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Scritto da il apr 24, 2021 in Attualità, Primo Piano | 0 commenti

Poche (ma dure) parole, tanti fatti: lo stile e la forza di Mario Draghi

Poche (ma dure) parole, tanti fatti: lo stile e la forza di Mario Draghi

 

Mario Draghi è l’uomo che ci voleva. Per prendere il timone del Paese nella tempesta della crisi sanitaria, economica e sociale che ha colpito e travolto l’Italia, causa pandemia di Covid. Per rilanciare il tricolore a livello continentale, ridando lustro, valore e importanza allo Stivale nello scacchiere dell’Unione Europea e del mondo intero, dopo anni di marginalità.

Fare meglio del predecessore Giuseppe Conte non era certo difficile, ma comunque non scontato. Ora, dopo due mesi a Palazzo Chigi, possiamo dirlo con certezza: Mario Draghi è il premier giusto in questo preciso, delicato momento storico.

Con il nuovo presidente del Consiglio sono cambiate in meglio tante cose. Per esempio, giusto per farne uno, è svoltata la campagna vaccinale, che ha cambiato passo. Dopo settimane, anzi, mesi di tentennamenti e andamento a singhiozzo, nonostante le tante difficoltà, la vaccinazione di massa ha preso il “la” e sta procedendo spedita, coordinata, scaglionata.

Organizzazione certosina, comunicazione tanto asciutta quanto decisa. E la capacità – non da tutti e non propriamente caratteristica dei politici (e infatti lui politico non è) – di mantenere la parola data. Ecco, proprio qui sta parte della forza dell’ex presidente della Banca centrale europea, oltre alla sua indubbia capacità e al suo curriculum di primissimo livello. Tutto il contrario, insomma, delle promesse da marinaio, del protagonismo e dell’overdose comunicativa del sedicente avvocato del popolo, suo predecessore.

La forza e la cifra stilistica di Mario Draghi – che non ha profili social, ricordiamolo – è quella di parlare poco e di lavorare tanto, di dire cose semplici in maniera forte, così da farsi notare (eufemismo) quando parla. E, appunto, dare seguito alle parole con fatti concreti.
Il suo “Whatever it takes” è passato alla storia. In uno dei momenti più difficili, critici e bui per l’Unione Europea e l’euro, in occasione di una conferenza a Londra (era il luglio del 2012), tra le tante cose disse: “There is another message I want to tell you. Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough”. Tradotto: “Ho un altro messaggio per voi: nell’ambito del nostro mandato, la Bce è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro. E, credetemi, sarà abbastanza”. E così è stato.

Per scelta delle parole, tono della voce e durezza del contenuto, anche negli ultimi giorni Mario Draghi è stato protagonista di una dichiarazione che non poteva certo passare inosservata. In una conferenza stampa da Palazzo Chigi, parlando della campagna vaccinale in corso e delle nuove raccomandazioni su AstraZeneca, il premier si è scagliato con veemenza contro chi non rispetta le priorità, ovvero inoculare il farmaco anti-Covid ai soggetti più deboli e anziani. Queste le sue parole: “Con che coscienza la gente salta la lista sapendo che lascia esposto a rischio concreto di morte persone over 75 o persone fragili? Uno può banalizzare e dire: smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni, i giovani o ragazzi, psicologi di 35 anni. Queste platee di operatori sanitari che si allargano. Con che coscienza un giovane salta la lista e si fa vaccinare. Non vogliamo dire che gli operatori sanitari non vanno vaccinati. Assolutamente bisogna vaccinare chi è in prima linea, ma ci sono queste platee di sanitari che si allargano e che non sono in prima linea”.

Dalle questioni interne a quelle di politica estera, la forma e la sostanza non cambia. Mario Draghi ha utilizzato il pugno duro nel commentare l’imbarazzante siparietto del cosiddetto “sofagate”, la sedia negata a Ursula von der Leyen, in occasione di una visita dei vertici Ue in Turchia. In sostanza, il presidente turco Erdogan ha fatto accomodare su un divano la presidente della Commissione europea, mentre lui e il presidente del Consiglio europeo – il belga francofono Charles Michel – si sedevano uno a fianco dell’altro con alle spalle le rispettive bandiere. Como noto è scoppiato un putiferio e la figuraccia non l’ha fatta solamente Erdogan, ma lo stesso Michel.

Bene, Draghi non si è tirato indietro e ha commentato il misfatto, come si suole dire, senza peli sulla lingua: “Non condivido il comportamento del Presidente Erdogan nei confronti della Presidente von der Leyen, mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che ha dovuto subire. Con questi dittatori, di cui però si ha bisogno per collaborare, devi essere franco nell’esprimere la diversità di visione e pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese”.

Questo è parlare chiaro e tondo. “Frankly speaking”, direbbero gli anglosassoni. Questo è parlare da primo ministro degno di questo nome. E a noi questo Mario Draghi, francamente parlando, sta piacendo.

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