroccio sia calato nei sondaggi, rappresenta tuttora un quarto dell’elettorato e l’indice di fiducia nei confronti dell’ex ministro dell’Interno è ancora alto. Salvini piace agli italiani, piace al popolo, e questa cosa proprio non va giù ai nostri governanti. Per paura ora lo mandano a processo, convinti di fare la furbata, ma non si rendono conto che così facendo a Salvini non fanno nessun danno, anzi, gli portano ulteriore consenso.

Però c’è un però che è rappresentato dalla legge Severino: chi ricopre una carica e viene condannato oltre i due anni decade dall’incarico, chi si vuole candidare alle elezioni ma non ha la fedina penale pulita, non può farlo. Ecco, in gioco c’è allora l’agibilità politica di Matteo Salvini: qualora venisse condannato a ventiquattro o più mesi, dovrebbe dire addio allo scranno in Senato e si potrebbe trovare impossibilitato a candidarsi alle prossime Politiche (appuntamento al 2023, salvo voto anticipato). Insomma, Salvini rischia di vivere la stessa situazione vissuta da Berlusconi negli scorsi anni.

La nostra sensazione – sbagliata? Chissà… – è che Matteo Salvini uscirà più forte che mai da questa vicenda. E che i giallorossi hanno e avranno ben poco da festeggiare.

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